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Netflix, rapiscono il figlio di Ben Affleck a pochi giorni dalle elezioni: il nuovo thriller lo costringe a una scelta terribile

13/10/2026 news di Andrea Palazzolo

Ben Affleck dirige e interpreta un thriller crime su un padre che deve salvare il figlio rapito. Con Kerry Washington e Gillian Anderson.

Animals su Netflix

A tre anni di distanza da Air, Ben Affleck torna a sedersi sulla sedia di regista con Animals, un thriller crime che ha debuttato su Netflix il 9 ottobre. E come nelle sue migliori prove dietro la macchina da presa Affleck sceglie ancora una volta di metterci la faccia, interpretando il protagonista di una storia che scava nelle contraddizioni del potere, della famiglia e dell’istinto di sopravvivenza. Animals è un viaggio all’inferno che pone una domanda scomoda, antica quanto l’umanità stessa: fino a dove sei disposto a spingerti per proteggere chi ami? E soprattutto, cosa rimane di te quando attraversi quel confine?

Mark Kimball è il favorito alle elezioni per la poltrona di sindaco di Los Angeles. Ha investito tutto nella sua campagna elettorale: soldi, tempo, energie, persino il suo matrimonio con Abigail, psicoterapeuta interpretata da Kerry Washington. Lei lo ama, forse lo ha amato, ma la corsa al potere ha logorato ogni intimità, facendo emergere crepe profonde che nessuno dei due ha più voglia di nascondere. Sono a pochi giorni dal voto quando, nella notte di Halloween, il loro figlio Denny viene rapito. La richiesta è di sette milioni di dollari. Soldi che Mark non ha più, bruciati nella costosa macchina elettorale.

La situazione precipita in una spirale di scelte impossibili. Mark non può rivolgersi alla polizia senza compromettere la campagna e perdere la fiducia degli elettori. Non può pagare il riscatto perché è al verde. E non può permettersi di perdere suo figlio. Quando il suo braccio destro, interpretato da Steven Yeun, gli suggerisce di contattare Dayle Burton, una risolutrice senza scrupoli con il volto di Gillian Anderson, Mark accetta. Ma quella telefonata spalanca le porte di un labirinto di inganni, tradimenti e violenza dal quale non sarà facile uscire.

Come spiega uno dei personaggi del film, siamo solo animali che raccontano delle storie. Quando la minaccia colpisce i nostri affetti più cari, l’istinto primordiale prende il sopravvento. Le regole sociali, l’etica, persino la legge diventano ostacoli da aggirare. Mark Kimball si presenta come un idealista, un uomo del popolo che vuole cambiare Los Angeles senza distinzioni di etnia o classe sociale. Ma quando si trova con le spalle al muro, scopre cosa si nasconde davvero sotto la maschera del politico integerrimo.

Affleck costruisce un doppio binario narrativo: da una parte il thriller puro, fatto di tensione crescente, colpi di scena e una regia che sa quando accelerare e quando lasciare respirare lo spettatore. Dall’altra, una dolorosa terapia di coppia tra Mark e Abigail, dove i non detti esplodono con la forza di una bomba a orologeria. Lei lo ha tradito, lui l’ha trascurata. Il rapimento del figlio diventa il catalizzatore che fa crollare definitivamente le apparenze.

Kerry Washington regala una prova intensa, lontana dai personaggi che l’hanno resa celebre. Ma è Affleck a dominare la scena. Come attore, restituisce un uomo che si sgretola pezzo dopo pezzo, scoprendo che i propri valori possono essere negoziabili quando la posta in gioco è la vita di tuo figlio. Come regista, dimostra ancora una volta di avere un controllo totale del mezzo cinematografico: la tensione non cala mai, i personaggi sono tridimensionali, la fotografia alternata tra i riflettori accecanti della campagna elettorale e le ombre cupe della Los Angeles notturna dove si consuma il crimine.

Il film pone interrogativi scomodi sulla politica contemporanea. Non conta tanto la verità, quanto la narrazione che riesci a imporre. Mark impara sulla propria pelle che l’immagine pubblica può essere più importante della realtà dei fatti. E che per mantenere quella facciata, si è disposti a sacrificare quasi tutto. È una riflessione amara su un sistema che premia l’apparenza e punisce la sincerità.

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