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7/10 su 2659 voti. Titolo originale: Halloween, uscita: 24-10-1978. Budget: $10,000,000. Regista: John Carpenter.

Recensione story | Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter

25/11/2019 recensione film di Francesco Chello

Nel 1978, il regista riscriveva le regole dello slasher, dando vita al primo di molti scontri tra l'implacabile Michael Myers e l'innocente Laurie Strode (Jamie Lee Curtis)

Nick Castle in Halloween (1978) michael myers

Il quarantennale cadeva 12 mesi fa. Sulla (vera) notte di Ognissanti siamo in ritardo di oltre 20 giorni. Fortuna che ora Amazon Prime Video ha pensato bene di aggiungere il primo (inimitabile) Halloween – La notte delle streghe alla sua library offrendoci un motivo per parlare del film di John Carpenter. Già, perché quello del regista di Carthage è uno di quelle opere su cui fa sempre piacere poter scambiare due chiacchiere con altri adepti del culto di Michael Myers. Con l’aggiunta di una responsabilità, quella di introdurre l’argomento al neofita e/o l’appassionato di ultima generazione ed indurlo ad un recupero quanto meno doveroso.

halloween-poster-2Una pellicola di importanza capitale per il genere horror e non solo. Non è mai facile stabilire chi sia stato il primo a fare cosa e spesso non è neanche così importante, come invece è importante chi rivoluziona un genere, crea un modello di riferimento, scrive le regole di un filone. Tutti meriti attribuibili ad Halloween – La notte delle streghe, che non è il primo slasher della storia – prima di allora c’erano già stati Reazione a Catena, Silent Night Bloody Night, Black Christmas (un Natale rosso sangue), per citarne alcuni – ma è senza dubbio quello che fa da spartiacque per la categoria, diventa l’archetipo da cui prendere esempio, stabilisce le caratteristiche e le consuetudini da rispettare dando vita a decine e decine di titoli (spesso cloni e imitazioni) che negli anni si rifaranno a quella stessa formula. La cittadina traumatizzata, la ricorrenza che ricorda quel trauma, la final girl, chi fa sesso e/o chi usa droghe o alcolici muore, l’assassino dal look riconoscibile (preferibilmente mascherato) e via discorrendo. Quando poi, in realtà, la stessa definizione di slasher finisce per stare un po’ stretta al film di John Carpenter, un vero film di paura a tutto tondo, il cinema del terrore come si amava dire una volta. Halloween – La notte delle streghe non è costruito sugli omicidi, sul gore o sul bodycount, per quanto Michael Myers sia uno dei serial killer più famosi della storia del cinema (e nel corso della saga avrà modo di darsi da fare) nella sua prima apparizione compie solo cinque omicidi (sette se vogliamo contare anche due cani, uno dei due ucciso per nutrirsi), di cui uno compiuto da bambino ed un altro fuori campo (il meccanico da cui prende la tuta), senza far scorrere una goccia di sangue. Non hai paura per quello che Michael fa, ma per quello che in ogni momento potrebbe fare. Hai paura di quello che Michael è. Un film che costruisce tutto sull’atmosfera, sull’uomo nero. Incentrato sul male, sui suoi effetti. E che inquieta ancora oggi, dopo 41 anni non ha perso la propria efficacia.

Il merito è di John Carpenter, che mette tutto il suo talento al servizio di una sceneggiatura semplicissima, ne sfrutta e valorizza ogni pagina, impregnando ogni fotogramma di terrore. La storia è totalmente avvolta da questa tagliente atmosfera di tensione e morte, in cui la tecnica e la visione di Carpenter fanno la differenza. Avanguardia, inquadrature mirate che diventano sempre più strette sul suo Michael Myers che inizialmente viene mostrato spesso sullo sfondo, quasi fuori fuoco; camera piazzata strategicamente, brillanti movimenti di macchina, morbide carrellate, espedienti proficui, un’indovinata fotografia dai toni bluastri (curata da Dean Cundey). John non ha le incertezze del novizio, ha già esperienza e mano ferma nonostante il breve curriculum alle spalle (e l’esordio in un horror), è creativo, focalizzato sulla tensione crescente. E piazza un main theme di quelli da ricordare, che da solo vale mezzo Halloween – La notte delle streghe. Il regista, infatti, come di consueto cura anche la colonna sonora, un accompagnamento musicale che mai come stavolta vale quanto uno dei personaggi principali. La musica parte addirittura prima dei titoli di testa (a cui si aggiunge efficacemente una zucca piuttosto sinistra intagliata da Tommy Lee Wallace), mettendo lo spettatore in uno stato di angoscia che si rivela funzionale alla visione a cui dovrà assistere. John Carpenter scrive la colonna sonora in tre / quattro giorni, utilizza una poco usuale struttura a 5/4, memore degli insegnamenti del padre (che da ragazzo gli aveva regalato dei bonghi), mescola pianoforte e ficcante sintetizzatore.

Jamie Lee Curtis in Halloween (1978)La genesi di Halloween – La notte delle streghe è da attribuire ad Irwin Yablans, produttore indipendente, che pensa ad una storia di un assassino di babysitter ambientata durante la notte di Halloween, meravigliandosi che nessuno prima di allora avesse mai utilizzato il nome della famosa ricorrenza per il titolo di un film. La sua è solo un’idea grezza ma potenzialmente intrigante, la vera intuizione è quella di pensare a John Carpenter per svilupparla e metterla in pratica. Il regista era reduce dal buon riscontro ottenuto da Distretto 13: Le Brigate della Morte – un altro dei tanti cult della sua splendida carriera; inizialmente titubante, Carpenter decide di accettare pur di lavorare a patto di avere totale libertà creativa, oltre che un budget di appena 300 mila dollari (che arriveranno a 320 mila con l’ingaggio di Donald Pleasence), un compenso personale di 10 mila dollari e un’incredibilmente lungimirante percentuale sugli incassi che gli garantirà, testuali parole, l’assegno più importante della sua vita.

Carpenter e Yablans individuano in Moustapha Akkad l’investitore ideale, il produttore siriano si mostra riluttante salvo poi convincersi vista anche la richiesta particolarmente esigua, quasi irrisoria di fronte al budget della sua produzione di quel momento (di cui era anche regista) che 300 mila dollari li prevedeva in un solo giorno di riprese, ovvero Il Leone del Deserto con Anthony Quinn, Oliver Reed, Irene Papas e Rod Steiger. Una volta ricevuto semaforo verde, la prima mossa di John Carpenter è quella di coinvolgere Debra Hill, segretaria di edizione per Distretto 13 che aveva sancito l’inizio di un importante sodalizio tra i due, sia lavorativo che, per un periodo, anche nella sfera privata. La coppia si mette al lavoro sulla sceneggiatura, la Hill cura la parte più elementare, le scene e i dialoghi tra le amiche / babysitter, mentre Carpenter si concentra sulla componente orrorifica (e le battute del Dottor Loomis), l’anima malvagia dello script è praticamente sua, ci aggiunge alcuni spunti figli di reminiscenze di una visita didattica ad un ospedale psichiatrico del Kentucky fatta ai tempi del college in cui rimase colpito (e terrorizzato) da un giovane paziente che sembrava avesse lo sguardo del male.

Halloween (1978)Quelle di John non restano parole su un copione, è nella messinscena che il regista ricorre a tutto il suo estro visivo infilando una serie di momenti epici uno dietro l’altro. Halloween – La notte delle streghe parte subito forte con un prologo clamoroso sia dal punto di vista tecnico che del contenuto. Carpenter prende spunto da L’infernale Quinlan (Touch of Evil) di Orson Welles, inizia con un piano sequenza (non puro, considerando che sono tre riprese i cui stacchi sono nascosti sapientemente) in soggettiva che richiede due giorni di lavoro; non ha tempo per montare l’attrezzatura necessaria per il dolly così opta per una steadycam Panaglide (della Panavision), una cinepresa giroscopica che permette all’operatore di muoversi e camminare agevolmente durante le riprese. Le immagini catturano presto, il punto di vista è quello del killer, una presenza si aggira per la casa, perlustra, si arma di coltello, indossa una maschera (con l’inquadratura che cambia, mostrandoci la visuale ridotta) e compie un brutale omicidio. Un ragazzino di sei anni che accoltella barbaramente la sorella, senza una spiegazione, un’azione insensata, tragicamente disumana, col volto (ora scoperto) del piccolo Michael destinato a stamparsi nella mente dello spettatore.

Da quel momento in poi Halloween – La notte delle streghe si concede pochissimi sprazzi di quiete, ogni singola inquadratura è studiata nel dettaglio, le apparizioni di Michael bucano lo schermo, l’aria si fa tesissima in un crescendo che arriva fino ai titoli di coda. Si potrebbe stilare un elenco di momenti clou lungo 90 minuti, dalla fuga sotto la pioggia con quella mano che rompe il finestrino, alle varie apparizioni tra la vecchia casa, la siepe, il cortile della scuola, per arrivare alla lapide scomparsa. E tutto questo prima di entrare in azione e lasciarsi dietro altri cadaveri per poi concedersi l’assedio a Laurie Strode, la final girl. Chiudendo con un finale concitato ma suggestivamente aperto, Michael non se n’è andato, è ovunque, lasciare spazio all’immaginazione per nutrire ulteriormente la paura.

Nancy Kyes in Halloween (1978)La figura di Michael Myers si rifà a quel rapporto tra semplicità ed efficacia che contraddistingue la stessa sceneggiatura. Il nome del personaggio viene dal distributore inglese verso il quale John Carpenter prova eterna gratitudine per l’aiuto ricevuto in occasione di Distretto 13, film che Myers era riuscito a portare, tra l’altro, al London Film Festival facendolo conoscere in Europa. Outfit minimalista che prevede tuta da meccanico e una maschera bianca dal retroscena singolare. Dopo aver scartato una prima maschera da clown di Emmett Kelly, la scelta ricade su quella raffigurante il Capitano Kirk (William Shatner) della serie Star Trek, comprata per circa un dollaro da Tommy Lee Wallace, ancora lui. La maschera fu opportunamente modificata, vennero allargate le cavità oculari, rimosse le basette, aggiunti i capelli arruffati, dipinta di bianco. Carpenter voleva un volto che annullasse i lineamenti, che cancellasse i tratti umani, rifacendosi vagamente a quella di Occhi senza Volto (Les Yeux sans Visage) di George Franju. Il suo Michael doveva dare l’impressione di essere un’entità più che un essere umano. Michael è il Male assoluto. Non c’è un background che giustifica i suoi gesti, non ha contatti con il mondo esterno. L’ignoto che turba più di tanti dettagli superflui. In pratica, il contrario di quello che accade nel remake di Rob Zombie, in cui tutta l’origin story del personaggio, fatta di disagio familiare e disturbi giovanili, tende ad umanizzare e banalizzare un personaggio che faceva della sua aura misteriosa la sua forza.

Nel ruolo di Michael Myers troviamo Nick Castle, aspirante regista e compagno di università di John Carpenter al quale aveva chiesto di poter assistere alle riprese, che si ritrovò quasi senza volerlo nel progetto, coinvolto dal vecchio amico. Castle sa come muoversi, figlio del coreografo di Fred Astaire sembra aver ereditato quella fluidità e naturalezza dei movimenti che non fanno mai sembrare goffo il suo boogeyman, ma anzi contribuiscono alla sua forza sullo schermo, dalla camminata al modo in cui inclina la testa dopo un omicidio – movimento suggerito, manco a dirlo, dal solito Carpenter. Se Castle è l’anima di Myers, accreditato come The Shape in una definizione dannatamente emblematica, non è comunque l’unico ad indossarne i panni, ma addirittura uno dei sei: il piccolo Will Sandin interpreta la versione bambino le cui mani, nel momento in cui impugna il coltello in soggettiva, sono di Debra Hill; il semisconosciuto Tony Moran gli dona il volto da adulto nell’unica inquadratura senza maschera (John Carpenter voleva un viso ‘angelico’ che Castle non aveva), James Winburn è lo stuntman nelle scene più pericolose, mentre Tommy Lee Wallace (montatore, scenografo e chissà quante altre cose) lo interpreta in qualche sequenza con effetti da lui stesso creati.

Donald Pleasence in Halloween (1978)Un boogeyman così incisivo necessita di una controparte di spessore che gli viene fornita da ben due personaggi, il Dottor Loomis e Laurie Strode. Il ruolo di Loomis – che prende il nome da Sam Loomis, il fidanzato di Marion Crane (Janet Leigh) in Psycho – era stato offerto sia a Peter Cushing, reduce da uno Star Wars che aveva in qualche modo rilanciato la sua carriera, ma non era stato nemmeno preso in considerazione dal suo agente, e poi a Christopher Lee, che declinò la proposta salvo poi confessare, anni dopo, di ritenere la mancata partecipazione ad Halloween – La notte delle streghe come uno degli errori più grandi di una carriera comunque notevole. Si arriva così a Donald Pleasence, che in un primo colloquio con John Carpenter (di cui diventerà grande amico) ammette di non essere rimasto particolarmente colpito dalla sceneggiatura, ma di voler lavorare con lui convinto da sua figlia, innamorata di Distretto 13 e delle sue musiche. L’inglese firma per 20 mila dollari e soli 5 giorni di lavoro in cui vengono raggruppate tutte le sue scene, che corrispondono a circa 18 minuti sullo schermo. La sua interpretazione si rivela determinante, lo spettatore vive Michael attraverso gli occhi, la paura e i racconti di Loomis, è lui a prepararci, a creare aspettative che puntualmente non vengono deluse. Loomis e Pleasence (che tornerà in altri quattro capitoli della saga) si fondono in un personaggio che rimarrà nell’immaginario collettivo come una delle due nemesi di Michael Myers.

L’altra è ovviamente Laurie Strode, la classica ragazza della porta accanto, timida, fragile, insicura, ma anche intelligente, acculturata (in camera ha un poster di un dipinto di James Ensor, espressionista belga) e con la testa sulle spalle. Dopo aver inutilmente proposto il ruolo ad Anne Lockart, la scelta cade su Jamie Lee Curtis, sotto contratto con la Universal con cui aveva realizzato la serie televisiva Operazione Sottoveste (Operation Petticoat), qui al suo debutto cinematografico, in contrapposizione al curriculum di Donald Pleasence, che arrivava ad Halloween – La notte delle streghe dopo la bellezza di 108 ingaggi. Jamie Lee supera il provino e viene ingaggiata per 8 mila dollari di compenso, Debra Hill e John Carpenter sono attratti dalla sua naturalezza ma anche dalla suggestione di ingaggiare una figlia d’arte (con la pubblicità che ne consegue) e non una ‘a caso’, visto che Jamie Lee non solo è figlia di Tony Curtis ma anche, se non soprattutto (visto il contesto), di quella Janet Leigh protagonista del già citato Psycho che in qualche modo era una loro fonte di ispirazione.

Jamie Lee Curtis, P.J. Soles e Nancy Kyes in Halloween (1978)La recitazione della Curtis è fresca, sentita, realistica, una ragazzina che lotta per la sopravvivenza e che nella propria paura trova la forza e la grinta per reagire, per combattere e cercare di restare in vita. Un ruolo (ripreso, poi, altre quattro volte nel corso degli anni) che inaugura una carriera di tutto rispetto, prima da scream queen e poi da attrice a tutto tondo. Nasce così il terzo personaggio iconico della saga, nonché modello (a sua volta) per molti a venire – non ultima quella Sarah Connor di cui vi abbiamo parlato in un interessante parallelo sui due personaggi e rispettive evoluzioni (il nostro dossier in merito). Completano il cast nel ruolo delle amiche di Laurie, Nancy Kyes, moglie di Tommy Lee Wallace, e P.J. Soles, che John Carpenter aveva voluto dopo averla vista in Carrie – Lo Sguardo di Satana e che al tempo aveva una relazione con Dennis Quaid, che la produzione tentò di ingaggiare salvo rinunciare di fronte all’agenda dell’attore già fitta di altri impegni. Charles Cyphers è il capo della polizia, padre di una della amiche di Laurie.

Le riprese di Halloween – La notte delle streghe si sono svolte in circa 20 giorni nel maggio del 1978, la cittadina di Haddonfield (Illinois) venne ricreata tra Pasadena e Hollywood, con le palme escluse strategicamente dalle riprese e membri dello staff che portavano sacchi di foglie secche sul set per ricreare il paesaggio autunnale tipico del Midwest (tra i giovani impiegati ci fu anche Robert Englund). Una crew in cui tutti hanno dato il massimo, spesso andando oltre i propri compiti. A post produzione ultimata, Yablans organizzò una proiezione dedicata alla ricerca di un distributore, invitando molte major che declinarono tacitamente la proposta non presentandosi all’evento. Questo non scoraggiò i produttori, Joseph Wolf vantava un favore da alcuni amici alla MGM a cui chiese di stampare 400 copie del film; a partire dal 25 ottobre 1978, Wolf e Irwin Yablans, insieme ad altri collaboratori, iniziarono una sorta di tour per gli Stati Uniti, in pratica Halloween – La notte delle streghe non ebbe un’uscita in contemporanea su tutto il territorio americano, ma quasi una città alla volta a seconda degli spostamenti dei suoi produttori divenuti distributori per l’occasione.

Ma la svolta arriva presto, il passaparola inizia a decretare il successo del film di John Carpenter, sempre più persone si riversano nei cinema americani mentre la sua partecipazione al San Diego Film Festival (31 ottobre 1978) e, soprattutto, al Chicago International Film Festival (5 novembre 1978) solletica l’attenzione della critica. Un successo pazzesco che farà di Halloween – La notte delle streghe uno dei film indipendenti più redditizi di sempre, 50 milioni di dollari di incasso senza considerare l’home video che crea profitti ancora oggi. In Italia arriva il 17 aprile del 1979, al titolo viene aggiunto l’inappropriato ‘La Notte delle Streghe’. La NBC, nel frattempo, acquistò i diritti per un passaggio televisivo, ma la durata non corrispondeva a quella prestabilita dal network che ingaggiò Carpenter per girare delle sequenze aggiuntive come quella in cui il Dottor Loomis parla di Myers a una commissione medica. Nel 2006, Halloween viene scelto per la preservazione dalla United States National Film Registry attraverso la Libreria del Congresso, per significativi meriti culturali, storici ed estetici.

halloween-michaelUn successo di questa portata porta inevitabilmente a un sequel. Su pressione (ben remunerata) dei produttori (a cui si aggiunge Dino De Laurentiis), John Carpenter e Debra Hill accettano di scrivere (e produrre) la sceneggiatura di un secondo capitolo (Halloween II – Il Signore della Morte) che arriva nel 1981 diretto da Rick Rosenthal e che, a conti fatti, è probabilmente il migliore tra i seguiti della saga. I due figurano come produttori anche di Halloween III: Season of the Witch (da noi Il Signore della Notte), stavolta scritto (insieme a John Carpenter non accreditato) e diretto da Tommy Lee Wallace, unico film della serie che racconta una storia diversa totalmente slegata da Michael Myers e compagnia bella. Terzo episodio che fa flop, poiché la gente voleva vedere Michael Myers in azione e non prende bene il cambiamento radicale; John Carpenter e Debra Hill abbandonano la nave, su cui resta invece saldamente Moustapha Akkad, il quale non ne vuole sapere di fermarsi e produce altri cinque seguiti e così il franchise va avanti passando anche per Miramax e Blumhouse.

Ad oggi, la saga di Halloween conta 11 capitoli (ed altri due in arrivo), di cui un episodio fuori dalla storia principale, due sequel / reboot, un remake e un sequel del remake. Un franchise in cui nessun film ha mai lontanamente replicato la bellezza del capositipite e nel quale la continuity è andata più volte a farsi benedire, ma che ha saputo comunque fare breccia nel cuore di moltissimi appassionati tuttora legati alla serie ed al personaggio di Michael Myers (alzo la mano, io sono tra di loro). Tutto merito di un film bellissimo, quello di John Carpenter, che resiste negli anni. Perché il vero terrore non viene scalfito dal passare del tempo. Un titolo che ha avuto un impatto come pochi sul genere (e, ripeto, non solo) e che ha dato vita ad un’icona horror praticamente immortale.

Il trailer di Halloween – La notte delle streghe:

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