Voto: 5/10 Titolo originale: The Bride! , uscita: 04-03-2026. Budget: $80,000,000. Regista: Maggie Gyllenhaal.
La Sposa!, la recensione del Frankenstein punk e femminista di Maggie Gyllenhaal
04/03/2026 recensione film La Sposa! di William Maga
Un'opera imperfetta e ambiziosa che trabocca di idee visive e provocazioni, ma la cui anarchia narrativa finisce per divorare la forza del racconto

A quasi novant’anni da La moglie di Frankenstein di James Whale, il mito nato dal romanzo di Mary Shelley torna al cinema con una reinvenzione radicale. La Sposa!, scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal, non è un horror gotico tradizionale né un semplice omaggio al cinema classico: è un’opera irregolare e provocatoria che mescola melodramma, gangster movie, musical e tragedia romantica. Il risultato è un film volutamente disordinato, che prova a trasformare una figura iconica del cinema in un personaggio contemporaneo, tra ribellione femminile e mito pop.
La storia parte da un’idea narrativa audace. Mary Shelley stessa entra nel racconto: la scrittrice, interpretata da Jessie Buckley, osserva dall’aldilà la creatura letteraria che non ha mai davvero completato. La sua ossessione per la compagna del mostro prende forma quando la sua voce sembra insinuarsi nella vita di Ida, una donna legata alla criminalità nella Chicago degli anni Trenta. Ida muore violentemente, ma il suo corpo viene recuperato dal mostro di Frankenstein, qui chiamato Frank e interpretato da Christian Bale. Con l’aiuto della scienziata Cornelia Euphronious (Annette Bening), Frank riporta in vita il cadavere della donna, creando finalmente la Sposa.
La creatura che nasce però non è la figura silenziosa e terrorizzata resa celebre nel film del 1935. La nuova Sposa è una personalità frammentata, attraversata da identità diverse: la donna che era stata, la creatura appena nata e la presenza di Mary Shelley che continua a parlare attraverso di lei. Questa scissione ricorda quasi una variazione mostruosa del mito di Jekyll e Hyde, con una protagonista che cambia registro emotivo e linguaggio nel giro di pochi istanti.
Il rapporto tra Frank e la Sposa diventa il fulcro del film. Il mostro di Christian Bale non è una creatura dominata dalla furia, ma un essere stanco di oltre un secolo di solitudine. Il suo desiderio è sorprendentemente semplice: avere qualcuno accanto. Bale interpreta Frank con una malinconia disarmante, quasi infantile. La Sposa di Jessie Buckley è invece imprevedibile, impulsiva, a tratti quasi delirante. L’attrice costruisce un personaggio magnetico che alterna innocenza e rabbia con una libertà interpretativa rara nel cinema commerciale.
Quando la coppia diventa involontariamente responsabile di una serie di omicidi contro uomini violenti e corrotti, il film cambia forma e si trasforma in un racconto di fuga. Frank e la Sposa attraversano l’America lasciando dietro di sé una scia di caos, diventando una versione gotica e deformata della coppia criminale di Bonnie e Clyde. La loro storia assume così i toni di una tragedia romantica tra due creature respinte dalla società.
È proprio in questo passaggio che emerge con più forza uno dei temi centrali del film: la violenza. Non una violenza puramente spettacolare, ma una reazione agli abusi e alla sopraffazione maschile che la protagonista subisce sin dall’inizio. La Sposa rifiuta il ruolo passivo assegnato alle donne nel mito originale e trasforma la propria rinascita in un gesto di ribellione. In questa chiave il film dialoga apertamente con le discussioni contemporanee sulla libertà e sull’autonomia del corpo femminile, evocando anche il clima culturale nato con il movimento #MeToo e ricordando, per certi aspetti, il percorso di emancipazione della creatura di Bella Baxter in Povere Creature!.
Durante il viaggio entrano in scena altri personaggi: il detective determinato a catturarli, interpretato da Peter Sarsgaard, e la sua brillante partner investigativa interpretata da Penélope Cruz. Nel frattempo Frank coltiva una passione inattesa per il cinema musicale e idolatra una star hollywoodiana interpretata da Jake Gyllenhaal. Il personaggio è costruito come un evidente omaggio all’eleganza dei musical classici di Fred Astaire e Ginger Rogers, incarnazione di un mondo glamour e perfetto che il mostro osserva con stupore, sapendo di non potervi mai appartenere.
Ed è proprio qui che La Sposa! mostra tutta la sua natura eccentrica. Maggie Gyllenhaal mescola atmosfere da noir anni Trenta, sequenze musicali spettacolari e momenti di violenza brutale. Il risultato ricorda a tratti l’azzardo tonale di Joker: Folie à Deux, dove dramma oscuro e numeri musicali convivono in una dimensione volutamente instabile. Alcune scene sembrano uscire da un musical classico, altre da una tragedia criminale, altre ancora da una fantasia grottesca che ricorda la tradizione comica di Frankenstein Junior. Il film passa con disinvoltura da registri opposti, creando un’esperienza visiva imprevedibile ma anche discontinua.
Dal punto di vista visivo l’opera è estremamente ricca. La fotografia costruisce una Chicago notturna e decadente fatta di locali fumosi, luci al neon e strade bagnate dalla pioggia, una città stilizzata che ricorda a tratti la metropoli iper-teatrale di Dick Tracy. In alcuni momenti l’estetica assume addirittura toni da cinecomic oscuro, con personaggi che sembrano usciti da un cinecomic più che da un film storico. I costumi di Sandy Powell trasformano la protagonista in una figura quasi iconografica (e la mente va lesta a Crudelia): capelli biondi elettrici, abiti eccentrici e labbra nere macchiate da una sostanza scura che diventa il suo marchio distintivo. La colonna sonora orchestrale di Hildur Guðnadóttir aggiunge una dimensione epica, mentre l’uso di musica contemporanea accentua l’anacronismo voluto dalla regista.
Nel panorama recente delle reinterpretazioni del mito di Frankenstein, La Sposa! rappresenta un caso curioso. Se molte versioni moderne cercano di restituire al racconto una dimensione tragica o romantica, la Gyllenhaal preferisce trasformarlo in una fantasia anarchica e provocatoria. La creatura femminile non è più un oggetto creato per soddisfare il desiderio del mostro, ma una figura di emancipazione che rivendica autonomia e identità propria, ribaltando completamente il ruolo che la tradizione cinematografica le aveva assegnato.
Il problema è che questa abbondanza di idee non sempre trova una struttura narrativa solida. La trama procede spesso per episodi scollegati, accumulando situazioni senza costruire una progressione emotiva coerente. Alcuni personaggi restano appena abbozzati e la relazione tra i protagonisti, pur intensa, non sempre riesce a svilupparsi con la profondità che meriterebbe.
Nonostante questi limiti, il film resta vagamente affascinante grazie alla forza delle interpretazioni (da gustare in lingua originale). Jessie Buckley affronta un ruolo estremamente complesso e lo trasforma in un personaggio imprevedibile e magnetico. Christian Bale offre invece una prova più malinconica e contenuta, restituendo alla creatura una dimensione fragile e umana.
Alla fine La Sposa! appare come un film molto imperfetto e molto audace. Maggie Gyllenhaal prova a reinventare uno dei miti più celebri dell’immaginario moderno trasformando la compagna del mostro da figura silenziosa a protagonista ribelle della propria storia. Non sempre l’esperimento riesce, ma lascia dietro di sé un’impressione potente: quella di un’opera eccessiva, caotica e piena di idee (mal amalgate).
In un’epoca in cui molti film preferiscono rileggere i classici con prudenza, La Sposa! sceglie invece la strada più rischiosa: quella della reinvenzione radicale. Un mostro cinematografico curioso, inspiegabile e difficile da ignorare.
Di seguito trovate il full trailer doppiato in italiano di La Sposa!, nei nostri cinema dal 5 marzo:
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