Titolo originale: Per un pugno di dollari , uscita: 12-09-1964. Budget: $200,000. Regista: Sergio Leone.
Per un pugno di dollari non doveva avere Clint Eastwood: Sergio Leone voleva un’altra star
05/10/2026 news di Stella Delmattino
Oggi è quasi impossibile separare il western di Sergio Leone dall'Uomo senza nome, ma nel 1964 il regista aveva idee molto diverse per il protagonista

Il poncho, il sigaro, lo sguardo ridotto a una fessura e quelle battute pronunciate senza sprecare una parola. Clint Eastwood in Per un pugno di dollari sembra uno di quei casting talmente perfetti da essere stati inevitabili. In realtà, quando Sergio Leone preparava il western destinato a cambiare la carriera di entrambi, l’attore di Rawhide era tutt’altro che la sua prima scelta.
Leone aveva in mente innanzitutto Henry Fonda. Come avrebbe raccontato anni dopo, il copione non arrivò nemmeno nelle mani dell’attore: «Volevo Henry Fonda. Nessuno gli ha fatto leggere il copione. Ci hanno detto che non l’avrebbe fatto. Poi, quando abbiamo battuto i record d’incasso in tutto il mondo, Fonda si arrabbiò. Cambiò agente». Una circostanza particolarmente curiosa considerando che Fonda sarebbe poi diventato, pochi anni più tardi, l’indimenticabile Frank di C’era una volta il West.
Ma non fu l’unica alternativa. Tra i nomi considerati ci fu anche James Coburn, che Leone aveva apprezzato ne I magnifici sette. Il problema, questa volta, fu economico: Coburn avrebbe accettato per 25.000 dollari, una cifra che i produttori della Jolly Film non erano disposti a spendere. Eastwood ne sarebbe costati appena 15.000. Anche Charles Bronson, futuro protagonista di C’era una volta il West, fu preso in considerazione ma non accettò il progetto.
Come Clint Eastwood finì in Per un pugno di dollari
A quel punto entrò in scena un attore americano conosciuto soprattutto dalla televisione. Eastwood interpretava Rowdy Yates in Rawhide e Leone lo vide in un episodio della serie. A colpirlo non furono grandi monologhi o spettacolari scene d’azione, ma proprio ciò che sarebbe diventato uno dei tratti fondamentali del suo cinema: la capacità di Eastwood di fare pochissimo davanti alla macchina da presa e risultare comunque magnetico.
«Nell’episodio in questione non diceva una parola. Si spostava lentamente. Davvero, molto lentamente», ricordò Leone. Il regista lo trovava però troppo giovane, troppo pulito e troppo ben rasato per il personaggio che aveva in mente. Erano problemi risolvibili: barba, poncho e un’immagine molto più ruvida avrebbero contribuito a trasformare il cowboy televisivo nell’antieroe che conosciamo.
Eastwood, dal canto suo, non partì per l’Europa convinto di avere trovato il ruolo della vita. Il film era una produzione a basso costo girata tra Italia e Spagna e Sergio Leone non era certo un nome conosciuto negli Stati Uniti. L’attore avrebbe ricordato di aver accettato anche perché non era mai stato in Europa e, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe almeno fatto un viaggio e visto come si realizzavano film in altri Paesi.
Il risultato fu ben diverso. Uscito in Italia nel 1964, Per un pugno di dollari ottenne un successo enorme e contribuì in maniera decisiva all’affermazione internazionale dello spaghetti western. Eastwood tornò poi con Leone in Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo, completando quella che sarebbe diventata la Trilogia del dollaro.
E il dettaglio più ironico rimane proprio quello economico: l’attore scelto anche perché costava meno delle alternative finì per diventare il volto di un’intera stagione del western. Leone avrebbe poi lavorato anche con Fonda e Bronson, ma l’Uomo senza nome ormai apparteneva a Eastwood.
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Come Clint Eastwood finì in Per un pugno di dollari



