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8/10 su 44 voti. Titolo originale: Na srebrnym globie, uscita: 09-10-1988. Regista: Andrzej ?u?awski.

Recensione story | Sul globo d’argento di Andrzej Zulawski

18/08/2019 recensione film di Pietro Russo

Riscopriamo il complesso film di fantascienza censurato dal regime polacco e quasi completamente distrutto che ha visto la luce solo nel 1988

Sul globo d'argento 1988 film

Che la fantascienza non sia un fenomeno riservato a una nicchia di spettatori occhialuti e asociali o un prodotto colorato per eterni bambini, è un pregiudizio superato da tempo. Da Metropolis a 2001: Odissea nello spazio fino ad arrivare a Interstellar, la fantascienza “impegnata” si è ritagliata quella sua fetta di pubblico rispetto mantenendo al contempo la carica filosofica e il carattere pop di puro divertimento.

Ma sotto la cortina del meritato successo di queste pellicole si nascondono opere che nulla hanno da invidiare al più astruso e monumentale di Fritz Lang e Stanley Kubrick, anzi. Già autori come Andrej Tarkovskij rischiano di passare inosservati (Solaris più o meno lo si conosce, ma Stalker?) e se scaviamo ancora più a fondo raggiungiamo le vette abissali di un certo Andrzej Zulawski. Nome che ai più è noto per il tortuoso e inquietante Possession ma, restando nella fantascienza, lo troviamo come firma di uno dei film più “maledetti” dell storia del cinema. Stiamo parlando di Sul globo d’argento (Na srebrnym globie, aka On the Silver Globe), misconosciuto e mutilato (mezzo) capolavoro del regista polacco che merita più di una semplice riscoperta.

Sul globo d'argento (1988) posterLa storia di Sul globo d’argento comincia nel primo decennio del ‘900, quando Jerzy Zulawski, prozio di Andrzej, scrive una trilogia di romanzi di fantascienza nota come «Trilogia della Luna», in cui si narra dell’arrivo di alcuni astronauti sulla Luna, la conseguente nascita di una civiltà e le successive evoluzioni (o involuzioni) della stessa nel corso delle generazioni. Da noi poco conosciuta, ma di grande successo nell’Est Europa del periodo, la trilogia è nota anche per essere stata d’ispirazione per un altro grande scrittore di fantascienza: Stanislaw Lem.

Più di sessant’anni dopo, il nipote Andrzej da tempo medita di realizzare un film (o più film) sui libri. All’attivo ha già tre lungometraggi ma, da cineasta graffiante e poco docile con lo Stato, ha anche parecchi problemi con la censura: La terza parte della notte, in cui anticipa la tematica del doppelgänger che sarà al centro di Possession; Il diavolo, bandito in Polonia e che gli costerà “l’invito” da parte del governo a lasciare il Paese; e infine L’importante è amare, realizzato in Francia e il cui successo spinge il regime polacco a fare marcia indietro e a richiamare in patria il regista. Con la garanzia di poter fare un’opera tutta sua, nel ’75 Andrzej Żuławski inizia a scrivere l’adattamento dei romanzi del lontano parente. Il risultato è una sceneggiatura che condensa in un solo film i primi due volumi. Due anni più tardi però, con 4/5 del film già realizzati, la produzione viene bruscamente interrotta per mano del Ministero della cultura, che ordina anche di distruggere tutti i materiali del film, dagli oggetti di scena ai metri di pellicola. Queste ultime si salvano per miracolo ma Andrzej, amareggiato e deluso, si ritira definitivamente in Francia, dove continuerà la sua carriera. Solo con la caduta del regime dieci anni dopo, grazie al materiale conservato da Andrzej Żuławski stesso, dalla casa di produzione e da altri membri della vecchia troupe, Sul globo d’argento vedrà la luce al Festival di Cannes nel 1988.

Si capisce che già dalle tormentate fasi produttive il film è destinato a far parlare di sé. E checché ne abbia voluto la censura comunista, lo stop alla produzione, come spesso accade, in qualche modo ne ha decretato il “successo” postumo. A partire dalla forma del film, la quale infatti è estremamente originale. Dato che non tutte le scene sono state girate, i buchi sono stati riempiti con filmati generici e con il commento dello stesso Andrzej Żuławski che racconta la scena, legge il copione, spiega come sono andate le cose (nel film e nella realtà della produzione). E solo questo conferisce al film quel sapore di “maledettismo” che tanto piace a qualsiasi appassionato d’arte.

Sul globo d'argento (1988)Ma veniamo alla trama. Sulla Terra in un tempo indefinito un uomo, facente parte di una sorta di tribù primitiva, trova un artefatto extraterrestre che porta a due uomini ben più civilizzati. I due, che possiamo definire scienziati, lo analizzano e scoprono che si tratta della registrazione di una missione fallita per colonizzare un altro pianeta simile alla Terra (il quale nel romanzo è il lato oscuro della Luna, nel film non è specificato). Da qui la storia è narrata dal punto di vista, letteralmente, degli unici tre astronauti sopravvissuti allo schianto: Marta, Jerzy e Piotr. Attraverso il solo uso di body cameras, che i tre colonizzatori indossano, la prima parte del film ci è narrata praticamente come un documentario in prima persona. Oggi potrà sembrare normale, ma all’epoca l’esclusivo e largo utilizzo di questa tecnica rese Sul globo d’argento un film all’avanguardia. Frequente è inoltre l’uso del jump-cut, che contribuisce a dare quella sensazione di video artigianale montato alla buona a cui oggi, sommersi dai mockumentary, dalle interviste e video fai-da-te, siamo ormai abituati. I tre dispersi dunque vagano per una terra brulla fino a stabilirsi su una spiaggia, dove Marta partorisce un figlio che cresce il doppio più velocemente che sulla Terra. Da qui (non chiedete come o perché) la popolazione ‘esplode’, fino a diventare una vera e propria società tribale. Intanto solo Jerzy sopravvive e viene visto come una sorta di stregone dai nuovi uomini. Da scienziato consapevole di tutto quello che sta accadendo, Jerzy non può far altro che guardare il nuovo mondo da lui creato divenire sempre più complesso e ostile, anche verso di lui. Accanto alla reverenza infatti, i nuovi uomini manifestano sempre più intolleranza verso il suo razionalismo e la sua saggezza. Vecchio e ormai prossimo alla morte, Jerzy spedisce le registrazioni sue e dei compagni sulla Terra, tramite il relitto della nave.

Qui inizia la seconda parte e cambia anche il registro stilistico. La regia diventa più “normale” e tipicamente zulawskiana, con instabili camere a mano, la fotografia aggiunge una punta di luminosità in più al filtro già grigio-bluastro della prima parte. Anni dopo sul nuovo mondo regna una classe ecclesiastica. Un altro terrestre, Marek, giunge sul pianeta ed è accolto, secondo una profezia dei nuovi uomini, come una sorta di Messia o di Jerzy reincarnato. Gli umani “extraterrestri” da tempo sono in lotta contro una specie nativa del pianeta, gli Shern (o Szern, che vengono menzionati nella prima parte), mostruosi esseri simili a uccelli che si accoppiano con le umane generando ibridi. Marek guida una spedizione contro di essi ma nel frattempo la casta di sacerdoti regnanti inizia a dubitare di lui e della sua essenza divina. Inoltre veniamo a sapere che Marek è stato mandato sul pianeta dalla fidanzata e dal suo amante, solo per sbarazzarsi di lui. A un crescendo di violenza sul nuovo mondo (su cui spicca un impalamento di massa che ricorda la famosa donna impalata di Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato) si accompagna il rimorso dei due amanti, pentiti di aver spedito Marek a morire chissà dove. Nel tragico finale Marek, incapace di controllare gli eventi che lui stesso ha contribuito a plasmare, viene nientemeno che crocifisso, in un ovvio rimando al cristianesimo.

La cosa che più colpisce di Sul globo d’argento, oltre alle tecniche già enunciate sopra, è certamente il carattere della sceneggiatura. Andrzej Żuławski infatti non scrive un tipico copione cinematografico, quanto più teatrale. Ogni singolo personaggio parla per monologhi esistenziali, si interroga senza sosta sulle domande universali e disquisisce di filosofia; i dialoghi paiono sconnessi, senza un reale botta e risposta, dal momento che ognuno sembra parlare a sé stesso, al pubblico (frequenti i primi piani in cui gli attori guardano in camera) o a un dio in cielo. A ciò si aggiunge il tono, decisamente sopra le righe. I protagonisti si esprimono come in preda a un delirio mistico, gridano, si disperano, straparlano, si esaltano in continuazione quasi senza sosta. Se molti film d’autore si possono ritenere “complicati” per l’assenza di parlato, Sul globo d’argento lo è per il motivo opposto: il film è densissimo di dialoghi contorti, con sporadici momenti di silenzio, in cui persino i moribondi si profondano in dissertazioni visionarie. Si capisce che per lo spettatore può risultare davvero difficile seguire i personaggi, capirne le azioni e sbrogliare così i fili della trama (in più bisogna ammettere che il polacco, anche sottotitolato, è arduo da ascoltare per due ore e mezza).

Oltretutto, come capita quasi sempre con questo tipo di film (si pensi ad Andrej Tarkovskij), Sul globo d’argento è all’insegna della antispettacolarità. È vero che molte scene mancano proprio, ma in quelle presenti, sebbene spesso concitate nell’azione, non accade nulla di particolarmente grandioso (giusto per fare un esempio, non si vede mai un’astronave). In più, le scenografie, se si esclude qualche scarno interno, sono quasi del tutto assenti. La maggior parte della vicenda si svolge in luoghi esclusivamente naturali (ciò lo rende un film anomalo nella filmografia di Andrzej Żuławski, dove vediamo perlopiù spazi di città lugubri e decadenti), tra cui spiccano location suggestive come il Mar Baltico, il Caucaso e il deserto del Gobi. Sebbene non vi sia particolare attenzione all’elemento naturale (al regista interessa più l’uomo) è innegabile che questa natura selvaggia da un lato sia lo sfondo più adatto, con tutta la sua naturale inumanità, per rappresentare la nascita di una civiltà, dall’altro si contrapponga agli astronauti, già “civilizzati”, che subito faticano ad adattarsi al nuovo ambiente incontaminato.

Sul globo d'argento 1988Se all’inizio i tre superstiti sembrano proprio dei pesci fuor d’acqua mentre vagano con le tute spaziali in un ambiente desolato, pian piano li vediamo perdere la loro cultura moderna e regredire a uno stato arcaico, adattandosi al nuovo mondo e alla nuova popolazione. Solo Jerzy cerca di mantenere accesa quella luce di razionalità che pare essersi persa per sempre, ma che rischia di costargli la vita. Infatti, la società nascente si sviluppa secondo dogmi religiosi, all’inizio piuttosto rudimentali, ma poi sempre più complessi fino a formare una classe dominante clericale. In qualità di figura superiore o semi divina, involontariamente Jerzy pone i semi del fondamentalismo, che raccoglierà i suoi frutti nel destino del “Messia” Marek. Il mito si fa politica e quando questo accade si apre la strada ai totalitarismi, di cui nel secolo scorso conosciamo gli esiti. La percezione della Storia come un susseguirsi di guerre, la natura intrinsecamente violenta dell’uomo e la civilizzazione come conquista sono presto dette. L’umanità insomma, secondo la visione di Andrzej Żuławski, è destinata a ripetersi. Non importa quanto saremo in grado di andare lontano, l’uomo tenderà sempre all’autodistruzione.

La Terra stessa pare versare in uno stato di degrado le cui cause restano ignote, ma in cui sono chiare le divisioni sociali: i primitivi, un’umanità decaduta incapace di parlare e assuefatta a una droga creata dagli scienziati, all’apice di un sistema del quale sembrano gli unici esponenti. Sul nuovo mondo gli umani sono pallidi, vestono stracci neri misti a parti di tute spaziali, si dipingono il viso e il corpo, portano capigliature strambe … Tutto ciò, unito alla fotografia scuro/bluastra che colora il pianeta, li rende non solo “brutti” ma anche disturbanti d’aspetto e in parte ricordano, anticipandolo, quel punk-medievalismo che contraddistinguerà l’umanità allo sbando del secondo, celebre Mad Max. Andrzej Żuławski turba lo spettatore esagerando con primi piani di queste facce orrende, i continui contrasti cromatici e le tonalità fredde, la regia confusionaria che al meglio trasmette il caos regnante sul pianeta, la violenza insensata e la sessualità animalesca …

Sul globo d'argento film 1988Sembra quasi che l’autore abbia voluto renderci partecipi di ciò che il film è stato per lui: sofferenza. Andrzej Żuławski ha profuso anima e corpo in quello che avrebbe dovuto essere il suo capolavoro, per poi vederselo strappare dalle mani e riuscire infine a farlo nascere incompleto. Le ragioni che portarono al fermo nel ’77 sono da ricercarsi nella seconda parte del film, con la rappresentazione (di certo non celebrativa) della società religiosa, che secondo l’allora ministro della cultura, tale Janusz Wilhelmi, conteneva una critica allegorica al regime polacco. Questo almeno secondo le parole che Andrzej Żuławski stesso pronuncia nel film. L’altra versione, quella ufficiale, parla invece di problemi di fondi. Se negli Stati Uniti Stanley Kubrick non ha avuto problemi a realizzare un film il cui budget è quasi raddoppiato in corso d’opera (dai 6 milioni preventivati si è arrivati a 10-12 milioni per 2001: Odissea nello Spazio, una cifra pazzesca per l’epoca), lo stesso non si può dire per un ambizioso regista del blocco orientale. Che sia per l’una o l’altra ragione (o entrambe), resta il fatto che Sul globo d’argento avrebbe potuto facilmente porsi al fianco di Solaris e ottenere quel successo che invece non ha avuto, se non nei tempi più recenti con la restaurazione digitale (avvenuta nel 2016, stesso anno della morte del regista) che ha permesso una distribuzione più capillare.

Ciononostante, il lungometraggio resta un prodotto quasi sconosciuto, per motivi storici e politici, di narrazione “complicata” e scomoda, di quell’aura da regista di shocking movies e d’avanguardia… ma che di certo merita quella riscoperta che, fortunatamente, gli è stato concesso di avere.

Curiosità:

L’enigmatico titolo è il nome dell’astronave che, nel romanzo, trasporta gli astronauti e poi si schianta sul lato oscuro della Luna. Del film attualmente non esiste una versione doppiata in inglese, tanto meno in italiano. Sorte ancora peggiore per i romanzi dei quali, oltre all’originale in polacco, esistono traduzioni solo in tedesco, ungherese, ceco e russo.

Di seguito il trailer internazionale di Sul Globo d’Argento:

Andrzej Seweryn
Jerzy Trela
Waldemar Kownacki
Iwona Bielska
Jerzy Gra?ek
El?bieta Karkoszka
Krystyna Janda
Henryk Talar
Jan Frycz
Henryk Bista
Wies?aw Komasa
Janusz Zerbst
Jerzy Rogowski
Andrzej Precigs
Andrzej ?u?awski
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