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5/10 su 590 voti. Titolo originale: Pet Sematary, uscita: 04-04-2019. Budget: $21,000,000. Regista: Kevin Kölsch.

Pet Sematary | La recensione del film horror con Jason Clarke

07/05/2019 di Sabrina Crivelli

I registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer (Starry Eyes) riportano in vita il romanzo di Stephen King, ma la sceneggiatura sceglie malauguratamente di staccarsi dalla fonte per un risultato tutt'altro che apprezzabile

Pet Sematary 2019 - 1

Quando si parla di adattamenti filmici da romanzi di Stephen King il problema è sempre lo stesso: quell’impalpabile e incombente aura maligna che lentamente emerge dai luoghi concreti, come dai lidi della mente, difficilmente può essere materializzata su pellicola. Nel dare forma a un’idea si perde sempre molto della suggestione, soprattutto se questa è sospesa tra fisico, psichico e ultraterreno. Così, nelle pagine kinghiane, ricordi, percezioni, e spettri viaggiano tra presente, passato e futuro in un circolo quasi deterministico, ma nel girato tale osmotico equilibrio è impossibile, cessa di essere altrettanto fluido.

Tale appunto è stato fatto a molte delle pellicole tratte dalle opere cartacee del re del brivido. Forse, la più grande eccezione è rappresentata da Shining, capolavoro di Stanley Kubrick con un eccezionale Jack Nicholson, ove tuttavia il regista si prese parecchie libertà rispetto al testo originale (a partire proprio dalla caratterizzazione del protagonista) e – probabilmente – anche ciò concorse alla splendida riuscita. Lo stesso non si può dire per l’ennesima trasposizione del corpus kinghiano: Pet Sematary diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer (Starry eyes). La nuova rilettura del classico sceneggiata a tre mani da Jeff Buhler, Matt Greenberg e David Kajganich non è del tutto priva di attrattive, ma – specie nella seconda parte – la licenza creativa dà risultati tutt’altro che esaltanti, puntando più sugli spaventi facili e i cliché dell’horror che non sulla stratificazione psicologica che contraddistingueva il romanzo alla base.

pet sematary poster itaLa storia si apre con una classica famiglia americana composta da Louis (Jason Clarke), Rachel (Amy Seimetz) e i due figli Ellie (Jeté Laurence) di 9 anni e Gage (incarnato dai gemelli Hugo Lavoie e Lucas Lavoie) di circa un paio. I coniugi hanno deciso di trasferirsi con pargoli e il gatto Church (interpretato da ben quattro felini, Leo, Tonic, Jager e JD) da Boston a una cittadina rurale dove il capofamiglia, un medico, possa lavorare a ritmi differenti e dedicarsi di più ai suoi cari. Tuttavia, la loro proprietà non solo è attraversata da una pericolosissima intestatale dove i camion sfrecciano a velocità esorbitanti, ma contiene anche ettari di bosco in cui è locato un sinistro cimitero per animali. Sin da principio il luogo ha qualcosa di misterioso e fosco; si susseguono fatti inquietanti, tra cui surreali processioni di ragazzini mascherati che trasportano un cane morto su una carriola (la funzione della sequenza nell’economia del racconto è meramente di aggiungere un po’ di colore), sussurri ed echi sinistri, infine lo spettro di un ragazzo di colore appena deceduto in un terribile incidente che Louis ha cercato inutilmente di salvare ricompare per dare all’uomo arcani avvertimenti.

Viene così costruito nella prima metà dello svolgimento un decente livello di suspense, e ogni dettaglio mostrato – in particolare modo quel Pet Sematary dall’ortografia sbagliata del titolo – contribuisce ad edificare un’atmosfera angosciosa minacciosa, sebbene attraverso stilemi tipici del genere. È innegabile, la connotazione del luogo maledetto corrisponde a triti stereotipi infatti, dai cumuli sinistri delle tombe caserecce fatiscenti segnate da croci di legno, fino all’apoteosi toccata dalla costante ‘sepolcrale’ nebbia che tutto avvolge. Eppure, anche l’immediatezza e la semplicità pagano. Così, quando il solitario vicino di Luis, Jud (John Lithgow), gli mostra incautamente il cimitero, tutti si aspettano che celi qualcosa di soprannaturale, ancor prima che venga rivelato il suo potere di far “tornare indietro le cose”. Ovvio è quindi che qualcosa indietro prima o poi ritornerà, ed è qui che sorge il primo problema. In moltissimi – se non tutti – tra gli spettatori sono a conoscenza del fatto che in quel terreno maledetto verrà seppellito uno dei figli di Louis e Rachel, che poco dopo farà ritorno dal regno dei morti profondamente cambiato.

pet sematary 2019 Dennis Widmyer e Kevin Kölsch filmChi conosce il libro o l’omonimo predecessore del 1989 diretto da Mary Lambert (le cose da sapere sul film, uscito in Italia con il titolo Cimitero vivente), sa bene che un camion investirà il piccolo Gage. Chi non lo sapesse, non ha da paventare spoiler, poiché nell’horror di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer si è deciso di cambiare proprio questo elemento fondamentale della trama. L’aspetto assurdo però sta nel fatto che la grande sorpresa sia stata clamorosamente anticipata già nel primo trailer diffuso alcuni mesi fa, assieme ad un’altra quantità di altri dettagli che forse sarebbe stato meglio tacere, dal ritorno del redivivo Church, a quello ben più fondamentale di Ellie, che quindi va a sostituire il fratellino nei panni di novella ‘nosferatu’. I due registi si sono subiti giustificati, spalleggiati dallo stesso Stephen King (quando dice che una trasposizione gli piace, è una sentenza …), sostenendo che in tal maniera si sarebbero aperti nuovi e inaspettati scenari per gli spettatori, proprio per evitare che arrivassero preparati in sala. Resta forte la perplessità. In ogni caso, certo è che, da questo punto in poi, la storia parecchio si discosta – e non per il meglio – dall’originale.

Al contrario dell’horror di Mary Lambert, il Pet Sematary di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer mira infatti a dare maggiore spazio e rilievo a colei che è ritornata dall’aldilà, scelta che ha i suoi pregi e i suoi difetti. La precedente e più fedele versione risentiva infatti di tutte le imperfezioni di un prodotto low budget di fine anni ’80, era piuttosto carente fino a metà, ma il finale ripreso da quello libresco era evidentemente tanto morboso quanto geniale, una chiusa perfetta. Senza contare i flashback onirico-fantastici con la zia Zelda, da incubi veri. Al contrario, questo remake ha in generale uno sviluppo più coinvolgente (?) nella sua totalità, ma l’epilogo, l’apice del tutto, è molto più emotivamente piatto, meno solido (oltre che allucinante). Calcando sul lato più prettamente orrorifico, si finisce per perdere lo spessore psicologico che caratterizzava Louis e che lo portava a prendere la tristemente paradossale decisione.

D’altra parte, la ricerca dello spavento facile tipico della contemporaneità sembra un tratto diffuso in più scene di Pet Sematary, alcune riuscite, altre meno, come se non prevedere il jumpscare o un certo tipo di immaginario familiare – puntando invece soprattutto sull’annoso dilemma morale e religioso dei due genitori o sul dover fare i conti con la perdita di un famigliare – avrebbe potuto sminuirne la portata generale. Avere ora la cresciuta Ellie al posto di Gage implica ovviamente maggiori possibilità in termini di dialoghi e di azione. Il bambino difatti era troppo piccolo per formulare frasi compiute o per competere fisicamente con un adulto. Così, Mary Lambert aveva optato saggiamente per mostrare pochissimo degli assalti omicidi del bambino, che comunque conservavano un po’ quell’aura fantoccesca, non lontane da quelli di Chucky in La bambola assassina. La ragazzina in età scolare, al contrario, ha ovviamente una maggiore proprietà di linguaggio, può scambiare da viva – e da “non-morta” – diverse battute col padre e con le altre vittime, oltre che fronteggiare i suoi avversari con maggiore prestanza.

pet sematary 2019 film cimitero viventeTuttavia, anche in questo caso il risultato è ambivalente: ci troviamo dinnanzi a un’entità ipercinetica di spropositata forza, il che dà adito a momenti che più che terrificanti appaiono irrimediabilmente grotteschi. Una sequenza in cui si dimena freneticamente mentre la immobilizza un avversario di maggiore stazza è al limite del parodistico. Un discorso simile vale pure per il gatto spiritato e particolarmente aggressivo, che però è protagonista di più di un momento talmente sopra le righe da acquisire un fascino irresistibile grazie alla sua riottosità. Senza contare che scelte come quella del sonnifero, completamente gratuita, o quella di spostare il ‘cimitero vivente’ molto al di là delle Paludi della Tristezza, salvo poi infischiarsene bellamente dello spazio/tempo per percorre il sentiero al contrario fanno capire come ormai a Hollywood abbia davvero dei problemi serissimi con gli sceneggiatori. E poco importa se ora viene gettato lì una sagace pubblicità progresso sull’incauto uso del telefono cellulare alla guida (che cela un Easter Egg kinghiano), che scatena un incedente degno di Final Destination.

In definitiva, quella scritta da Stephen King nel lontano 1983 rimane ancora una di quelle storie il cui spettrale potere funziona meglio sulla pagina, perché costringe la mente del lettore a evocare singolarmente quel tipo di immagini che la maggior parte delle persone fa di tutto per evitare di dover contemplare nella vita reale. Portate in vita sul grande schermo, da Mary Lambert o da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, quegli orrori inimmaginabili non possono fare a meno di avere un impatto emotivo molto ridotto e anche piuttosto stupido al confronto. E la tremenda cover della storica canzone dei Ramones (opera delle Starcrawler) sui titoli di coda è un po’ lo specchio di questa triste realtà.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano e più sotto il video della canzone di Pet Sematary, nei nostri cinema dal 9 maggio:

Jason Clarke
John Lithgow
Amy Seimetz
Lucas Lavoie
Hugo Lavoie
Jeté Laurence
Obssa Ahmed
Alyssa Brooke Levine
Naomi Frenette
Maria Herrera
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