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6/10 su 623 voti. Titolo originale: Westworld, uscita: 21-11-1973. Regista: Michael Crichton.

Riflessione | Alle origini di Westworld con Il Mondo dei Robot di Michael Crichton

29/06/2018 recensione di Redazione Il Cineocchio

Un salto nel tempo fino al 1973 per ritrovare i punti in comune del film non solo con la serie della HBO, ma anche con Jurassic Park e Terminator

La serie HBO Westworld – Dove tutto è concesso è indiscutibilmente diventata immediatamente un vero e proprio cult tra i fan della sci-fi più sofisticata e, con la recente trasmissione dell’ultimo episodio della seconda stagione, abbiamo deciso di continuare a parlare, esplorandone però le origini. Le radici del moderno cult per il piccolo schermo possono essere infatti direttamente ricondotte a oltre 40 anni fa, al cinema di fantascienza degli anni ’70 e alle storie del co-creatore Jonathan Nolan sull’Intelligenza Artificiale, nonché al suo interesse per … i videogiochi.

Il concept alla base di Westworld risale a quel cinico filone cinematografico della fantascienza che ha dominato la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, in cui veniva messo in scena un un futuro distopico, in cui l’umanità solitamente sprofondava in terribili incubi e che concretizzava le paure e le angosce più latenti dell’epoca. Eventi come la guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate avevano messo a dura prova la coscienza pubblica, e quello che Hollywood mandava in sala all’epoca lo rifletteva.

Uno di questi film fu Andromeda (The Andromeda Strain) di Robert Wise del 1971, in cui un letale microorganismo alieno minacciava di spazzare via l’intera umanità. Il film si basava su un romanzo di Michael Crichton, giovane laureato alla Harvard Medical School. Fu il suo primo grande successo in ambito letterario, a cui seguirono alcuni capolavori quali Jurassic Park, Congo, e molti altri best seller di stampo sci-fi thriller. Ben presto, però, Crichton rivelò di avere un vivo interesse anche per il cinema.

Il suo debutto dietro alla macchina da presa avvenne nel 1973, quando diresse personalmente Il mondo dei robot (Westworld), di cui lui stesso aveva scritto la sceneggiatura, che era ambientato in un futuristico e bizzarro parco di divertimenti per clienti facoltosi suddiviso in tre sezioni a tema – antica Roma, Medioevo e Far West – in cui androidi in tutto e per tutto uguali agli esseri umani – usati appunto come attrazioni – a un certo punto ‘impazzivano’ in seguito ad alcuni malfunzionamenti e cominciavano a fare strage degli avventori.

Westworld avrebbe dovuto quindi essere un parco che permettesse ai visitatori di vivere le loro più selvagge fantasie ambientate nel Vecchio West, ma (naturalmente!) tutto non poteva che prendere un bruttissima piega, anche se non veniva approfondita la causa dei guasti alle macchine. Se quindi in Colossus: The Forbin Project del 1970 la I.A. decideva di conquistare il mondo proteggere l’umanità – fosse d’accordo o meno -, non era per niente chiaro perché i robot di Westworld impazzissero. Sovviene allora immediatamente il paragone con HAL-9000, il computer di bordo con tendenze omicide di 2001: Odissea nello Spazio del 1968 che cessava di operare secondo il protocollo, semplicemente, per un problema tecnico. Vien dunque da chiedersi se sia stato un semplice glitch a portare un robot come il Pistolero (incarnato sul grande schermo da Yul Brynner) a uccidere … Oppure è d’improvviso divenuto – assieme agli altri ‘colleghi’ – senziente? O ancora, gli androidi si sono forse ribellati alle continue crudeltà dei loro padroni umani? E, comunque sia, quali sono le implicazioni della loro creazione? Molte erano le domande lasciate senza risposta da Michael Crichton, proprio per stimolare la riflessione in chi guardava.

Il Mondo dei Roboto fu accolto piuttosto bene dal pubblico e dalla critica e forse l’aspetto che maggiormente è rimasto impresso in chi l’ha visto è proprio il suo principale antagonista, il Pistolero. Il personaggio è palesemente ispirato al prototipico cowboy del selvaggio West, un’ode al Chris Adams sempre incarnata da Yul Brynner in I magnifici 7 (The Magnificent Seven) di John Sturges del 1960 (indossava perfino gli stessi abiti di scena!). Allo stesso tempo, tuttavia, ai caratteri dell’icona western per antonomasia combinava un paio di occhi abbaglianti e innaturalmente robotici, un incedere costante e una ferrea determinazione, che lo rendono un perfetto precursore del T-800 incarnato da Arnold Schwarzenegger in Terminator nel 1984. Non solo, John Carpenter stesso ha apertamente dichiarato che l’immortale Michael Myers del suo horror Halloween è stato ispirato dal Pistolero.

Molti sono inoltre gli elementi all’interno di Il Mondo dei Robot divenuti successivamente dei veri e propri stereotipi del genere. La Delos, società vagamente corrotta che compare nella pellicola, viene menzionata nel coevo 2022: I sopravvissuti (Soylent Green) di Richard Fleischer e anticipa la Omni Consumer Products di RoboCop, la Tyrell Corporation di Blade Runner e Weyland-Yutani di Alien. E non finisce qui: a innescare il collasso del parco di divertimenti e dei suoi letali intrattenimenti sembrerebbe essere un virus informatico, un concetto assolutamente innovativo per quel tempo. Infine, è stato un vero pioniere in termini di post-produzione, utilizzando l’elaborazione digitale delle immagini, fatto inedito in un film di Hollywood; in particolare il POV venne modificato per apparire pixellato, anticipando peraltro quanto poi fatto nel classico di James Cameron un decennio più tardi.

Negli anni che seguirono, furono fatti un paio di tentativi per reiterare e capitalizzare il successo di Il Mondo dei Robot, tra cui il sequel Futureworld – 2000 anni nel futuro di Richard T. Heffron(Futureworld, USA, 1976), nel quale non fu coinvolto Michael Crichton e che si rivelò un flop. Forse non proprio esaltante, la pellicola costituì però un ulteriore notevole passo in avanti nelle tecnologie digitali: è infatti il primo lungometraggio ad aver utilizzato la CGI in 3D in una breve sequenza con un computer creata da Ed Catmull, poi divenuto presidente della Pixar e dei Walt Disney Animation Studios. Sempre dalla medesima fonte venne quindi tratta nel 1980 una serie televisiva intitolata Alle soglie del futuro (Beyond Westworld), di cui vennero prodotti solo 5 episodi (tre dei quali andati in onda) prima che venisse cancellata.

Indubbiamente, l’erede di maggior successo del concept pessimista al centro di Il Mondo dei Robot è un altro libro dello scrittore scomparso nel 2008, vale a dire Jurassic Park. Come nel predecessore, anche in quest’ultimo l’azione è ambientata in un parco a tema, ma al posto dei robot troviamo dei dinosauri in carne ed ossa, creati artificialmente. Anticipando quindi molti aspetti portati avanti in Jurassic Park, Il Mondo dei Robot ne sembra quasi una prima bozza, che con il successore avrebbe condiviso il medesimo fulcro narrativo: una spettacolare attrazione desunta da un’epoca passata (o addirittura da un’altra era geologica) all’apparenza perfettamente progettata, un malfunzionamento improvviso che si rivela fatale, la ricerca di ingenti profitti che porta all’inevitabile fallimento (la natura corruttiva del capitalismo) e creature soggiogate che si ribellano all’uomo troppo superbo.

Nel frattempo Il Mondo dei Robot, dopo l’ultima filiazione risalente agli anni ’80, venne messo da parte per più di 30 anni, fino al recente debutto della serie TV della HBO. A recuperare la geniale idea e a riproporla in versione modernizzata è stato come sappiamo Jonathan Nolan, che con il fratello Christopher già in precedenza aveva una certa esperienza in termini di fantascienza e che tra gli altri ha sceneggiato un paio di film in cui troviamo anticipati alcuni elementi centrali del recente show. Anzitutto in The Prestige (2006). Sebbene la trama e l’ambientazione siano di tutt’altra natura, la centralità della nozione di illusione e la riflessione su cosa sia finzione e cosa invece reale è assai vicina a quella al centro di Westworld. In Interstellar (2014) troviamo invece due Intelligenze Artificiali con una forte personalità, benché fedeli ai loro umani – una sorta di opposto degli androidi di Westworld. In ultimo, Jonathan Nolan ha creato la serie Person of Interest per la CBS, nei cui episodi un’Intelligenza Artificiale osserva ogni mossa di ignari cittadini, potendone prevedere le azioni e le intenzioni in ogni momento. A un certo momento viene poi introdotta una seconda e più minacciosa I.A., con l’idea quindi che potessero esisterne di buone e di cattive, idea che verrà poi ripresa proprio in Westworld. Infine, il dibattito sulle Intelligenze Artificiali e sulle loro implicazioni nelle nostre vite è divenuto nel corso degli anni più articolato e stringente, soprattutto negli ultimi tempi, in cui tali tecnologie sembrano essere sempre più vicine alla loro effettiva concretizzazione. Dunque i tempi erano maturi per una serie TV di ampio respiro che ne esplorasse ogni possibile declinazione, anche la meno felice e ottimistica.

L’interesse di Jonathan Nolan per i videogiochi, e in particolare per quelli di genere open world, ha avuto inoltre un decisivo impatto nel reimmaginare Westworld per la sua versione seriale. Secondo quanto affermato dallo sceneggiatore stesso (via IGN), all’origine di tutto c’è stata “l’idea che la vita cominciasse sempre più ad assomigliare a un videogioco”,  e che “con abbastanza soldi e sufficiente progresso tecnologico, si potrebbe arrivare a un punto in cui vivere, come fanno molte persone, una parte significativa della propria vita in un universo di fantasia … Ci si dissolve veramente in quell’esperienza e si vive la propria vita al suo interno – non in un mondo reale, ma in un mondo curato [attentamente]. Uno che è distinto dal mondo reale perché lì esiste un fine, ci sono delle regole. C’è una narrazione. La vita, la vita reale, resiste alle linee narrative. Non ci sono livelli nascosti. C’è solo il dannato caos. Ma nell’universo del gioco ci sono sempre livelli più profondi di significato”. Un po’ quello che accade anche nel romanzo Player One di Ernest Cline (trasposto recentemente al cinema da Steven Spielberg col suo Ready Player One).

E senza dubbio Westworld, con la sua estrema complessità, contiene molteplici livelli di significato, alcuni più immediati, altri assai meno.

Intanto di seguito trovate il trailer originale di Il Mondo dei Robot:

Fonte: IGN

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