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5/10 su 526 voti. Titolo originale: Gringo , uscita: 08-03-2018. Regista: Nash Edgerton.

Gringo | La recensione del film di Nash Edgerton

24/05/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Joel Edgerton, Charlize Theron e David Oyelowo sono i protagonisti di una dark comedy sulla vena dei fratelli Coen, bagnata di didattico provvidenzialismo

Dark comedy dallo sviluppo funambolesco, Gringo di Nash Edgerton (che torna alla regia di un lungometraggio a 10 anni da The Square) ricorda per il folle e imprevedibile succedersi degli eventi quasi un film dei fratelli Coen, alla Fargo per intendersi, con tanto di voltafaccia, doppi giochi e perfino un finto rapimento (e uno vero). Assai diversi sono però il protagonista, che poco ha del cinismo tipico del duo di sceneggiatori / registi, e il finale, corroborante.

Harold Soyinka (David Oyelowo) è una persona estremamente buona, addirittura ingenua nella sua purezza. E’ arrivato negli Stati Uniti forte dell’insegnamento del padre (che lui stesso a un certo punto definisce onesto, ma povero) che lavorando duramente e con integrità avrebbe ottenuto qualsiasi cosa volesse, peccato che nel nuovo paese di residenza pare non sia rimasta nemmeno una persona integra. Facile è dunque per lui cadere nella trappola tesa dal’arrogante e decisamente più smaliziato Richard Rusk (Joel Edgerton) suo capo e amico – o almeno così lui crede – e della sua fascinosa socia / amante Elaine Markinson (Charlize Theron), la cui morale è decisamente meno stringente.

Il poveretto scopre di essere stato tradito dalla coppia, di cui si fidava ciecamente, durante un viaggio di lavoro in Messico, in cui i tre si sono recati per la casa farmaceutica per cui lavorano. Infatti, con l’affermarsi del mercato della marijuana grazie alla sua liberalizzazione, stanno lavorando a una pillola composta della droga psicotropa, che in futuro vorrebbero immettere sul mercato. Peccato che in precedenza abbiano stretto affari con uno dei narcos locali, chiamato evocativamente Black Panther, e che ora vogliano scaricarlo insieme al povero Harry.

Il boss in tutta reazione mira a rubare la formula della nuova sostanza dal laboratorio messicano della società e, guarda caso è proprio il protagonista ad essere la chiave d’accesso, con le proprie impronte digitali. Si scatena così un turbinio di tentati rapimenti, sequestri, fughe, salvataggi da parte di mercenari addestrati e sparatorie in quelli che sono senza dubbio i giorni peggiori dell’intera esistenza dello sventurato Harry.

Grottesco in molti passaggi, ancor più nella caratterizzazione dei personaggi, Gringo – prodotto originale degli Amazon Studios -, approccia il thriller con il sorriso sulle labbra, anche quando si tratta di descrivere le peggiori nefandezze, facendone una satira sociale a tratti un po’ scontate, ma certo divertente e che non annoia mai. Vere e proprie maschere sono i caricaturali Richard Rusk ed Elaine Markinson, resi con grande ironia rispettivamente da Joel Edgerton e Charlize Theron, che plasmano sullo schermo dei personaggi forse dalla psicologia non particolarmente sfumata, ma certo assai divertenti.

Tragicomico è anche il povero Harry, incarnato in maniera frizzante da David Oyelowo, che riesce subito a creare empatia nello spettatore per la serie di sventure a cui è sottoposto nel giro di poche ore e il modo a cui ad esse reagisce. Nell’ordine, un consulte afferma che sia povero, il suo capo gli volta le spalle, sua moglie (Thandie Newton) lo tradisce e un Cartello della droga è sulle sue tracce, e non è finita qui …

Sembra che tutto vada storto, ma lui stoicamente reagisce con un piglio quasi commovente, inventandosi stratagemmi degni dei Coen, per l’appunto. Certo, il meccanismo narrativo in Gringo è meno perfetto e l’incastro dei vari sviluppi a volte piuttosto forzato, altre un po’ scontato. Le trovate ci sono, intrattengono il pubblico con un ottimo ritmo, ma si eccede forse un po’ troppo con la rivelazione dell’amante dell’infedele consorte (meglio non specificare, ma è fin troppo prevedibile), o con “gli sviluppi assicurativi” che determinano un ulteriore degenerare degli eventi, o infine negli approcci sensuali e manipolatori di Elaine.

Insomma, sull’immoralità degli americani, o gringos, si calca molto la mano, ma per farlo gli sceneggiatori Anthony Tambakis e Matthew Stone perdono un po’ di vista il disegno d’insieme per eccesso di furor. Ancor più, alcuni colpi di scena e dialoghi rasentano il paradosso, come uno tra il cacciatore di taglie Mitch Rush (Charlto Copley) e il protagonista sull’esistenza di Dio e il suo impatto diretto nel mondo tangibile, con una svolta assurda in termini di intervento della divina Provvidenza.

Alcuni potranno dunque lamentare il buonismo che emerge qua e là durante tutto il minutaggio di Gringo e che esplode nell’epilogo, avvicinandolo più a una fiaba di Esopo a scopo didattico che a una cinica dark tale sul narcotraffico e sulla corruzione industriale. Fanciullesco e un po’ ingenuo, questo approccio in cui i cattivi perdono e i buoni in ultimo sono premiati, rispecchia però perfettamente l’animo di Harry e assume quindi una certa coerenza con il discorso portato avanti fin da principio. In sostanza, a volte è anche corroborante assistere alla discesa e alla successiva ascesa di un protagonista profondamente buono.

Di seguito trovate il trailer ufficiale: