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6/10 su 3490 voti. Titolo originale: Bad Boys II , uscita: 18-07-2003. Budget: $130,000,000. Regista: Michael Bay.

Recensione story | Bad Boys II di Michael Bay

04/02/2020 recensione film di Francesco Chello

A otto anni dal primo capitolo, Will Smith e Martin Lawrence tornano per le strade di Miami per un sequel larger than life

bad boys II film 2003

Con le dinamiche attuali, un successo come quello del primo Bad Boys (la recensione) avrebbe dato vita ad un sequel nel giro di un paio d’anni al massimo. Bad Boys II, invece, di anni ne impiega otto per arrivare sullo schermo. I suoi nomi portanti non si fanno prendere dalla frenesia, ma si lanciano in altre (proficue) scelte di carriera. Mi riferisco in particolare a Michael Bay e Will Smith, che dal primo film si catapultano su una vera e propria rampa di lancio. Con The Rock, Armageddon e Pearl Harbor, il regista infila altri tre grandi successi al box office. L’attore ha visto il suo star power crescere vertiginosamente, prende parte a due campioni d’incassi come Independence Day e Men In Black, lo stesso Nemico Pubblico per quanto non faccia registrare i numeri dei precedenti ottiene un buon riscontro al botteghino; Wild Wild West non viene accolto bene dalla critica mentre La Leggenda di Bagger Vance non incassa quanto sperato, ciò non impedisce a Will di arrivare a sfiorare un Oscar con Alì, solido biopic firmato Michael Mann. Lo stesso Martin Lawrence sforna più di un film, anche se a sensazione direi che probabilmente con lui sarebbe stato più semplice ottenere un sì e convincerlo ad accettare un nuovo Bad Boys tra un Da Ladro a Poliziotto e un Big Mama.

bad boys II film posterBad Boys II nasce come un gasatissimo more of the same, ma non solo. Nel senso, il mood è quello, ma tra una sparatoria e un’esplosione riesce a trovare il tempo per apportare qualche accorgimento alla formula del precedente. Sul versante action l’imperativo (centrato) è quello di alzare l’asticella di svariate tacche, mentre l’aspetto comedy registra qualche adeguato ritocchino così come la caratterizzazione dei personaggi (e del loro rapporto) va ad approfondirsi.

Per capire la portata della produzione e delle ambizioni di Michael Bay in termini di spettacolarizzazione, basterebbe citare il budget di ben 130 milioni di dollari, che supera di circa sette volte quello del suo predecessore. L’azione (e tutto il suo repertorio) raggiunge il cosiddetto next level per l’epoca, inanellando una serie di sequenze fuori di testa. Ora per me sarebbe facile liquidare il discorso parlando (genericamente) di svariate scene da citare senza entrare nello specifico. Piuttosto, entriamoci e citiamole. L’intro stavolta non è un siparietto, ma un prologo itinerante che tocca Amsterdam e il Golfo del Messico prima di arrivare a Miami dove, nel mezzo di un incontro di una sorta di Ku Klux Klan intervengono i due protagonisti a suon di pallottole. Nella prima mezzora c’è tempo, inoltre, per un inseguimento pazzesco, lunghissimo, con auto volanti lanciate da un camion (trovata che ricorda La Recluta del 1990, di – e con – Clint Eastwood) e un motoscafo che esplode nel mezzo di un’autostrada (non avete letto male, succede davvero).

E ancora, la sparatoria nella casa degli haitiani con interessanti panoramiche tra le stanze e colpi che passano tra le pareti, oppure l’inseguimento con lancio di cadaveri, lo scontro sul treno. Per finire con un incredibile showdown a Cuba, che parte coi nostri bad boys che saltano fuori dalle bare e prosegue con morti crivellati, una megavilla che esplode come se fosse un gavettone ed un funambolico inseguimento nel mezzo di una baraccopoli – chiaro omaggio a Police Story, diretto e interpretato da Jackie Chan nel 1985 – che termina sul recinto di Guantanamo. Un intero repertorio che, chiaramente, evidenzia l’eccellenza e la tecnica di Michael Bay e la sua visione di cinema spettacolare e testosteronico. Il regista, come di consueto, pianifica le sequenze al millimetro, il Bayhem può scatenarsi in tutta la sua potenza. Montaggio serrato, inquadrature di ogni tipo – con camere piazzate persino sulle autovetture, cercando di cogliere i dettagli di schianto e collisioni. Pallottole, fuoco e fiamme, morti ammazzati con un bodycount che conta 51 vittime. Paradossalmente, dall’altro lato della città si stava girando, più o meno nello stesso periodo, 2 Fast 2 Furious, probabilmente uno dei capitoli più deboli di un franchise che mi sta a cuore e che (almeno) dal quinto in poi setterà nuovi standard di azione matta e mirabolante così come Bad Boys II aveva fatto, a suo modo, nel 2003.

Miglioramenti, dicevo, anche sul versante comico, che risulta più gustoso, maggiormente ponderato, funzionale al contesto. Certo, qualche caduta non manca (Michael Bay conferma di avere un senso dell’umorismo un po’ particolare) tipo, per dirne una, il dialogo pieno di doppi sensi davanti alle telecamere dello store di elettronica. Ma stavolta le gag riuscite sono di gran lunga in maggioranza, penso alla piscina o i colpi nell’airbag o alla situazione coi ratti. Per arrivare alla scena del fidanzatino con menzione obbligatoria per Will Smith che chiede al malcapitato se ha mai fatto sesso con un uomo (seguito da un ‘vorresti?’) su cui rido ogni volta come uno scemo. Un quadro generale che aiuta a delineare la buona performance di Martin Lawrence in Bad Boys II, in linea col nuovo registro, mirata, moderata, meno frenetica, gradevolmente costante.

bad boys II gabrielleA questo giro Will Smith e Martin Lawrence hanno entrambi il primo nome sui credits, sovraimpressi in contemporanea, mentre il nome di Michael Bay compare – non a caso – su un’esplosione. Come detto, Smith ci arriva con uno star power elevato, chiaramente differente rispetto al 1995, la cosa si nota ma allo stesso tempo non comporta un declassamento del partner. Entrambi gli attori hanno messo peso, anche se in maniera diversa; l’ex principe di Bel Air ha messo massa, il buon Martin appare un più rotondetto – non quanto lo sia oggi, non è in sovrappeso ma sicuramente più paffuto rispetto a otto anni prima. Il carisma di Will Smith gli permette di rubare la scena più volte, specie nelle sequenze d’azione, ma Martin Lawrence fa il suo e gli viene concesso l’onore dell’ultima pallottola, all’opposto di quanto accaduto nel primo Bad Boys.

I due confermano e rafforzano il feeling, aspetto che come la volta scorsa può fare solo bene al film. Passi in avanti si notano nella caratterizzazione dei due personaggi, ma in particolare del loro rapporto. Un accenno rapido ma significativo al passato con l’yearbook e la famosa frase ‘We ride together, we die together, Bad Boys for life’ (che ispirerà il titolo del terzo capitolo), un’intensa amicizia di lunga data, strade che per ragioni differenti potrebbero separarsi ma che, invece, sono portate a collidere in un percorso destinato ad una nuova evoluzione – in questo senso, si rivela azzeccato l’inserimento del personaggio di Syd Burnett, sorella di Marcus (e nuova fidanzata di Mike) ben interpretata da Gabrielle Union, con annesso rapimento finale che veicola un momento emotivamente intenso.

Un bravo Jordi Mollà indossa i panni del villain che cita pure John Gotti (la frase in cui minaccia il russo di decapitarlo è presa da un’intercettazione di Gotti), magari stereotipato – il solito sudamericano mezzo matto incline a sadismo e colpi di testa – ma decisamente funzionale allo scopo; l’idea dell’accento cubano viene a Michael Bay a circa tre giorni dall’inizio delle riprese, l’attore Yul Vazquez (nato a Cuba, appunto), che nel film interpreta Reyes, registra tutte le battute di Tapia sia in spagnolo che in inglese per permettere a Mollà di perfezionare la dizione. Peter Stormare e Oleg Taktarov sono due esponenti della mafia russa, mentre Joe Pantoliano riprende il ruolo del commissario che per l’occasione combatte la rabbia a colpi di ‘woosah’ e meditazione – nella versione italiana ha però una voce diversa, visto che il doppiatore Sandro Acerbo intanto è passato su Smith, perché in quanto a casini di questo tipo sappiamo sempre farci riconoscere. Ritornano anche Theresa Randle (la moglie di Marcus) e John Salley (Fletcher, l’ormai ex galeotto esperto di computer). Camei sparsi, da Henry Rollins al quaterback Dan Marino, passando per lo stesso Michael Bay.

Insomma, Bad Boys II appartiene alla categoria di quei sequel che sono anche meglio dei capostipiti. Azione a manetta, umorismo più riuscito, due attori collaudatissimi e il manico determinante di Michael Bay a gestire la giostra. Il film debutta il 9 luglio 2003 nelle sale americane ed il 18 ottobre in quelle italiane. Chiude il suo tour mondiale con un incasso complessivo di oltre 273 milioni di dollari. Per molti anni si parlerà di un nuovo sequel che stenterà a trovare semaforo verde, anche a causa dei cachet di Michael Bay e Will Smith e della loro agenda. Fino ad oggi, dopo 17 anni i Bad Boys (anche se orfani di Bay) sono pronti a tornare. Watcha gonna do when they come for you?

Di seguito il trailer internazionale di Bad Boys II:

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