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6/10 su 39 voti. Titolo originale: The Domestics, uscita: 23-08-2018. Regista: Mike P. Nelson.

Recensione | The Domestics di Mike P. Nelson

di Sabrina Crivelli

Kate Bosworth e Tyler Hoechlin sono i protagonisti di uno scabro e teso thriller post-apocalittico intriso di sangue, sparatorie e cinismo

Cruento e ritmato thriller post-apocalittico, The Domestics, scritto e diretto da Mike P. Nelson (Summer School), non è forse per soggetto o svolgimento particolarmente originale, ma combina alcuni elementi chiave dell’immaginario del sottogenere in maniera vivida e intelligente, regalando allo spettatore 90 minuti di suspense e divertimento.

La storia è piuttosto convenzionale: dopo uno sconvolgente evento, la diffusione dall’alto di un non ben definito veleno, buona parte dell’umanità è morta, i rimanenti sopravvivono come possono in una realtà in cui non ci sono più leggi, ordine e in cui il caos imperversa. Mark (Tyler Hoechlin) e Nina West (Kate Bosworth) sono una coppia in crisi, che sta per diverziore, quando sopraggiunge la fine del mondo; i due così accantonano le beghe coniugali e lasciano la loro casa per intraprendere un pericoloso viaggio in macchina verso Milwaukee, dove abitano i genitori di lei. Tuttavia, la strada è disseminata di minacce e pericolose tribù che seminano morte e distruzione, rendendo assai difficile l’arrivo a destinazione…

Come ogni film post- apocalittico che si rispetti, quindi, anche in The Domestics, non mancano gli ingredienti fondamentali. Realtà brulle e mancanza di cibo, fughe disperate, supermercati deserti, criminali che imperversano, case disabitate in cui si potrebbero celare pericoli d’ogni tipo, tutto viene ripreso nel film di Mike P. Nelson. Il tutto viene poi condito con un’atmosfera più fosca della media, più desolante. Lontani ormai dal tono smaccatamente fanta-fumettistico vigente nei vari Mad Max, questa distopia è più vicina a noi, più concreta e i suoi mostri, i suoi predoni, sono assai più meno surreali. Assimilabile, altresì, in qualche modo a The Road come concept (qui però ci si sposta in macchina e non a piedi), troviamo la medesima componente emotiva, il legame familiare, stavolta non di padre e figlio, ma di marito e moglie, che conferisce un lato più umano e introspettivo allo svolgersi dell’azione. L’attenzione alle problematiche relazionali tra Mark e Nina, perfino alcuni intermezzi un po’ troppo smielati (come un romantico lento ballato da una famigliola felice che li ospita), non sono mai gratuiti, ma concorrono a creare il senso di straniamento complessivo, dacché precedono ogni volta sinistri lati oscuri, creando così un effetto di auspicabile contrasto che acuisce la desolazione vigente.

A imperare difatti nella nuova distopica realtà è un darwinismo perverso, in cui si staglia una galleria di orrori, di sopravvissuti crudeli ed efferati. L’idea di caos imperante è ben costruita in questo viaggio infernale. Suggestivi uomini mascherati con reticolo di metallo che girano in moto armati, fermano, picchiano e uccidono gli sventurati in cui si imbattono. Aspetto assai positivo, lungi dal quacchero buonismo, anche coloro che sulla carta dovrebbero essere i buoni, per difendersi, si sporcano le mani. Perfino un amichevole sconosciuto, Nathan Wood (Lance Reddick) e il figlio Steven (Kaden Washington Lewis) – un ragazzino volitivo in età scolare – , non vacillano nemmeno un istante quando si tratta di sparare ai malintenzionati e prenderli a mitragliate. Non c’è più d’altra parte quell’implausibile idealismo che li vorrebbe passivi capri sacrificali, che porgono l’altra guancia al crudele killer di turno, mentre urlano e piangono. Al contrario, qui tutti i personaggi sono concreti e sfaccettati, ognuno ha un suo lato oscuro che presto emerge in superficie … Non solo, sono tutti armati fino ai denti e non hanno paura di usare la loro potenza di fuoco (decisamente riuscito è uno scontro all’ultimo sangue in chiusura tra invasori e abitanti delle periferie, con tanto di lancio di bombe e fumogeni). Assassinio a sangue freddo e cannibalismo, ogni cosa è concessa per sopravvivere e anche i più tranquilli e amichevoli celano terrificanti doppie facce. A completare il tutto ci sono i Gamblers, che con una roulette della morte decidono del futuro delle loro vittime, che abitano in un edificio diroccato e che scommettono sulle altrui sfide letali. Certo, alcuni aspetti sono un po’ troppo fantasiosi, come una sottospecie di angelo custode / ninja che protegge a distanza i due coniugi e compare nei momenti topici; eppure molti dettagli scabrosi, tra cui cecchini con maschere fatte di corna o musi di cervo o un gruppo di donne tenute da uno squilibrato richiuse in uno stanzino seminude, e psicopatici platinati seguiti da energumeni, danno un tocco di macabro estro in più.

A ciò si aggiunge infine che il ritmo è altissimo e la tensione continua permette di sorvolare su alcuni vezzi sentimentaleggianti, che comunque non prendono mai la deriva dell’eccesso lacrimevole. Lo sviluppo è altresì costellato di colpi di scena e volta faccia inaspettati, in un turbinio di eventi, azioni repentine e figure eccentricamente perverse. Il continuo degenerare degli eventi è reso inoltre ancor più desolante dall’ambientazione squallida e da una fotografia spenta curata dall’esperto Maxime Alexandre (Maniac, Silent Hill: Revelation 3D), caratterizzata da una luce costantemente crepuscolare negli interni come negli esterni, che immediatamente fa pensare al crepuscolo stesso dell’umanità. Infine, non mancano sangue, pestaggi, teste che saltano per proiettili sparati da fucili a canne mozze e amenità similari. Non si tratta certo di uno slasher, ma non vengono censurati o edulcorati gli elementi gore, che vanno a dare un ulteriore nota cupa e sanguinosa all’insieme (non a caso si è beccato l’R-rating).

Nel complesso, The Domestics è quindi una riuscita combinazione di un’umanità eccentrica e desolante, una regia attenta e alcune scene in montaggio alternato particolarmente felice.

Di seguito trovate il trailer originale, curiosamente poco valorizzante:

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