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5/10 su 467 voti. Titolo originale: The 15:17 to Paris, uscita: . Budget: $30,000,000. Regista: Clint Eastwood.

Recensione | Ore 15:17 – Attacco al treno di Clint Eastwood

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In nome del cinema verità, tre eroi vengono chiamati a rifare sé stessi; funziona tutto, anche quegli aspetti che non funzionano

Fino ad oggi il regista Eastwood aveva rispecchiato appieno il personaggio incarnato dal Clint attore. Le poche parole e la continenza delle espressioni di quest’ultimo si erano sempre tradotte in film senza fronzoli e pieni di mestiere, atti a suscitare il sorriso e non la risata quando vogliono divertire o una commozione a ciglio asciutto quando virano al sentimentale. Tale ricerca della misura, unita al rigore del metodo di lavoro, hanno fatto la forza di Clint Eastwood e lo hanno reso un grande artigiano del cinema e delle emozioni che esso sa scatenare. Questa volta però, prima d’indossare il consueto grembiule da lavoro, egli si presenta in abito da Artista, del quale non siamo abituati a vederlo vestito. Non gli conoscevamo infatti quella genialità che lo ha indotto a raccontare la storia dell’attentato sventato il 21 agosto 2015 sul treno Amsterdam-Parigi servendosi come attori dei tre veri eroici protagonisti della vicenda. Questo esperimento va molto oltre quello tentato da Richard Linklater girando Boyhood nel corso di dodici anni per raccontare la crescita di un ragazzino in modo realistico. In questo caso il cinema sposa attualità e verità dei fatti perché Eastwood, più neorealista dei Re (cioè di Vittorio De Sica e Roberto Rossellini), non si limita a ricorrere ad attori non professionisti, ma li porta a interpretare esattamente sé stessi in alcuni momenti significativi per loro e per il mondo intero.

In questo modo Eastwood “make cinema great again“, adattando sì il mezzo al racconto della quotidianità delle vite vere di persone comuni, ma al tempo stesso marcando l’ovvia distanza da ogni operazione fai-da-te propria dell’epoca dei social network, non soltanto per la maestria del manico, ma anche per la grandezza del tema. Da un lato, per i tre ragazzi (Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler) è stato difficile mostrare il proprio essere al mondo intero, rinunciando alla tipica maschera dell’attore, e rivivere catarticamente le sensazioni provate in un momento così delicato. Dall’altro lato, però, è stato facile perché hanno trovato la guida di un regista ormai molto pratico, dopo American Sniper (2014) e Sully (2016), nel raccontare storie di persone comuni che diventano eroi, e perché era per essi un idolo, grazie ai loro tanto amati Lo straniero senza nome e Impiccalo più in alto. La passione per la Storia, compresa quella militare, deve averli fatto familiarizzare subito con Eastwood il quale, dopo aver letto il libro autobiografico in cui hanno raccontato la vicenda (The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes) e aver deciso di farne un film, insoddisfatto dei primi casting ha avuto il guizzo di proporre a loro stessi il ruolo dei protagonisti. Per metterli a proprio agio li ha ripresi nelle loro chiacchierate, spesso senza copione, sfruttando l’inevitabile alchimia esistente tra persone che si conoscono fin dai tempi della scuola. Poi la vita li aveva allontanati: Stone all’Aeronautica Militare, Skarlatos nella Guardia Nazionale dell’Oregon e Sadler a studiare alla California State University di Sacramento. Si erano però sempre tenuti in contatto, fino a ritrovarsi fisicamente per un viaggio zaino in spalla in giro per l’Europa, con Parigi come ultima tappa. Che fino all’ultimo ha rischiato di essere annullata per i dubbi dei tre. Di tanto in tanto, Eastwood inserisce una sequenza flash di quello che accadrà alla fine perché, come da titolo, l’attacco al treno è il culmine di Ore 15:17 – Attacco al treno; esso parte però da lontano, raccontando l’adolescenza dei ragazzi, i loro problemi e la loro difficoltà di trovare un posto nel mondo. Poi vengono seguiti durante le tappe della loro vacanza in Europa, con scene che potrebbero apparire molto banali, ma devono essere lette secondo la chiave del realismo ricercato da Eastwood, che lo obbliga a mostrare tre ragazzi alle prese con le più ordinarie mete turistiche, come è capitato davvero.

Quello stesso realismo che lo ha poi indotto a ricostruire la lunghissima scena finale del treno utilizzando come attori di contorno il vero ferito, sua moglie e il loro compagno di viaggio, tutti entusiasti di far parte di Ore 15:17 – Attacco al treno. “Solo per la parte del terrorista abbiamo fatto ricorso a un attore, ma penso che anche lui avrebbe partecipato volentieri al film” ha scherzato Eastwood. Anche il treno non è ricostruito in un teatro di posa, come avrebbe fatto qualunque altro regista, ma è un vero treno Thalys che collega Amsterdam con Parigi (solamente preso a tratta invertita) che viaggia a trecento chilometri l’ora! Si può immaginare la difficoltà del regista, che torna qui a essere il grande artigiano che conosciamo, e del suo direttore della fotografia Tom Sterne nel girare le scene più importanti della pellicola in spazi angusti come i corridoi a quella velocità; di certo avranno fatto tesoro dell’esperienza accumulata con le riprese effettuate sull’aereo in Sully. Quel che si vede a partire da questo momento del film è in parte noto al pubblico, ma bisogna sottolineare anche la componente giocata dal Destino, che i ragazzi hanno saputo cogliere facendo la cosa giusta al momento giusto. Agevolati, certo, dalla loro esperienza in campo militare e di pronto soccorso; ma di sicuro non preparati a quel che sarebbe accaduto. Hanno agito d’impulso, come avrebbe potuto fare qualsiasi persona dotata di coraggio e senso di responsabilità.

La retorica che per una volta Eastwood non può fare a meno d’inserire con la vera scena finale della consegna della Legion d’Onore da parte del Presidente François Hollande non stona al cospetto di eroi capaci di mettersi in gioco una seconda volta come attori e i difetti che si possono trovare nella loro interpretazione o in altri aspetti del film (come per esempio la sceneggiatura) sono in realtà tutti voluti in nome della verità che Eastwood ha cercato e trovato, segnando un momento forse fondamentale per la storia del cinema. Anche se, a dirla tutta, c’è una pecca. Di non realistico infatti, c’è che degli squattrinati ragazzi che alloggiano in ostello vadano a pranzo al ristorante Gritti di Venezia e, per giunta, ordinino la pizza.

Di seguito il trailer italiano di Ore 15:17 – Attacco al treno, nei nostri cinema da oggi, 8 febbraio:

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