Titolo originale: Remain , uscita: 03-02-2027. Regista: M. Night Shyamalan.
Lady in the Water: M. Night Shyamalan vuole che rivalutiate il suo film più massacrato
26/09/2026 news di Stella Delmattino
A vent'anni dall'uscita, il regista torna a difendere la controversa fiaba con Paul Giamatti e Bryce Dallas Howard, uno dei più clamorosi insuccessi della sua carriera

Se c’è un film della sua carriera che M. Night Shyamalan ritiene ancora profondamente incompreso, non è The Village, né uno dei titoli più recenti che hanno diviso pubblico e critica. È Lady in the Water, la bizzarra fiaba fantastica del 2006 con Paul Giamatti e Bryce Dallas Howard che rappresentò uno dei momenti più difficili della sua carriera.
A vent’anni dall’uscita, il regista è tornato a parlarne in occasione della grande retrospettiva di 13 film organizzata dal Beyond Fest e dall’American Cinematheque. Intervistato da TheWrap e chiamato a scegliere quale delle sue opere meriterebbe una vera rivalutazione, Shyamalan ha indicato proprio Lady in the Water. E la ragione dice parecchio sul modo in cui continua a considerare un film che all’epoca venne accolto in maniera quasi disastrosa.
«Ha un colore e un cuore così stravaganti. C’è un lato di me che appartiene al cinema per famiglie e poi c’è il mio lato da thriller: è il film in cui queste due parti si sono avvicinate di più».
Non è quindi soltanto un’opera che Shyamalan ritiene incompresa. È uno dei film nei quali riconosce più chiaramente se stesso. Parlando della retrospettiva, il regista ha infatti accomunato Lady in the Water a The Village e Old, definendoli film «profondamente significativi» che rappresentano ciò che è e mostrano «tutte le sfumature» della sua identità di autore.
Lady in the Water fu uno dei grandi tonfi di Shyamalan
Il contrasto con l’accoglienza del 2006 è notevole. Dopo Il sesto senso, Unbreakable, Signs e il divisivo The Village, Shyamalan trasformò una storia che aveva inventato per i propri figli in una sorta di fiaba contemporanea ambientata quasi interamente in un condominio.
Paul Giamatti interpreta Cleveland Heep, custode che scopre nella piscina del complesso una misteriosa ragazza chiamata Story (Bryce Dallas Howard). La giovane appartiene in realtà a un altro mondo e gli eccentrici abitanti del palazzo finiscono progressivamente per assumere ruoli precisi all’interno della storia necessaria a riportarla a casa.
Il film costò circa 70 milioni di dollari e ne incassò soltanto 72,8 milioni nel mondo, poco più del budget di produzione e ben lontano dai risultati ai quali Shyamalan aveva abituato Hollywood.
Ma furono soprattutto le reazioni critiche a trasformarlo in uno dei titoli più contestati della sua filmografia. Ad alimentare le accuse di autoreferenzialità contribuì anche la scelta di Shyamalan di interpretare Vick Ran, uno scrittore al quale viene annunciato che il suo futuro libro influenzerà profondamente il mondo, mentre Bob Balaban veste i panni di un critico cinematografico arrogante destinato a fare una fine tutt’altro che piacevole.
Ma qualcuno lo aveva già rivalutato nel 2006
C’è però un dettaglio che rende particolarmente interessante la richiesta di Shyamalan vent’anni dopo: non tutti considerarono Lady in the Water un disastro.
I prestigiosi Cahiers du Cinéma, da sempre particolarmente attenti al cinema del regista, inserirono infatti il film nella loro Top 10 del 2006. Lady in the Water risultò sesto ex aequo, davanti nella classifica a The Departed di Martin Scorsese e Flags of Our Fathers di Clint Eastwood. Una posizione che, nel pieno della demolizione critica americana, sembrava quasi provocatoria.
Con il tempo, lo stesso Shyamalan non ha mai preso le distanze dal film. Al contrario, ha continuato a difenderne proprio quelle eccentricità che molti spettatori avevano considerato difetti. E oggi la sua posizione si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra un’opera e il modo in cui viene assorbita dalla cultura.
«C’è il mio rapporto con la forma artistica, con il mestiere, e poi c’è il complicato rapporto con il modo in cui il film viene recepito dalla cultura, che è una cosa completamente separata».
Con gli anni, ha spiegato Shyamalan, ha imparato a dare sempre meno peso a quest’ultimo aspetto, conquistando così la libertà di continuare a realizzare ciò che vuole.
Vent’anni dopo, è arrivato il momento di rivederlo?
La traiettoria successiva rende oggi Lady in the Water ancora più curioso. Dopo una serie di produzioni costose e accolte con difficoltà, Shyamalan ha progressivamente abbandonato quel modello per finanziare personalmente gran parte dei suoi film a partire da The Visit, lavorando con budget più controllati e maggiore autonomia creativa. È la strada che avrebbe portato a Split, Glass, Old, Knock at the Cabin e Trap.
Vista da questa prospettiva, quella strana fiaba da 70 milioni di dollari appare quasi come il punto in cui il cinema più personale di Shyamalan entrò violentemente in collisione con le aspettative di una grande produzione hollywoodiana.
Che sia davvero un capolavoro incompreso è un’altra questione. Ma vent’anni dopo, almeno una cosa appare evidente: Lady in the Water è uno dei film in cui Shyamalan si è esposto maggiormente come autore. E adesso è lui stesso a chiedere al pubblico di concedergli una seconda possibilità.
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