Kong: Skull Island ricorda Apocalypse Now, e dietro questa somiglianza c’è una storia curiosa
02/10/2026 news di Stella Delmattino
Jordan Vogt-Roberts non era interessato a realizzare semplicemente un'altra avventura dedicata al celebre gorilla: la chiave arrivò quando decise di spostare la storia nel 1973 e contaminare il monster movie con l'immaginario della guerra del Vietnam

Elicotteri che attraversano tramonti infuocati, soldati appena usciti dalla guerra, fumo, napalm e rock anni ’70. Kong: Skull Island possiede un’identità visiva piuttosto diversa dai precedenti film dedicati al gigantesco primate, e alcuni dei suoi richiami al cinema bellico sono talmente evidenti da essere impossibili da ignorare.
Non si tratta, però, soltanto di citazioni disseminate dal regista Jordan Vogt-Roberts. Quando Legendary gli propose il progetto, il filmmaker si trovò davanti a un problema molto più sostanziale: come rendere nuovamente interessante un personaggio che nel 2017 aveva già più di ottant’anni di storia cinematografica?
La risposta avrebbe cambiato radicalmente il film.
Inizialmente Kong: Skull Island doveva essere molto diverso
Vogt-Roberts ha raccontato che una delle versioni del progetto che gli vennero presentate era ambientata nel 1917. Il regista non riusciva però a trovare un motivo personale per affrontare nuovamente quel mito e Legendary gli suggerì di prendersi qualche giorno per capire quale potesse essere il suo approccio.
Fu allora che immaginò qualcosa di completamente diverso: spostare la vicenda alla fine della guerra del Vietnam e mescolare l’universo di Kong con l’iconografia di Apocalypse Now, aggiungendo al tutto il gusto per le creature dei classici monster movie.
Era un cambiamento considerevole rispetto al progetto che gli era stato proposto, tanto che Vogt-Roberts non era affatto sicuro che lo studio avrebbe accettato. Legendary, invece, gli permise di sviluppare quella direzione.
È così che la storia arrivò nel 1973. Una spedizione organizzata dalla misteriosa Monarch raggiunge un’isola fino a quel momento inesplorata insieme a un gruppo di militari reduci dal Vietnam. Quella che dovrebbe essere una missione di ricognizione cambia immediatamente natura quando gli elicotteri entrano nel territorio del gigantesco protettore dell’isola.
Il Vietnam non è soltanto un riferimento estetico
Il legame con il cinema di guerra attraversa così l’intero film. Gli elicotteri in formazione, i controluce arancioni, il fumo e la musica dell’epoca costruiscono immagini che richiamano deliberatamente quel repertorio, ma Vogt-Roberts utilizza il contesto anche per definire i suoi personaggi.
Il più evidente è Preston Packard, interpretato da Samuel L. Jackson. È un militare che ha appena visto concludersi una guerra e sembra incapace di accettare che la sua missione sia terminata. Quando Kong abbatte i suoi uomini, Packard trova immediatamente un nuovo nemico e trasforma la spedizione in una vendetta personale.
La sua ossessione produce anche una delle immagini più memorabili del film: Jackson e la creatura che si fissano attraverso una parete di fiamme. L’uomo è convinto di trovarsi davanti al mostro da eliminare, mentre progressivamente scopriamo che la situazione è esattamente opposta.
Kong protegge infatti Skull Island dagli Skullcrawler, creature sotterranee responsabili anche della scomparsa della sua specie. L’intervento degli uomini rompe quindi un equilibrio che non comprendono, trasformando la tradizionale spedizione verso una terra sconosciuta in una storia sull’arroganza di chi pensa di poterla conquistare.
Anche l’aspetto di Kong rompeva con le versioni precedenti
Vogt-Roberts cercò una strada diversa anche per il protagonista. Invece di puntare esclusivamente sul realismo anatomico di un gorilla ingrandito, volle recuperare qualcosa della silhouette immediatamente riconoscibile della creatura del 1933: una figura capace di stare eretta e di dominare visivamente il paesaggio.
Le dimensioni, naturalmente, avevano anche una funzione più ampia. Skull Island faceva parte del nascente MonsterVerse e doveva preparare un futuro nel quale il suo protagonista avrebbe potuto condividere lo schermo con Godzilla. Il film chiarisce infatti che la creatura è ancora giovane e continua a crescere.
Quella promessa sarebbe stata mantenuta nel 2021 con Godzilla vs. Kong, ma il collegamento con l’universo dei kaiju era stato mostrato in maniera molto più esplicita già quattro anni prima.
La scena dopo i titoli anticipava il futuro del MonsterVerse
Nel finale post-credit, Conrad e Weaver – interpretati da Tom Hiddleston e Brie Larson – vengono trattenuti dalla Monarch e scoprono che ciò che hanno incontrato sull’isola è soltanto una parte di un mondo molto più grande.
Davanti a loro compaiono pitture rupestri che raffigurano Godzilla, Mothra, Rodan e King Ghidorah, compresa un’immagine dello scontro tra gli ultimi due titani. Il ruggito di Godzilla chiude la sequenza e rende evidente la direzione che Legendary stava preparando.
Eppure è proprio l’elemento più autonomo del film a essere rimasto uno dei suoi tratti distintivi. Vogt-Roberts trovò il modo di affrontare nuovamente Kong non guardando agli altri film del personaggio, ma contaminandolo con un immaginario apparentemente lontanissimo. Gli elicotteri, il napalm e i soldati del 1973 non sono quindi semplici decorazioni: sono la conseguenza dell’intuizione che trasformò radicalmente il progetto che gli era stato proposto.
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