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7/10 su 698 voti. Titolo originale: Marrowbone , uscita: 27-10-2017. Budget: $8,000,000. Regista: Sergio G. Sánchez.

Recensione | Marrowbone di Sergio G. Sánchez

26/02/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Buono nelle premesse, ma assai deludente nel portarle a degno compimento, il debutto alla regia dello sceneggiatore spagnolo ricorda in molti aspetti The Orphanage, risultando però assai più dispersivo e incongruente

Singolare ghost story declinata al dramma familiare, in Marrowbone (El secreto de Marrowbone) debutto alla regia dello spagnolo Sergio G. Sanchez, i fantasmi del passato si confondono con le psicosi e i pericoli del presente, delineando una vicenda che rimane criptica fino all’ultimo fotogramma, ma che è tanto oscura da risultare poco comprensibile in diversi passaggi.

Siamo nell’America degli anni Sessanta (seppure il film sia girato in Spagna) e quattro fratelli, Jack (George MacKay), Billy (Charlie Heaton), Jane (Mia Goth) e Sam (Matthew Stagg) sono in fuga con la madre Rose (Nicola Harrison) dall’Inghilerra e si trasferiscono in una grossa e fatiscente casa in mezzo al nulla. Poco dopo, però, la donna si ammala gravemente e muore, lasciando da soli i figli a badare a sé stessi. Questi, quindi, compiono il solenne giuramento di fare tutto il possibile per non essere separati e decidono di fingere che la genitrice sia ancora viva finché Jack, il maggiore tra di loro, non abbia computo 21 anni e possa quindi diventare legalmente il loro tutore. Tuttavia, nascondere tale segreto non è affatto facile, soprattutto visto che il ragazzo si invaghisce di una vicina, Allie (Anya Taylor-Joy), e abbandona i propositi di minor contatto possibile con il mondo esterno per farle la corte. Ancor più, la situazione si complica quando lo spasimante di lei, il giovane avvocato Tom Porter (Kyle Soller), dopo aver seguito le ultime fasi del passaggio di proprietà della sua remota magione, inizia un po’ troppo per gelosia a interessarsi al rivale e ai consanguinei. A ciò si somma infine una sinistra presenza che sembra infestare le stanze vuote e fatiscenti.

Innegabilmente è l’apprezzabile sforzo di voler creare in Marrowbone una storia complessa ed intricata, che non si basi per forza solo su qualche jump scare, ma che sia capace di rimanere in bilico tra realtà e fantasmatico, riuscendo a costruire una notevole atmosfera. Tutto è sapientemente giocato sui particolari, dalla fosca e decadente ambientazione, tra scale scricchiolanti, specchi coperti per reconditi motivi e indefinite presenze che strisciando nelle intercapedini emettono suoni sinistri. Se, allora, per molto del minutaggio, ogni frase non detta, ogni ombra sfuggente, ogni suono risveglia la curiosità dello spettatore e aiuta a costruire un buon livello di suspense, tutto viene poi vanificato sul finale con un colpo di scena alquanto deludente. Per buona parte dell’horror, infatti, si percepisce l’abilità di Sergio G. Sanchez nello scrivere la sceneggiatura del suo primo film; il regista ha d’altro canto una certa esperienza nell’ambito degli script, avendo lavorato tra gli altri a The Orphanage di J.A. Bayona, con cui si percepiscono non poche affinità. Tuttavia, ancora più si sente l’ascendente del film di un altro connazionale, ossia The Others di Alejandro Amenabar.

Strutturato, dunque, su un già sperimentato meccanismo di progressiva scoperta di una sconvolgente verità, l’incastro si fonda sul susseguirsi di più piani temporali sovrapposti in cui sono alternati più momenti decisamente enigmatici a parziali colpi di scena, che compongono in ultimo il disegno complessivo. La diegesi ruota allora intorno a dettagli e momenti nodali, soprattutto uno, lasciato volontariamente indefinito: un uomo compare all’improvviso e spara alla finestra della casa dove i protagonisti conducono la loro esistenza appartata, il proiettile lascia un buco ne vetro, ma non ci viene rivelato di più. Subito dopo la narrazione si sposta repentinamente avanti di sei mesi, dopo il funesto evento, quando inizia una presenza terrificante, che terrorizzando di volta in volta uno dei suoi giovani abitanti. In teoria i presupposti sono buoni, ci sono tutti gli ingredienti necessari a creare unadeguato livello di tensione, alla quale concorrono la regia, la fotografia e la performance dei giovani membri del cast, ma l’enigmaticità di cui la trama è intrisa viene vanificata dal deludente epilogo, in cui tutto il mistero viene risolto in maniera non esattamente esaltante (non si può approfondire oltre per evitare spoiler). Non solo, a fornire ulteriore materiale alla pessima rivelazione finale è la sottotrama incentrata sull’idillio amoroso tra Allie e Jack, che si dimostra in fin dei conti melliflua, abbozzata e dispersiva. Ultima poi tra le note negative è anche la mancanza di ritmo, indubbiamente tesa ad acuire l’indefinitezza e il senso di sospensione, che invero però finiscono per dilatare troppo il racconto, facendo percepire i suoi 110 minuti di durata come un tempo infinito.

Sebbene quindi i propositi siano buoni, Sergio G. Sanchez non riesce in Marrowbone a dare del tutto concretezza alle promettenti premesse, ma si perde quando si tratta di tirare le fila e portare il tutto ad un degno compimento.

Di seguito trovate il trailer ufficiale del film:

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