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Voto: 5.5/10 Titolo originale: Primitive War , uscita: 21-08-2025. Regista: Luke Sparke.

Primitive War: la recensione del film di Luke Sparke tra guerra del Vietnam e dinosauri

27/04/2026 recensione film di Marco Tedesco

Un high concept potente che oscilla tra exploitation sanguinosa e serietà fuori fuoco

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C’è un’idea immediata, quasi irresistibile, alla base di Primitive War: prendere l’immaginario della guerra del Vietnam e contaminarlo con la presenza di dinosauri. È uno di quei concept che funzionano già sulla carta, perché promettono tensione, spettacolo e una dose di puro cinema di genere. Il problema è trasformare quella promessa in una forma coerente.

Diretto da Luke Sparke e interpretato da Ryan Kwanten e Tricia Helfer, il film si colloca nel 1968: una squadra speciale viene inviata nella giungla per recuperare un plotone scomparso, scoprendo che la minaccia non è umana ma preistorica, frutto di un esperimento fuori controllo. Da qui si sviluppa una missione di sopravvivenza in cui soldati e dinosauri si affrontano in un territorio che diventa progressivamente ostile e incomprensibile.

Il punto di forza è evidente: Primitive War recupera una dimensione fisica e brutale del cinema di mostri che negli ultimi anni si era in parte attenuata. Il film non ha paura di mostrare carne, sangue, corpi dilaniati. In questo senso, si pone quasi in opposizione alla spettacolarità più controllata e “pulita” di altri blockbuster contemporanei.

Ma è proprio qui che emerge la prima frattura. L’operazione sembra indecisa tra due direzioni incompatibili: da una parte l’exploitation dichiarata, fatta di azione continua e violenza esplicita; dall’altra una serietà narrativa che tenta di dare peso emotivo e drammatico agli eventi. Il risultato è un equilibrio instabile. Il film prende molto sul serio una materia che, per funzionare davvero, avrebbe richiesto maggiore leggerezza o consapevolezza del proprio lato ludico.

La struttura narrativa è ridotta all’essenziale. Il gruppo avanza, viene attaccato, perde uomini, continua a muoversi. Questa ripetizione, che potrebbe diventare ritmo, finisce invece per trasformarsi in stagnazione. Mancano vere variazioni, momenti di rottura, deviazioni capaci di ridefinire la posta in gioco. Anche la durata dilatata contribuisce a questa sensazione: il materiale narrativo non è sufficiente a sostenere il tempo che gli viene concesso.

primitive war film 2025Sul piano dei personaggi, il limite è ancora più evidente. La squadra è costruita attraverso archetipi: il leader, il soldato traumatizzato, la figura ambigua, il tecnico. Tuttavia, questi elementi restano in superficie. Ryan Kwanten prova a dare presenza al suo sergente, ma la scrittura non gli offre strumenti per costruire una vera evoluzione. Tricia Helfer, nel ruolo della scienziata, introduce una possibile deviazione narrativa, ma anche qui il film si limita a suggerire senza sviluppare.

L’effetto complessivo è quello di un gruppo indistinto, dove la morte dei singoli non genera reale impatto. E questo è un problema centrale in un prodotto che costruisce gran parte della sua tensione proprio sulla perdita progressiva dei membri della squadra.

Dal punto di vista visivo, Primitive War mostra invece una doppia natura più interessante. Nelle sequenze notturne o frammentate, dove luce e movimento nascondono i limiti degli effetti digitali, riesce a costruire immagini efficaci. La giungla diventa uno spazio opprimente, in cui il pericolo può emergere da qualsiasi direzione. Quando invece tutto viene esposto alla luce piena, l’illusione si incrina: i dinosauri perdono consistenza e l’impatto si riduce.

C’è però un elemento che resta costante: la volontà di mantenere il movimento. Primitive War non si ferma mai davvero. Anche nei momenti meno riusciti, continua a spingere in avanti, come se la dinamica stessa dell’azione potesse compensare le carenze strutturali. A tratti funziona, soprattutto quando abbraccia senza esitazioni la dimensione più eccessiva, quasi fumettistica.

Il nodo centrale resta quindi la gestione del tono. Quando si concede momenti più sopra le righe, lascia intravedere il film che avrebbe potuto essere: un B-movie consapevole, sporco, diretto. Quando invece tenta di costruire un discorso più serio sulla guerra, sul trauma o sulla responsabilità, si appesantisce e perde incisività.

In questo senso, Primitive War diventa un esempio interessante di come un’idea forte non basti. Serve una direzione precisa, una scelta chiara su come trattarla. Qui quella scelta non arriva mai del tutto, e il risultato è un oggetto ibrido che funziona a tratti ma non trova mai una forma definitiva.

Di seguito trovate il trailer italiano di Primitive War, dal 25 aprile sul canale Leone Film Max su Prime Video:

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