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7/10 su 148 voti. Titolo originale: 터널, uscita: 10-08-2016. Regista: Kim Seong-hun.

[recensione da Sitges 49] The Tunnel di Kim Seong-hun

di Alessandro Gamma

Il regista realizza un drama molto critico verso le istituzioni coreane, cui la performance di Ha Jung-woo regala ulteriore spessore

La sicurezza è un problema ricorrente per una società che si è sviluppata così rapidamente e il pubblico coreano ha ripetutamente dimostrato il suo appetito per i film che si occupano di questioni di attualità (Inside Men, Veteran), presuppposti che fanno ben sperare per The Tunnel (Hangul: 터널). Non solo, gli spettatori internazionali, tentati dalla hit di critica e pubblico A Hard Day (2014) di Kim Seong-hun, dovrebbe essere ormai già avvezzi alla tecnica narrativa, ai cambi di tono ben equilibrati gia sperimentati dal regista, anche se quest’ultimo film non riesce a replicare gli stessi picchi del predecessore.

TunnelL’opera – basata sul racconto “Tunnel” di So Jae-Won (2013) – segue il rivenditore di auto Jung-Su (Ha Jung-woo) mentre sta guidando verso casa, dove lo aspettano sua moglie e sua figlia. Imboccato un tunnel però, questo crolla improvvisamente, lasciandolo sepolto sotto le macerie. Questa  breve ma terribile sequenza sottolinea la mano forte, eppure sottilmente artigianale di Kim, potenziata peraltro dalle musiche di Mok Young-jin. Jung-Su riesce a trovare campo e così fa una telefonata ai servizi di emergenza, che però non capiscono nè la gravità della situazione nè pongono le domande giuste, non riuscendo a informarsi sulle sue condizioni. Una volta che i primi soccorritori finalmente giungono sul posto, guidati dal capo dei soccorsi Oh Dal-su, si dimostrano inoltre ampiamente inadatti a far fronte alla situazione, riuscendo solo ad affidarsi a un manuale delle operazioni di emergenza totalmente inutile. In realtà, è la stampa che si mette in contatto con Jung-Su, trasformando tutta la situazione in una farsa. Jung-Su viene così presto informato che ci vorranno giorni per raggiungerlo, ed è lasciato solo con due bottigliette di acqua e una torta di compleanno come sostentamento. I politici intanto entrano opportunisticamente anch’essi in scena, incluso un Ministro interpretato da Kim Hae-sook (The Handmaiden), riuscendo soltanto ad essere d’intralcio. La moglie di Jung-Su, interpretato da Bae Doona, scopre cos’è successo dal telegiornale mentre si trova in un supermercato e arriva al sito dell’incidente solo per scoprire che la galleria è crollata ulteriormente. Ovviamente le viene chiesto di parlare quanto prima con il Ministro davanti alla stampa locale.

The_Tunnel coreaGli spettatori internazionali (meno quelli italiani…) potrebbero essere presi un po’ alla sprovvista dalla mancanza di rapidità nel decidere di salvare quanto più velocemente possibile Jung-Su e anche dalla noncuranza con cui le autorità coreane siano fermamente decise a proseguire nella costruzione di un nuovo tunnel nelle vicinanze di quello sbriciolatosi (che implica chiaramente l’uso di esplosivi, con evidenti ripercussioni sull’altra galleria). E’ evidente quindi la severa critica di Kim Seong-hun verso il governo locale, che pensa soltanto al proprio tornaconto (salvare l’uomo ‘costa troppo’) e alle questioni di facciata senza preoccuparsi della sicurezza dei cittadini (è chiaramente evidenziato che il tunnel è stato realizzato con materiali scadenti per completarlo secondo le tempistiche) o delle vite in gioco, facendosi così portavoce di una popolazione a quanto pare giustamente indignata per questi comportamenti.

Il regista colloca la maggior parte dell’azione all’interno della galleria o nelle sue immediate vicinanze (splendidamente fotografati da Kim Tae-Sung), catturando piuttosto bene da un lato la quasi totale solitudine del protagonista – con pochissimi mezzi di sostentamento e pochissima batteria del cellulare a disposizione – e il suo intrappolamento lungo giorni sotto le macerie, dall’altro il caos all’esterno. Dopo aver interpretato con successo un presentatore radiofonico in uno spazio limitato in The Terror Live di Kim Byung-woo, Ha Jung-woo si adatta qui bene al claustrofobizzante ruolo principale. Il caratterista Oh Dal-su (Veteran), vestendo i panni del capo dei soccorsi, riesce a portare la sua usuale autorevolezza nel ruolo, incarnando con il proprio personaggio l’ultimo baluardo dell’umanità e della speranza. Doona Bae (Cloud Atlas) infine, pur senza un minutaggio molto elevato sullo schermo, come forse i suoi fan avrebbero sperato, si adopera in una performance di buon livello, congiuntamente autentica e accattivante.

In definitiva, un prodotto dalla confezione curata e dagli intenti nobili, ma che la tira troppo per le lunghe (oltre 2 ore), dal quale chi cerca solo l’azione deve tenersi alla larga.

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