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5/10 su 24 voti. Titolo originale: Our House, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Anthony Scott Burns.

Recensione | Our House di Anthony Scott Burns

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Nicola Peltz e Thomas Mann guidano un cast di giovani attori la cui convincente prova corale risolleva un melodramma famigliare con i fantasmi che ha ben pochi spunti da horror puro

Ethan (Thomas Mann) e la sua ragazza Hannah (Nicola Peltz) stanno lavorando alla realizzazione di un apparecchio sperimentale che, se funzionasse correttamente, potrebbe essere in grado di generare elettricità senza bisogno di fili. Tuttavia, i ragazzi non sanno che il dispositivo si può trasformare inavvertitamente anche in una sorta di tavoletta Ouija Wi-Fi capace di evocare gli spiriti. Gli esperimenti iniziali vengono comunque improvvisamente sospesi quando, dopo che i genitori del ragazzo muoiono in un tragico incidente stradale, lui si ritrova costretto a mollare il college e trovarsi un lavoro per badare al fratello minore Matt (Percy Hynes White) e alla sorellina Becca (Kate Moyer) e ad aiutarli ad adattarsi alla vita senza mamma e papà. La ricerca fai-da-te si sposta così da un laboratorio universitario al garage di famiglia, mentre le prove sulla macchina proseguono tra ticchettii e ronzii. Ogni volta che Ethan accende il dispositivo, qualcosa di apparentemente paranormale avviene nella casa. Forme fumose si muovono a spirale nell’ombra. I pavimenti scricchiolano sotto passi invisibili. Ogni volta che la carica elettrica si amplifica, aumenta di conseguenza anche l’attività spettrale. Matt e Becca arrivano presto alla conclusione che i loro genitori hanno un messaggio dall’oltretomba per loro, ma Ethan non è così sicuro. Una volta che gli eventi prendono una svolta un po’ più sinistra, i tre fratelli realizzano finalmente che le presenze che aleggiano nell’abitazione potrebbero distruggere ulteriormente la loro famiglia.

Non importa come vi possa suonare questo veloce riassunto. Se siete alla ricerca del tipico horror con una casa stregata e volete sani jumpscare in sequenza, non troverete molto di tutto ciò in Our House. Basata sul semi-sconosciuto Ghost from the Machine di Matt Osterman del 2010, questa nuova versione del regista Anthony Scott Burns (Holidays) può essere più tranquillamente classificata come un thriller deliberatamente controllato che scaturisce sottilmente da un melodramma incentrato sulla famiglia. Nonostante si ponga obiettivi decisamente concreti per un film low budget del terrore, deve lo stesso impegnarsi per ritagliarsi uno spazio nel sottogenere. Non certo per colpa sua, curiosamente esce infatti a pochi mesi da due titoli molto apprezzati come A Quiet Place – Un posto tranquillo (la nostra recensione) ed Hereditary – Le Radici del Male (la nostra recensione). Puntando su un ritmo pacato e su una storia di fantasmi in fondo molto tradizionale (e PG-13), Our House non ha certo vita facile nel provare a tener testa ad avversari di quel calibro all’interno dell’arena in crescente espansione degli horror incentrati sui lutti famigliari. Il che non vuol dire che non riesca a lasciare un suo proprio segno. Solamente non colpisce così a fondo o non lascia cicatrici persistenti nello spettatore in grado di scatenare un qualsiasi dibattito che perduri anche dopo che sono finiti i titoli di coda. L’introduzione di ciascuno stabilisce quelli che sono i protagonisti in un modo che potrebbe essere descritto come paziente da alcuni o come laborioso da altri. Fortunatamente, tra i pregi del film c’è l’eccellente serie di prove attoriali di un cast sostanzialmente giovanissimo, sulle cui caratterizzazioni si poggia tutto l’intrigo iniziale. Ethan, Matt, Becca e gli altri non hanno delle personalità particolarmente briose, ma Anthony Scott Burns riesce a calibrare tutti quanti su una lunghezza d’onda che rende le loro interazioni organiche naturali e realistiche. In particolare, sin dai primi dialoghi Thomas Mann riesce a imporre un’inflessione tale da sembrare una persona vera piuttosto che un mero addetto alle spiegazioni, col risultato che i suoi manierismi funzionano efficacemente nel rendere accattivante Ethan.

L’aspetto più debole del film ruota invece attorno alla sua curiosa strutturazione. “Goffo” non è la definizione più corretta da usare, anche se Our House non riesce certo a tirare tutti i suoi fili con la precisione che ci si aspetterebbe. Tra le cose che probabilmente non sfuggiranno neppure allo spettatore meno attento, all’inizio c’è una terza persona che aiuta Ethan e Hannah con il progetto, la quale tuttavia scompare dopo il primo test per non essere mai nemmeno più menzionata. E la stessa Hannah svanisce per larghi tratti della pellicola. Ethan lavora in un negozio di ferramenta che in definitiva non ha alcuna utilità reale nel portare avanti la storia. I tre fratelli hanno poi un vicino di casa vedovo che a un certo punto torna prevedibilmente piuttosto utile, anche se viene presentato in modo bizzarro in due distinte scene, come se il secondo atto volesse ricordarci (ce ne fosse il bisogno …) che il proiettile messo in canna durante il primo non è ancora stato sparato. In sostanza, la sceneggiatura scritta da Nathan Parker avrebbe potuto beneficiare di almeno un’altra revisione per mettere meglio a punto la rilevanza effettiva dei personaggi secondari, tagliando sequenze inserite in momenti inopportuni. Senza contare che l’origine del vendicativo fantasma – non certo secondaria nell’economia del lungometraggio – resta per lo più avvolta nel mistero. Nonostante il ritmo incerto, il giudizio finale su Our House rimane tuttavia in costante bilico anche e soprattutto a causa della dipendenza da una formula eccessivamente nota: una bambina che parla con un amico immaginario; un passaggio segreto che porta a una stanza nascosta; un mistero pluridecennale che coinvolge uno spirito iroso e irrequieto. L’elenco dei cliché riciclati è lungo quasi quanto la sua parsimoniosa discesa nell’azione.

In ogni caso, non importa quanto siano logori, non sono gli strumenti usati a definire un film, piuttosto come vengono utilizzati. Con questo in mente, Our House finisce per essere uno sforzo al di sopra della media delle produzioni che attualmente arrivano al cinema e tra quelle che provano ad esplorare le reazioni di giovani protagonisti in lutto per la perdita dei genitori. Ed è vero che inciampa su alcuni punti della trama lasciati irrisolti lungo il percorso che porta a un traguardo non proprio innovativo, ma per chi cerca horror leggeri che cuociono a fuoco lento e si accontenta di storie non intrise di sangue e spaventi sonori ogni cinque minuti, le atmosfere generali e la buona prova del cast possono senza dubbio non far rimpiangere l’ora e mezza spesa per la visione.

Di seguito trovate il secondo trailer originale di Our House:

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