Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione (per me, è no) | Le foto di Gioia di Lamberto Bava

5/10 su 37 voti. Titolo originale: Le foto di Gioia , uscita: 02-04-1987. Regista: Lamberto Bava.

Recensione (per me, è no) | Le foto di Gioia di Lamberto Bava

17/08/2020 recensione film di William Maga

Nel 1987 Serena Grandi era la protagonista di un giallo vagamente erotico recitato male e scritto peggio

Trine Michelsen in Le foto di Gioia (1987) film

Abbandonato definitivamente lo pseudonimo John Old jr. (omaggio al padre Mario e retaggio di anni più grami), nel 1987 Lamberto Bava si lasciava alle spalle Demoni (1985), dimenticandosi per un po’ gli effetti speciali shock dei suoi ultimi film, ritornando in qualche modo con Le foto di Gioia (uscito all’estero come Delirium) al filone del suo esordio (ricordate Macabro del 1980?), ossia al giallo d’atmosfera e calibrata suspense, un thriller moderatamente sanguinano incentrato sulle nudità sempre meno hard della procace Serena Grandi.

le foto di gioia film poster 1987L’idea di partenza di questo film, scritto da uno svogliatissimo Luciano Martino (Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave) e prodotto dalla Rete Italia di Silvio Berlusconi, sarebbe pure interessante e ‘astuta’, con la sua commistione di brividi ed erotismo (due filoni di indubbia presa sul pubblico), spregiudicate figure femminili e pericolosi maniaci dalla doppia identità.

Purtroppo, però, il risultato finale, pur essendo decente nella resa spettacolare e tecnica, non riesce a scegliere una strada ben definita tra le molte che tenta di percorrere e, in questo modo, non soddisfa né la platea che spera in un articolo softcore né quella che si attende un serrato giallo, finendo per diventare un titolo più adatto alla prima serata televisiva, pronto a turbare un pochino, senza offendere, il pubblico casalingo del piccolo schermo.

Protagonista della vicenda è l’editrice di un patinato ed estetizzante giornale di bellezze nude, Pussycat. La pubblicazione, non esplicitamente volgare, ma semplicemente edonistica secondo il consumistico canone vigente e vincente, viene pilotata con grinta e competenza da una giovane e affascinante vedova, ex modella glamour e disinibita, nonché già sposa felice dell’editore morto in un drammatico incidente automobilistico.

I successi di Gioia e la sua escalation sociale e professionale generano l’invidia di una editrice più anziana (interpretata da una brava e sfiorita Capucine, bellezza fredda ed elegante degli anni Sessanta), anche se le foto del titolo riguardano – nello specifico – un servizio che ancora oggi, a tre anni di distanza da quando fu realizzato, manda in tilt un assassino che non ci sta tanto con la testa, un ‘matto’ che vede tutto rosso (il film è un tripudio di filtri) e che ansima come di consueto prima di colpire le sue vittime, le fotomodelle piuttosto formose ingaggiate per rilanciare la rivista.

Intorno a Gioia si muove, chiaramente, la solita folla di sospettabili: un fotografo omosessuale che anni prima sarebbe stato pane per i denti di Helmut Berger, una attempata lesbica che vorrebbe comprare la rivista e farsi la padrona, una segretaria impeccabile ma dall’occhio allucinato (Daria Nicolodi), un fratello sorridente che fa cilecca a letto, un attore playboy che racconta un sacco di bugie e un ragazzo paralizzato che dalla villa di fronte – proprio come James Stewart in La finestra sul cortile – ha visto l’assassino in azione (o almeno così dice …).

L’omicida è uno di questi personaggi (ma non diremo quale), ovviamente, anche se Lamberto Bava dissemina gli indizi giusti perché lo spettatore prima del ridicolo commissario di polizia scopra da solo il colpevole.

Serena Grandi e Vanni Corbellini in Le foto di Gioia (1987)Visto così, questo giallo ambientato nel mondo dell’editoria sexy di lusso parrebbe pure commercialmente perfetto, peccato che Lamberto Bava non si sia ancora accorto che gli attori in un film, contano, soprattutto quando l’indagine psicologica pretende di sostituirsi ai vecchi trucchetti del terrore più truci. Invece tutti quanti, insieme alle foto di Gioia (scattate, spiegano i titoli di testa, dal celebre Angelo Frontoni), sembrano in posa, incerti se mostrare l’anima o il corpo, perplessi di fronte a un intreccio poliziesco a cui, francamente, è difficile credere appena un po’.

Perfino Serena Grandi risulta sperduta nei corridoi psicanalitici di una storiella che l’ex Miranda sembra interpretare con curiosi accenti autobiografici, quasi che la carriera di Gioia — da ardimentosa ‘maggiorata’ di provincia a monumento nazionale del nudo rassicurante — fosse il ricalco della propria.

Scritto coi piedi e recitato anche peggio, Le foto di Gioia soffre di un umorismo involontario che stride con le dichiarazioni di intenti del regista dell’epoca (“Mi piace l’erotismo intelligente, che è una questione di testa”). Per amalgamare voyeurismo e brutalità con qualche suggestione bisogna essere Brian De Palma, altrimenti si finisce, proprio come accade a Lamberto Bava qui, con il citarsi addosso (il film è popolato di zombie finti che rimandano abbastanza palesemente a Demoni), sperando che il seno prosperoso di Serena Grandi – vestita da grandi sarti, sempre ‘firmata’ anche nella biancheria da notte e pochissimo svestita – faccia tutto il resto. Cosa forse possibile se dietro la cinepresa ci fosse stato ancora una volta Tinto Brass.

Di seguito il trailer americano di Le foto di Gioia:

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