Voto: 5/10 Titolo originale: Other Mommy , uscita: 07-10-2026. Budget: $19,000,000. Regista: Rob Savage.
Mammina, la recensione: Jessica Chastain si sdoppia in un horror che dimentica come fare paura
09/10/2026 recensione film Mammina di Gioia Majuna
Rob Savage adatta il romanzo di Josh Malerman e trasforma le tensioni familiari in un incubo soprannaturale. Ma tra jump scare, effetti digitali e continui cambi di tono, l'orrore resta sorprendentemente innocuo

Una bambina di sette anni scopre che qualcosa si nasconde nella sua casa. Ha l’aspetto di sua madre, ma non è sua madre. È una premessa inquietante quella di Mammina (Other Mommy), il nuovo horror di Rob Savage, regista di Host e The Boogeyman, tratto dal romanzo Incidents Around the House di Josh Malerman.(e non da Coraline di Neil Gaiman …). Interpretato da Jessica Chastain, il film possiede un’idea capace di insinuarsi nelle paure infantili, ma la disperde in una successione di spaventi meccanici e trovate visive che finiscono per neutralizzarla.
La protagonista è Bela (Arabella Olivia Clark), che vive con la madre Ursula (Chastain) e il padre Russell (Jay Duplass). Dietro l’apparente normalità domestica, il matrimonio dei genitori attraversa una crisi che la bambina percepisce senza comprenderne le ragioni. Nella sua cameretta, intanto, ha stretto un rapporto con una presenza che chiama Mammina: una creatura capace di assumere le sembianze di Ursula e che insiste affinché Bela le permetta di entrare nel suo cuore.
Il presupposto più interessante riguarda la percezione infantile delle contraddizioni degli adulti. Bela coglie le reticenze dei genitori e intuisce che la madre le nasconde qualcosa. Il doppio mostruoso potrebbe incarnare la frattura tra l’immagine rassicurante della figura materna e la scoperta che anche gli adulti mentono, desiderano altro e possono diventare emotivamente inaccessibili.
È un terreno fertile per un horror psicologico costruito sull’incertezza. Savage, però, rinuncia quasi immediatamente a coltivarla. La presenza soprannaturale si manifesta troppo presto, rendendosi visibile anche agli adulti e trasformando il progressivo deterioramento della sicurezza domestica in una serie di aggressioni spettacolari. La domanda non è più se Bela possa fidarsi di ciò che vede, ma quale nuova apparizione escogiterà la creatura.
Il regista dimostra comunque talento per l’immagine perturbante. Mammina altera le proporzioni del corpo, compare negli spazi vuoti dell’inquadratura e modifica le leggi fisiche degli ambienti. Una festa familiare e una piscina di palline diventano scenari di incursioni soprannaturali, tra movimenti di macchina e distorsioni prospettiche.

Il problema è che l’invenzione visiva non si traduce in tensione. Le sequenze seguono uno schema riconoscibile: apparente tranquillità, anomalia nell’ambiente, movimento improvviso e inevitabile jump scare. Ripetuto senza variazioni, il meccanismo perde efficacia. Savage mantiene il film in uno stato di allarme permanente, dimenticando che la paura ha bisogno anche di attesa e incertezza.
A indebolire il racconto contribuisce la gestione del punto di vista. La storia dovrebbe appartenere a Bela, eppure la macchina da presa si concentra sulla bambina senza restituirci davvero il suo modo di elaborare gli eventi. Anche dopo episodi traumatici, le sue reazioni appaiono superficiali. La sceneggiatura di Nathan Elston procede da una situazione estrema all’altra, sacrificando la continuità emotiva alla necessità di introdurre nuovi spaventi.
Ne risente la componente familiare. Il rapporto tra Ursula e Russell, con omissioni e risentimenti, dovrebbe alimentare l’orrore, ma rimane schematico. La creatura sembra rappresentare le paure di Bela senza che il film stabilisca un legame convincente tra quelle paure e le sue manifestazioni. Non serve necessariamente spiegare l’origine di un’entità demoniaca; occorre però che il suo comportamento acquisti significato all’interno della storia.
In questo contesto, Jessica Chastain è l’elemento più interessante. L’attrice distingue la freddezza di Ursula dall’esuberanza sinistra del suo doppio, concedendosi espressioni esasperate e una fisicità innaturale. La sua interpretazione suggerisce un film più ambiguo, nel quale l’orrore potrebbe nascere dall’impossibilità di distinguere una madre autentica da una presenza che ne riproduce i gesti affettuosi. Ma il registro quasi caricaturale della creatura, amplificato dagli effetti digitali, provoca spesso incredulità anziché disagio.
Arabella Olivia Clark offre una prova spontanea, pur dovendo sostenere reazioni non sempre credibili, mentre Jay Duplass interpreta un padre affettuoso e spaesato, il cui comportamento oscilla tra preoccupazione e leggerezza. Anche il tono rimane instabile: alcune scene cercano un orrore familiare doloroso, altre sfiorano una comicità grottesca che non appare pienamente intenzionale.
Il limite di Mammina non è dunque la mancanza di idee, ma l’incapacità di svilupparle. La figura materna diventa terrificante quando smette di essere riconoscibile, ma il film preferisce trasformare questa intuizione in un catalogo di deformazioni corporee e apparizioni improvvise. Più la creatura mostra ciò che sa fare, meno diventa misteriosa.
Ne emerge un horror movimentato, a tratti visivamente ingegnoso, incapace però di costruire un’autentica esperienza di paura. Con Host, Savage aveva dimostrato quanto fosse efficace lavorare sui limiti dello spazio e su ciò che resta fuori campo. Qui dispone di mezzi maggiori, ma sembra aver perso quella disciplina. Mammina continua a mostrarci il mostro, quando avrebbe dovuto farci temere di riconoscerlo.
Nei cinema dall’8 ottobre.
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