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6/10 su 625 voti. Titolo originale: Under the Silver Lake , uscita: 21-06-2018. Budget: $8,500,000. Regista: David Robert Mitchell.

Recensione Sitges 51 | Under the Silver Lake di David Robert Mitchell

17/10/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista di 'It Follows' torna dietro alla mdp un noir moderno ambizioso ma pasticciato e sovraccarico di elementi, in cui Andrew Garfield non brilla nei panni dell'inadeguato protagonista

Recente ‘scoperta’ del cinema horror, David Robert Mitchell è divenuto un vero e proprio caso quando nel 2014 il suo It Follows, da lui anche sceneggiato, era approdato nelle sale. Uno stupefacente uso dei movimenti di macchina, un concept decisamente inquietante e un ritmo implacabile, ne avevano fatto un film imperdibile per gli appassionati del genere. Sono intanto trascorsi quattro anni e, abbandonato il cinema del terrore, il 44enne regista americano è tornato a lavorare dietro alla macchina da presa, stavolta per un neo-noir, Under the Silver Lake, che contiene alcune idee intriganti, ma che perde ogni attrattiva per le sue molteplici imperfezioni, per lo stile altalenante e poco coerente a livello di estetica così come di script e – più importante di tutti – per la scelta di un protagonista affatto adeguato.

Sam (il decisamente sopravvalutato Andrew Garfield), è un giovane sfaccendato che trascorre le proprie giornate giocando ai videogame, leggendo fumetti e spiando le vicine. Un pomeriggio come tanti altri, nota una fascinosa bionda (Riley Keough) che nuota nella piscina del suo comprensorio e subito se ne invaghisce. Con un escamotage riesce a conoscerla e a farsi invitare a casa sua, ma quando sono in procinto di ‘entrare in maggiore intimità’, si palesano un gruppo di amici di lei e lo sventurato viene sbrigativamente cacciato dall’appartamento con la promessa di rincontrarsi il giorno successivo. Peccato che l’indomani non solo la ragazza sia letteralmente scomparsa nel nulla, ma addirittura il suo appartamento sia stato ripulito e abbandonato. Sam, un po’ perché – inspiegabilmente – ossessionato da lei, un po’ per riempire il tempo, inizia allora a cercarla spasmodicamente, ma s’imbatte così negli oscuri disegni di una società segreta che sembra celare messaggi criptati un po’ ovunque, dalle canzoni pop alla cartellonistica, nelle statue e perfino nei giochi stampati sul retro delle scatole dei comuni cereali.

Molte sono le suggestioni di cui è intriso Under the Silver Lake, peccato che i molteplici spunti non siano mai portati a degno compimento, ma siano lanciati un po’ così, per destare sorpresa e interesse, senza però preoccuparsi di conferire poi all’insieme un qualsiasi senso di unità. Non si tratta certo di una scelta involontaria, palese è l’influsso di quella narrazione erratica tipica della filmografia di David Lynch e immediato sorge il parallelo con il capolavoro Velluto Blu (e per certi versi con Mulholland Drive) Si tratta però solo di un modello in termini di intenti, di intreccio, non di sua concreta resa. Difatti, il tono con cui David Robert Mitchell sviluppa un concetto affine è del tutto differente: cerca di replicare quell’atmosfera metafisica, paradossale, che caratterizzava il cult del 1986, senza esserne altresì capace, per eccessivo indulgere al contempo nel realismo e nel suo opposto. Da un lato, la visionarietà e lo sperimentalismo lynchani vengono meno nel girato e nel montaggio decisamente più ‘naturalistico’ adottato qui. Viene abbandonato quell’universo ‘mentale’ per una descrizione più oggettiva, più concreta. Dall’altro però permangono degli inserti surreali, apparizioni oniriche e assurde, epifanie che mal si combinano con il resto.

Difatti, il canovaccio da noir dalle atmosfere cupe e dall’ambientazione hollywoodiana tra Black Dahlia di Brian De Palma /James Ellroy è declinato in un vago humor piuttosto stridente – e poco divertente -. Discreta sarebbe anche la costruzione del mistero, le indagini di Sam che lo conducono a passaggi segreti, hangar sotterranei e a magioni miliardarie e che s’intrecciano con le gesta di un serial killer di cani che terrorizza le strade di L.A. (ed è protagonista anche di una serie a fumetti …), con la scomparsa di famosi industriali in tragici incidenti d’auto, con testi di canzoni criptati da una band il cui leader si chiama Gesù ed eminenze grige che comunicano attraverso codici segreti conosciuti solo dagli ‘iniziati’. A ciò si somma un acuto quanto farraginoso – e paranoico – discorso sull’invasività della comunicazione pubblicitaria e dei suoi messaggi subliminali, con tanto di confusione tra finzione mediatica e realtà (la sequenza di una donna che muore in una posa identica a quella di una copertina di Playboy è intrigante concettualmente, quanto immotivata nell’economia del racconto). Tuttavia, le buone premesse sono banalizzate dal tono ironico piuttosto inadatto a sostenere la tensione, e non sufficientemente grottesco per favorire l’effetto Lynch.

In tal senso, ciò che più affossa il risultato finale è proprio il protagonista: già di per sé fastidioso, diventa insopportabile nella interpretazione che ne fornisce Andrew Garfield di inconcludente bamboccione, nullafacente e probabilmente mantenuto dalla madre (di cui sovente sentiamo la voce al telefono). Se difficile è allora rendere in maniera consona il costante stato di stupore e spaesamento richiesti dal plot, il suo personaggio reagisce al succedersi di stranianti avventure con sornione ammiccamento, da consapevole e tronfio piacione.

In ultimo, più a un grado generale, i molteplici e variegati elementi messi in scena in Under the Silver Lake non trovano poi alcun senso nella narrazione, in una logica d’insieme, ma paiono più funzionare per un meccanismo ad accumulo mirato solo a suscitare stupore, senza prestare nessuna attenzione alla coerenza di fondo. Assistiamo così a una sfilata di personaggi stranianti in stile Vizio di forma di Paul Thomas Anderson, tra assurde aspiranti attrici / escort, starlette ricoperte di palloncini, discografici psicolabili, pirati con tanto di benda sull’occhio, ereditiere disturbate, disegnatori di comics con manie di persecuzione e clochard vestiti da re. Oppure ci sono poste davanti scene surreali, feste con biscotti drogati in mezzo a un cimitero, individui che abbaiano, pestaggi immotivati e così via per oltre 2 ore.

Ancor più, personaggi chiave e più volte nominati come il killer dei cani, il fumetto, o la ragazza scomparsa, via via che avanza il minutaggio vengono abbandonati nel dimenticatoio, mentre la storia prosegue per altri lidi. I fatti e le persone si limitano al contrario a succedersi innanzi a un divertito Andrew Garfield, lasciando un segno pressoché intangibile e ispirando di conseguenza ben poca partecipazione ed empatia nello spettatore. Insufficiente è in ultimo l’estetica pop nostalgica, strizzata d’occhio agli estimatori degli anni ’80 di cui Sam certo è incarnazione, a risollevare il risultato definitivo.

Sfilacciato, sovraccarico e privo di una personalità attoriale che regga sulle sue spalle l’intera ambiziosissima azione, Under the Silver Lake rappresenta decisamente un’occasione sprecata e ci fa un po’ rimpiangere la decisione di David Robert Mitchell di abbandonare l’horror così presto per cimentarsi con altri generi.

Di seguito trovate il trailer originale del film, al momento senza una data di uscita italiana (negli Stati Uniti il 7 dicembre):

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