Jeepers Creepers, Jonathan Breck rivela: «Abbiamo ancora moltissime storie da raccontare». Una controversia legale blocca il ritorno del Creeper?
20/10/2026 news di Alessandro Gamma
Al Sitges Film Festival 2026 abbiamo incontrato l'interprete del Creeper per i 25 anni di Jeepers Creepers: dalla psicologia del mostro al futuro della saga, tra progetti mai realizzati e indiscrezioni su un possibile ritorno

Venticinque anni dopo l’uscita di Jeepers Creepers (2001), il Creeper continua a occupare un posto particolare nell’immaginario degli appassionati di cinema horror. Il mostro interpretato da Jonathan Breck non è soltanto un predatore soprannaturale: è una creatura dotata di intelligenza, emozioni e persino di un perverso senso dell’umorismo, caratteristiche che hanno contribuito a renderlo uno degli antagonisti più riconoscibili del genere.
In occasione del Sitges Film Festival 2026, dove l’attore era ospite per celebrare il venticinquesimo anniversario del primo film, abbiamo incontrato Breck per parlare della costruzione del personaggio, dell’importanza della recitazione fisica, del progressivo abbandono degli effetti speciali pratici e del futuro della saga.
Durante la conversazione sono emersi anche alcuni particolari interessanti: dalle storie del Creeper rimaste nel cassetto alle indiscrezioni su una possibile serie televisiva, fino a una controversia legale che, secondo l’attore, potrebbe essere vicina alla conclusione.
Jonathan Breck: la psicologia del Creeper e il suo inquietante senso dell’umorismo
A differenza di molti mostri dell’horror che uccidono semplicemente per sopravvivere, il Creeper sembra provare piacere nella caccia. Gioca con le sue vittime, osserva le loro reazioni e a volte sembra quasi divertirsi. Quando hai sviluppato il personaggio, lo consideravi un predatore guidato esclusivamente dall’istinto oppure una creatura intelligente, dotata di un inquietante senso dell’umorismo?
Oh, una creatura molto intelligente, sai. Non soltanto una creatura intelligente, ma anche un artigiano.
Ovviamente conserva le sue vittime. Costruisce le proprie armi. E chiaramente se ne intende anche di automobili, perché ha quel fantastico camion, no?
Quindi è molto intelligente. E si diverte a fare quello che fa, perché è parte di ciò di cui ha bisogno.
Ho bisogno che tu abbia paura, così posso sentire l’odore della tua paura. Più sei spaventato, meglio riesco a capire, attraverso l’odore, se dentro di te c’è qualcosa che voglio oppure no. Perciò sono davvero bravo a giocare con le mie vittime, e tutto questo ha uno scopo preciso: spaventarle.
Quindi sì, è diabolicamente intelligente.
Quando hai letto la sceneggiatura per la prima volta, il personaggio era già così oppure lo avete sviluppato durante la lavorazione?
Lo abbiamo sviluppato strada facendo. Molto era già scritto nella sceneggiatura, semplicemente perché Victor è uno sceneggiatore straordinario. Però abbiamo sviluppato ulteriormente il personaggio durante la lavorazione.
Abbiamo approfondito il suo senso dell’umorismo, perché questo aspetto è in qualche modo parte di me. Io stesso ho un senso dell’umorismo molto nero, quindi ho contribuito a farlo emergere.
Abbiamo collaborato su questo aspetto e, durante la lavorazione, lo abbiamo decisamente accentuato.
Pensi che questo senso dell’umorismo nero fosse la qualità più umana del mostro? Oppure credi che ci fosse qualche altro tratto specificamente umano che avete attribuito al Creeper e che normalmente i mostri non possiedono?
Ero molto affascinato dall’idea di muovermi sul confine tra l’umano e il demoniaco.
Non volevo renderlo completamente una cosa o completamente l’altra. Volevo mantenere il pubblico confuso e turbato.
Quindi credo che si debbano introdurre delle qualità umane. Introduci, sai, quel senso dell’umorismo nero.
Ma quando inserisci queste caratteristiche, penso che il risultato sia ancora più inquietante, perché le persone lo guardano e, secondo me, riconoscono dei tratti umani, ma lui non è umano.
Quindi penso che sia davvero divertente muoversi su quel confine tra l’umano e il demoniaco.
E forse è proprio questo uno degli elementi che hanno contribuito al successo del personaggio e del film …
Forse. Forse sì. Ho semplicemente pensato che fosse molto interessante farlo.
E credo anche che sia certamente pieno di emozioni. È pieno di emozioni.
Per esempio, proprio alla fine del primo film, vedi l’interazione che ha con Trish. Lei gli sta dicendo di prendere lei al posto di suo fratello e puoi… credo che tu possa vedere nei suoi occhi che lì c’è una connessione.
Non è una bestia priva di coscienza. C’è un’emozione dietro i suoi occhi. E un’emozione molto umana.
E non è una cosa così comune nel genere horror. Alcuni mostri o creature erano esseri umani prima, e quindi questo fa parte della loro natura. Oppure sono entità completamente prive di anima.
Sì, semplicemente: «Sono malvagio e quindi devo uccidere».
Recitare senza parlare: il Creeper tra cinema muto, teatro ed effetti pratici
Hai paragonato l’interpretazione del Creeper alla recitazione nel cinema muto, dove il movimento e l’espressione devono sostituire il dialogo. Ma c’è anche qualcosa di quasi teatrale nel personaggio, soprattutto nel modo in cui osserva le sue vittime e controlla lo spazio che lo circonda. Quanto della sua personalità deriva dalla tua formazione nel teatro e nella danza? E pensi che l’horror contemporaneo faccia talvolta troppo affidamento sugli effetti visivi, dimenticando quanto possa essere potente la presenza fisica di un attore?
Oh, assolutamente.
Credo di aver già detto in passato che noi attori dipendiamo troppo dai dialoghi, quando invece, come esseri umani, comunichiamo ogni minuto della giornata, ogni secondo, senza parlare, per la maggior parte del tempo.
Sai cosa sta pensando qualcuno dal modo in cui magari si comporta o si muove. Non dipende da quello che dice. Potrebbe dire una cosa, ma… Quindi penso che, sì, facciamo decisamente troppo affidamento sui dialoghi.
E poi oggi noi attori, purtroppo, dobbiamo confrontarci con moltissima CGI. Adesso sta entrando in gioco persino l’intelligenza artificiale. Questo sta togliendo molta spontaneità a quello che facciamo.
Per quanto riguarda il movimento, la danza, il teatro dal vivo e il comportamento, sono sempre stato un attore molto fisico. Quindi mi piace davvero la sfida di dover comunicare attraverso il comportamento, attraverso la fisicità.
E per me aveva senso.
Sai, quando qualcosa ha senso per te, se sei abbastanza fortunato, come attore, da trovare un ruolo che si adatti, prima di tutto, al modo in cui ti piace recitare, ma anche alla tua sensibilità personale, allora sei fortunato.
E può sembrare strano, ma questo personaggio, in un certo senso, per me aveva senso.
Assolutamente. E da spettatori si percepisce che c’è qualcosa di diverso, tornando anche al successo dei film. È diverso, ed è probabilmente per questo che le persone ne rimangono colpite. È umano, ma non è umano. E allo stesso tempo è reale, grazie agli effetti prostetici.
Sì. Ed è minaccioso, ma nel secondo film, a quel punto, mi sto anche divertendo. Mi diverto davvero. Voglio dire, ormai il pubblico sapeva già che cosa fosse il personaggio.
Probabilmente lo si vede anche dalla mia interpretazione. Alcune persone me lo hanno detto.
In passato ho chiesto ai fan: «Sembra che mi stia divertendo?». E loro mi hanno risposto: «Sì, sembra che tu ti stia divertendo da morire».
Perché è così. Mi diverto tantissimo, quasi con gioia sfrenata, a interpretare il personaggio a quel punto.
Jeepers Creepers: perché il mistero rende un mostro più spaventoso?
Uno degli elementi che rendevano il primo Jeepers Creepers così efficace era il fatto che sapessimo pochissimo della creatura. Con lo sviluppo della saga, il pubblico ha scoperto qualcosa in più sulle sue capacità e sul suo comportamento. Pensi che rivelare troppo di un mostro possa renderlo meno spaventoso? E, ripensandoci oggi, c’è qualcosa del Creeper che avresti preferito lasciare senza spiegazione?
Penso che fosse assolutamente intenzionale, soprattutto nel primo film, non rivelare molto del personaggio.
Allo stesso modo di Lo squalo, in cui non vedi lo squalo fino a quando non ti avvicini alla fine. È la stessa idea. Se riveli troppo, scopri tutte le carte.
Credo che l’immaginazione, il continuare a chiedersi che cosa sia quella creatura, sia molto più coinvolgente. Perché lo spettatore riempie i vuoti con la propria immaginazione.
A Victor, che è lo sceneggiatore e il regista, hanno posto molte volte la domanda: «Chi è?», e cose del genere.
E lui ha risposto: «Potrei dirvi esattamente quale sia stata la mia ispirazione, ma rimarreste molto delusi, perché non sarebbe neanche lontanamente interessante quanto quello che la vostra immaginazione ha cercato di inventare».
Penso che abbia ragione. Quindi credo che fosse una scelta molto intenzionale, quella di non rivelare troppo. Ora, arrivati al secondo film, avevi già visto il Creeper, quindi è come… Lo conosci già. Sai chi è.
A quel punto posso essere presente dalla prima scena fino alla fine, e non è un problema.
Ma quella scelta era assolutamente intenzionale.
Sì, ed è parte del successo di molte saghe. Quando arrivi al secondo, terzo, quarto o quinto capitolo, devi cercare qualcosa di nuovo. Per questo nascono prequel, spin-off, storie su come fosse il personaggio prima. Magari era una brava persona prima di diventare il Creeper …
Victor era molto intelligente, perché sapeva che con ogni film successivo avremmo raccontato qualcosa in più. Avremmo dato qualche altro indizio, e così il pubblico avrebbe scoperto un po’ di più.
Quindi è stato molto attento a lasciare delle briciole lungo il percorso, ma soltanto poche. Senza rivelare tutto.
E la parte triste di tutta questa storia, Alessandro, è che abbiamo delle trame già pronte. Abbiamo delle scene che non siamo riusciti a realizzare.
Voglio dire, questo personaggio è così ricco e avevamo ancora moltissime storie da raccontare. Ho la sensazione che, considerando il suo arco narrativo complessivo, siamo arrivati soltanto fino a un certo punto con questo personaggio.
Avevamo ancora così tanto da fare. E forse potremo farlo, oppure no, a questo punto. Ma era previsto che tutto venisse rivelato nel corso del tempo.
Però in questo modo possiamo ancora sorprendervi.
Oggi il pubblico è così intelligente. È davvero difficile sorprendere le persone.
Ma in Jeepers Creepers, quando sei arrivato a circa tre quarti del film, improvvisamente spunta un’ala dal cappotto. E tu pensi: «Da dove è saltata fuori?».
Ma questo, secondo me, significa saper raccontare bene una storia. E ho avuto la fortuna di far parte di una squadra che sapeva raccontare una bella storia.
Credo che, insieme agli effetti pratici e alle altre cose che abbiamo realizzato, una buona storia e un buon sviluppo dei personaggi siano il motivo per cui un film dura nel tempo.
Sono seduto qui, venticinque anni dopo, a parlarne con te.
Il declino dei mostri tradizionali e il futuro del cinema horror
Quando Jeepers Creepers è uscito nel 2001, il cinema horror faceva ancora largo uso di mostri fisici e minacce soprannaturali. Oggi alcuni dei film horror più apprezzati si concentrano sul trauma, sul lutto e sulle paure psicologiche. È un panorama molto diverso. Pensi che ci siamo progressivamente allontanati dall’idea del mostro come presenza fisica? E che cosa credi che creature come il Creeper possano ancora offrire al pubblico che l’horror psicologico non riesce a dare?
Giusto.
Beh, penso che ci siamo decisamente allontanati dai monster movie e credo che questo sia successo per molte ragioni pratiche, perché sono film molto difficili da realizzare.
Gli studios non vogliono pagare. Le persone non si rendono conto che realizzare un monster movie nel modo giusto costa di più.
Prima di tutto, inventare un personaggio originale, un mostro originale, è davvero difficile, forse quasi impossibile.
E poi bisogna realizzarlo nel modo giusto, convincere uno studio a dire: «Sì, pagheremo 30.000 dollari per metterti il trucco ogni giorno», o qualunque sia la cifra necessaria. Non vogliono più farlo. Quindi realizzare un monster movie nel modo giusto…
E tra l’altro, tutti i grandi artisti classici, i truccatori e gli specialisti degli effetti speciali, le persone di talento che stanno dietro a tutto questo, stanno scomparendo.
Quindi, purtroppo, credo che i monster movie diventeranno sempre meno frequenti, non più frequenti. Ci stiamo decisamente allontanando da quel tipo di cinema.
Ma per quanto riguarda ciò che i mostri classici hanno ancora da offrire, è la fantasia. È vera fantasia. È qualcosa di subconscio ed è sorprendente in un modo che l’horror psicologico… Penso che molto horror psicologico si sforzi troppo. Capisci?
Quindi credo che i monster movie siano un genere diverso.
Ed è per questo che stanno tornando.
Sì. E quello che le persone non capiscono, dal mio punto di vista, è che quando sentono parlare di un altro Halloween, un altro Michael Myers, un altro Jeepers Creepers, pensano: «Ancora?». Ma è proprio per questo. Perché trovare un nuovo mostro è difficile. E magari hai un grande personaggio, ma il film è brutto, va male al botteghino e quindi niente sequel, niente tempo per svilupparlo …
Beh, la cosa interessante, Alessandro, è che quando è uscito questo film non è stato affatto acclamato dalla critica. Abbiamo trovato il nostro pubblico nel corso degli anni.
Voglio dire, il primo Jeepers Creepers ha avuto un grande successo al botteghino quando è uscito, ma penso che sia diventato ancora più importante nel corso del tempo, e credo che questo sia una conferma di quello che dicevi nella tua domanda.
Perché abbiamo un bisogno enorme di mostri originali.
Il Creeper e le sue vittime: un’identità costruita attraverso i corpi degli altri
Un’ultima domanda sul Creeper. È una creatura che sopravvive letteralmente prendendo parti del corpo delle altre persone. C’è qualcosa di profondamente inquietante in questa idea, perché trasforma il corpo umano in una collezione di pezzi intercambiabili.
Una scatola del pranzo!
Hai mai pensato al Creeper come a una creatura che ricostruisce continuamente la propria identità attraverso le sue vittime, piuttosto che limitarsi a nutrirsene?
Interessante … Ricostruire il proprio corpo. Beh, sicuramente ho riflettuto molto su quei ventitré anni durante i quali non posso uscire. Ma tutte le mie vittime sono intorno a me, e le conservo tutte.
Quindi penso che ci sia un attaccamento che va oltre il semplice nutrimento. Oltre al semplice bisogno di dire: «Mi serve un occhio nuovo perché il mio è ferito». C’è un attaccamento a questi personaggi, alle sue vittime.
Quindi penso che anche questo faccia parte del personaggio.
Jeepers Creepers 4 e una possibile serie TV: Jonathan Breck chiarisce le indiscrezioni
Un’ultimissima domanda riguarda un possibile nuovo film. Di tanto in tanto, come ti dicevo, si torna a parlare di un altro Jeepers Creepers. Naturalmente sappiamo della questione legata a Victor Salva, ma volevo chiederti se nell’ultimo anno ci sia stato qualcosa di concreto, una vera proposta per realizzare un nuovo film.
Capisco. Intendi un vero lungometraggio?
Sì. Non soltanto delle indiscrezioni.
Al momento sono soltanto voci.
Ci sono indiscrezioni su una serie televisiva, ma, sai, nel corso degli anni ne ho sentite così tante che ormai mi sono abituato a non crederci davvero finché non mi ritrovo sul set, con il trucco addosso. Allora ci crederò. Ma fino a questo momento sono state soltanto voci. Quindi vedremo.
Voglio dire, purtroppo la situazione è rimasta in qualche modo bloccata da una controversia legale negli ultimi due anni. Adesso quella controversia sta arrivando alla conclusione, quindi forse questo aprirà la porta a un altro Jeepers Creepers.
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