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7/10 su 260 voti. Titolo originale: The Night Comes for Us, uscita: 05-10-2018. Regista: Timo Tjahjanto.

Recensione Sitges 51 | La notte su di noi di Timo Tjahjanto

17/10/2018 recensione film di William Maga

Iko Uwais e Joe Taslim sono al centro di un action viscerale e sfrenato, che riscrive i canoni degli scontri corpo a corpo e della violenza grafica alzando l'asticella a un livello impensabile

Quando si partecipa a un festival di settore, bisogna sempre ricordarsi di rimanere cauti nel distribuire giudizi esaltati o distruttivi nei riguardi del film che si è appena finito di vedere, in quanto tale ambiente finisce spesso per favorire – e amplificare – l’esperienza, rendendoci inclini ad affermazioni radicali in un senso o l’altro. Questo particolare ‘problema’ non è applicabile però a La notte su di noi (The Night Comes For Us), rappresentante più recente del genere azione / arti marziali proveniente dalla lontana Indonesia. Non si tratta semplicemente del lungometraggio più violento e gore presentato in anteprima al Festival di Sitges (o dell’intero 2018 …), ma dell’action più cruento e scatenato forse mai realizzato fino ad oggi, con largo distacco. Il prolifico sceneggiatore e regista Timo Tjahjanto (che qui ha presentato anche l’horror di possessione May the Devil Take You, la nostra recensione) ha realizzato qualcosa di stupefacente ed esaltante, capace di andare a posizionarsi vicino (più in alto??) ai due The Raid.

Tranquillamente l’opera più riuscita di Timo Tjahjanto, La notte su di noi è, proprio come i precedenti lavori, un po’ più cattivo rispetto alla produzioni di Gareth Evans (col quale ha collaborato direttamente nel segmento Safe Haven di V / H / S 2). Nei film del regista gallese (tornato da pochissimo sulle scene con Apostolo, la nostra recensione), era un bravo ragazzo a fronteggiare orde di cattivi inferociti. Tjahjanto ci offre invece alcuni anti-eroi nella migliore delle ipotesi, e poi fa in modo che – virtualmente – tutti quanti subiscano ferite e lesioni gravi per i loro crimini. Joe Taslim (Fast & Furious 6) è Ito, membro d’elite e venerato killer della leggendaria e sfuggente squadra chiamata Six Seas, incaricata di tenere sotto controllo l’equilibrio in tutto l’impero criminale gestito in Asia dalle Triadi cinesi commettendo massacri indicibili.

Dopo anni passati a eseguire gli ordini più truci, Ito intravede una possibilità di redenzione negli occhi di una bambina, ultima sopravvissuta a uno di questi genocidi, e decide perciò di prenderla con sé e fuggire. Naturalmente, i vertici dell’organizzazione criminale si mettono presto sulle sue tracce, esigendone la testa. Fuggito nella sua città natale, l’uomo deve così affidarsi a malincuore ai suoi ex amici per tenere in vita la piccola e per respingere gli assalti delle infinite ondate di soldati e mercenari di strada che si presentano alla sua porta. Tuttavia, anche un suo vecchio conoscente, Arian (Iko Uwais), si ritrova tra i candidati per rimpiazzare Ito nei Six Seas e dovrà ucciderlo se intende ottenere l’ambito posto. Altri misteriosi personaggi entrano nella mischia, tra i quali la pericolosa motociclista interpretata da Julie Estelle (Kuntilanak), dalla lealtà ambigua, ma dalle letali abilità fuori discussione.

Detto questo, passiamo subito all’azione. Se è vero che la sceneggiatura fa davvero un buon lavoro nel garantire quel tono da melodramma nello stile di John Woo capace di tenere il pubblico legato ai personaggi principali, che prima erano fratelli (per nascita o per profondo legame) e che ora devono combattere – e morire – fianco a fianco, il biglietto (o l’abbonamento, visto che verrà distribuito in esclusiva da Netflix) è stato probabilmente pagato dai più per poter godere delle sequenze d’azione ai limiti dell’impossibile che Timo Tjahjanto si propone di darci in pasto. In primo luogo, i set scelti, un altro punto forte dello script.

Veniamo trasportati in una sfaccettata sequela di ambienti diversi, dove i protagonisti combattono con le armi più disparate, dalle pistole agli AK-47 alle granate, dalle ossa di bovini macellati (già!) ai ganci per manzi, dalle palle da biliardo fino ai pugnali ricurvi e i lacci in ferro per strangolare (e tagliare) branditi dalle sadiche Hannah Al Rashid e Shareefa Daanish. Una critica che spesso viene sollevata nei confronti dei film d’azione o di arti marziali ultraviolenti è la ripetitività di certe scelte artistiche. Beh, qui queste obiezioni non possono certo essere fatte, visto che La notte su di noi ha un ritmo e una varietà di duelli e pestaggi molto oltre lo standard. Tuttavia, sono la regia e il cast ad accendere davvero la miccia. E’ di gran lunga il lavoro dietro alla mdp più ambizioso e riuscito del regista indonesiano, che si assicura di farci vedere veramente ogni momento dell’azione. A volte la telecamera è frenetica, montata direttamente su armi da fuoco o attori, ma questo dinamismo non va mai a scapito della chiarezza della scena. Tutti quanti sono impegnati nella lotta e negli stunt, che sono progettati per rendere ogni sforzo limpido e rendere giustizia alla loro preparazione.

C’è l’esperto Iko Uwais dietro alla progettazione delle coreografie dei combattimenti, e il risultato è assolutamente spettacolare, oltre ogni immaginazione. Gli scontri hanno carattere, ritmo ed elementi distintivi che permettono a ciascuno di emergere, portarne avanti i tratti caratteriali precisi e distinguere i vari personaggi dalla massa. Infine, la squadra addetta agli effetti speciali pratici merita un ulteriore elogio. Quasi certamente in La notte su di noi è stata usata la CGI, ma la stragrande maggioranza delle coltellate, dei colpi di proiettile esplosi in faccia (con relative devastanti ferite), delle dita tagliate che volano, gli impalamenti, delle tibie e dei gomiti spezzati, dei gorgoglii e degli zampilli di sangue, degli arti tranciati, dei tavoli e dei muri sfondati e delle esplosioni sono state eseguite con effetti in-camera o con protesi e strumenti artigianali.

E lasciatevelo dire, questo film è davvero inondato di viscere, qualcosa che riscrive la dicitura R-Rated. Ogni azione violenta ha una conseguenza fisica ben percepibile. Nessuna parte del corpo umano viene risparmiata. Sconfina a tratti nel body horror e nello splatter puro (o nel cartoonesco), quindi i più sensibili è meglio che cerchino qualcos’altro per passare la serata. È un baccanale del sangue. In più, presto capiamo che un confronto finale diretto tra Ito e Arian sia purtroppo inevitabile, ma prima di arrivarci veniamo investiti da una così vasta gamma di duelli, assalti e risse che quasi si stenta a credere che sia rimasta benzina nel serbatoio per l’ultimo imprevedibile combattimento. Fatto sta che poi arriva, ed è una lotta di 15 minuti destinata a fare scuola. Il team di produzione ha confermato che ci sono volute due settimane per girarla, e si vede.

I due film di The Raid sono diventati in qualche modo un punto di riferimento per ciò che il cinema d’azione moderno può raggiungere quando si impegna, senza contare che hanno (ri)lanciato un’intera industria in Indonesia e hanno permesso di far conoscere al mondo molteplici talenti che sono stati chiamati negli ultimi tempi a Hollywood. La notte su di noi è lo straordinario livello successivo per quel gruppo di artisti marziali, un’opera che rimescola le carte, raddoppia la sua dose di indonesianità ed eredita il titolo di ultimo contendente internazionale in grado di mostrare al mondo cosa può essere il cinema d’azione nel 2018. Difficile dire dove andrà a collocarsi questo film nel pantheon dei titoli action, ma è certo un nuovo – altissimo – punto di riferimento per la quota di violenza e di inventiva nella messa in scena dei corpo a corpo sullo schermo.

Di seguito il trailer internazionale e uno sneak peek originale di La notte su di noi, che verrà messo direttamente a catalogo da Netflix il prossimo 19 ottobre:

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