Home » Cinema » Horror & Thriller » [recensione] Killing Ground di Damien Power

Voto: 6/10 Titolo originale: Killing Ground , uscita: 24-08-2017. Regista: Damien Power.

[recensione] Killing Ground di Damien Power

26/07/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Piacevole variazione su tema del killer alla Wolf Creek, il lungometraggio di debutto del regista australiano è ulteriore conferma della validità del cinema autoctono

Debutto alla regia di Damien Power dopo diversi cortometraggi quali A Burning Thing e Boot, Killing Ground riprende senza particolare visionarietà, ma con una buona tecnica quanto già visto in Wolf Creek, risultando una piacevole variazione su tema del sottogenere.

Killing Ground posterSolo ieri vi abbiamo parlato di Blood Hunt di Sam Curtain (la nostra recensione), in cui un gruppetto di perversi autoctoni si aggirava per le sterminate lande australiane alla caccia di possibili vittime, per poi torturarle a dovere; il sanguinosissimo epilogo del film aveva certo deliziato il recensore… Un simile canovaccio vale per Killing Ground, il cui titolo peraltro si rifa alla terminologia legata caccia come il suddetto, costituendo una chiara dichiarazione d’intenti. Quivi però si riducono i predatori, da tre a due, German (Aaron Pedersen) e Chook (Aaron Glenane), e si moltiplicano le vittime, avendo così maggior materiale con cui movimentare il minuntaggio.

Il preambolo è piuttosto lungo e l’attesa per il momento clou piuttosto dilatata; é infatti inizialmente, e per una buona mezz’ora, strutturata una estesa premessa che presenta i tre gruppi di personaggi, in preparazione dell’incontro tra prede e cacciatori, che costituirà poi l’apice dell’azione. Divisi in tre piccoli gruppi che in principio si tangono solo in maniera appena percettibile, anzitutto abbiamo i già citati killer, che in un lungo antefatto vengono mostrati mentre si aggirano in cerca della prossima prema; poi ci sono Sam (Harriet Dyer) e Ian (Ian Meadows), una giovane coppia di innamorati che ha deciso di trascorrere il capodanno da soli in un romantico campeggio; infine troviamo i loro unici vicini, nel luogo altresì isolatissimo, ossia una famigliola amante della natura, composta dai coniugi Margaret (Maya Strange) e Rob (Julian Garner), dalla figlia adolescente Em (Tiarne Coupland) e da un neonato, Ollie (nella parte del quale si alternano i due gemelli Liam e Riley Parkes).

A lungo la macchina da presa segue i personaggi, tra amoreggiamenti, scampagnate, giri per i bar dei due loschi individui e simili amenità, poi finalmente si arriva agli inseguimenti e alle torture. Diversamente da Blood Hunt, che costruiva buona parte della suspense già dal viaggio in macchina, Killing Ground sceglie in primo luogo di ambientare le fughe nei bochi e pressoché solo a piedi, a parte un paio di passaggi marginali; tale scelta è certo intelligente, sfruttando lo spazio per generare angoscia, trasmettendo allo spettattore il senso di ansia e smarrimento dei fuggitivi bracciati nel labirinto di alberi.

Meno saggia invece è la decisione di tralasciare quasi tutta la violenza sugli sventurati, rendendo quello che prometteva di essere un torture porn un po’ monco, e discostandosi così dal felice esempio rappresentato nonché da Wolf Creek, in cui la parte di sevizie ai prigionieri viene mostrata con dovizia di particolari e dilungandosi parecchio. Certo, vero è che ci sono anche immagini forti, come un crudele gioco alla Guglielmo Tell procrastinato su dei bersagli legati con una lattina di birra sul capo, ma si tratta di pochi colpi, una pallottola in testa a uno, una nel costato all’altro e si taglia corto così. Per il resto sono solo peregrinazioni per i sentieri boschivi, inizialmente percependo solo la minaccia dello sconosciuto accompagnatore di turno, ossia il carnefice, poi quando questa è conclamata, correndo a perdifiato nel tentativo di salvasi.

killing groundPer lo spettatore alla ricerca di un po’ di serio slasher, dunque, non è questo il titolo giusto, e di gore ci sono pochi particolari, il resto è solo costruzione di ritmo e tensione, mai del tutto appagata. D’altro canto per i cultori delle pellicole più estreme e sperimentali, alla Pig (la nostra recensione) per intenderci, qualche minaccia, un paio di colpi secchi e qualche sberla non sono sufficienti per tenere alto il livello di attenzione, per tutti gli altri si tratta invece di un buon compromesso, anche se un po’ troppo si pesca anche in questo caso dalle convenzioni di genere e un po’ troppo si censurano i passaggi più truci.

Indubbiamente però la struttura, che è basata sulla compenetrazione di due piani temporali differenti, riesce a coinvolgere chi guarda e nessuno viene risparmiato per politically correct; c’è anzi l’uccisione di un personaggio che si rivela particolarmente scioccante, almeno per ciò a cui siamo abituati oggi, non per il modo, ma per l’obiettivo (non specifichiamo oltre per evitare spoiler). Infine, anche quando tutto sembra tranquillo, ci sono momenti del tutto inaspettati che ribaltano la situazione e lasciano il pubblico stupito, fatto raro di questi tempi.

Non particolarmente brutale, né eccezionalmente innovativo Killing Ground è comunque un buon esempio di thriller su efferati serial killer con qualche incursione in dettagli più truci, che ci mostra ancora una volta quanto possa essere promettente la cinematografia australiana.

Di seguito il trailer:

Horror & Thriller

«Pensavo mi avessero dato il copione sbagliato»: Christian Bale racconta perché La Sposa! era troppo rischioso per Hollywood

di Stella Delmattino

L'attore ripercorre la sua prima reazione alla sceneggiatura di Maggie Gyllenhaal e difende una scelta creativa coraggiosa, nonostante il difficile risultato al botteghino

mama bear curry barker corto spiegazione
Horror & Thriller

Mama Bear, il finale spiegato: chi è il doppio di Floyd e perché Lacey uccide la persona sbagliata?

di Stella Delmattino

Il cortometraggio horror del regista di Obsession si conclude con una rivelazione inquietante, ma dissemina anche indizi che suggeriscono una storia molto più tragica di quella mostrata

mama bear corto 2026 horror curry barker
Horror & Thriller

Il regista di Obsession ha pubblicato gratis un nuovo horror su YouTube: dura 5 minuti e lascia più domande che risposte (VIDEO)

di Stella Delmattino

Curry Barker torna alle origini con un cortometraggio inquietante, costruito attorno a una telefonata misteriosa e a una situazione che precipita rapidamente nell'incubo

Morgan Freeman in Le ali della libertà (1994)
Horror & Thriller

Le ali della libertà: fu un flop e non vinse nemmeno un Oscar, oggi è il film più amato di sempre su IMDb

di Stella Delmattino

Uscito nel 1994, il dramma con Tim Robbins e Morgan Freeman ha avuto una seconda vita grazie al pubblico, conquistando nel tempo un primato straordinario