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6/10 su 276 voti. Titolo originale: Unsane, uscita: . Budget: $1,500,000. Regista: Steven Soderbergh.

Recensione | Unsane di Steven Soderbergh

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Il regista si cimenta con un thriller psicologico girato interamente con un iPhone 7 Plus, che fonde sperimentalismo tecnico e una storia profondamente angosciante

Esperimento visivo interessante combinato a un ottimo livello di tensione, Unsane di Steven Soderbergh (La truffa dei Logan) riconferma ancora una volta le sue abilità di regista e di sperimentatore di tecniche alternative e, al contempo, non tralasciando di risultare anche profondamente inquietante, pur girando tutto in una settimana, con un iPhone 7 Plus (con conseguente aspect ratio di 1.56:1) e con un budget di 1.5 milioni di dollari.

Anzitutto partiamo dalla trama: Sawyer Valentini (Claire Foy) è una donna in carriera assai volitiva, ma anche molto sotto stress. Il suo capo sembra farle delle avance piuttosto palesi, invitandola ad andare insieme ad un convegno, proposta che lei cerca di sviare senza essere troppo diretta. Non solo, è lontana da casa e in una città in cui non conosce nessuno, sentendosi ovviamente spaesata. Infine, apprendiamo che è stata per lungo tempo tampinata da uno stalker e si è trovata costretta proprio per questo a trasferirsi. Psicologicamente provata, la donna ha la sensazione che il suo persecutore sia nascosto dietro ad ogni angolo, vivendo in costante stato d’angoscia. Dunque, per attenuare il suo profondo malessere, decide di recarsi in una struttura medica e di parlare con uno psicanalista. La vediamo dunque mentre esprime le sue problematiche a un’analista, che condiscendente l’ascolta le suggerisce di procedere con le sessioni e lei concorda, in ultimo le fa firmare quello che parrebbe un modulo standard. Qui inizia un paradossale degenerare degli eventi: in realtà quello che lei ha inconsapevolmente siglato è la richiesta di degenza nel centro, per cui in una manciata di minuti si trova privata di vestiti ed effetti personali e sigillata in una grossa stanza disseminata di letti con un nutrito gruppo di altri pazienti. A poco serve chiamare la polizia locale, pigra e condiscendente, ancora a meno l’urlare, lo strepitare e il cercare di spiegare al medico di turno che si tratta di un terribile errore e l’infausto soggiorno di Sawyer viene prolungato per ben una settimana. E il peggio deve ancora venire: la protagonista, che certo del tutto equilibrata in effetti non è, crede che il suo stalker sia uno degli infermieri al centro, ma sarà vero?

Primo tra i pregi di Unsane è la capacità di mantenere lo spettatore sospeso nell’incertezza se Sawyer sia davvero mentalmente instabile o meno, e quindi il suo “volontario internamento” sia qualcosa di non poi così innecessario. Da una parte viene infatti vagheggiata l’idea che si tratti di una frode per intascare i soldi dell’assicurazione della giovane donna, spiegazione assai plausibile. Dall’altra però, sin dalla seduta con la psicanalista, lei afferma di soffrire di crisi depressive, di essere ossessionata dall’idea che un uomo la perseguiti e di aver avuto perfino qualche impulso suicida. Chi però, nei momenti di grave crisi, non si fa prendere dallo sconforto e dal desiderio di mettere fine a tutto? Ciò non vuol dire per forza essere degni d’essere internati. Ancor più però, da isteriche e combattive, le reazioni di Claire Foy si fanno assai violente, quando aggredisce ripetutamente un infermiere e dichiara con grande convinzione che questi sia il folle che da tempo la tormenta. Gli accessi di rabbia e di isteria saranno dunque dovuti alla situazione paradossale, kafkiana, oppure alla natura instabile del soggetto in questione? E ancor più, la storia dello stalker sarà tutta nella mente di lei, o qualcosa di concreto e davvero pericoloso? A svelarlo sarà l’avanzare del film, che man mano diviene sempre più ansiogeno, tra allucinazioni indotte e tranquillanti in endovena somministrati alla poveretta, nonché ripetuti quanto inutili tentativi di far valere le proprie ragioni. Insomma un vero e proprio incubo, reso ancora più realistico dall’ottima performance di una nevrotica Claire Foy, che perfettamente traduce la natura del suo complesso personaggio. A contrappunto, adeguatamente sinistro e ambiguo è David Strine, premuroso infermiere che si prende cura dei degenti della struttura, ma che nelle sue reazioni fin troppo passive potrebbe celare un fosco segreto. Sarà davvero chi dichiara di essere? Certo Joshua Leonard (The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair) rende benissimo con la propria recitazione quella sensazione che il personaggio possa essere più di un individuo timido e diligente.

Se lo sviluppo di Unsane dunque è curato e meticoloso per ciò che concerne il copione e le interpretazioni dei protagonisti, esaltante forse ancor di più è la componente tecnica, particolarissima e al contempo mirata a tradurre un senso di straniamento, che in fondo è il cuore stesso della storia. L’inquadratura, costantemente più stretta e appiattita di quella che siamo abituati a vedere nella cinematografia contemporanea, sin dai primi fotogrammi dà un’idea di surreale, di onirico e di percezione alterata del mondo circostante. Una visione profondamente soggettiva e alienata, schiacciata e dalla scala tonale fin troppo luminosa e innaturale, ci trasmette subito quello che è il vissuto di Sawyer, che non è certa di discernere cosa sia davvero reale e cosa invece no. Tale confusione è portata all’estremo in una sequenza, particolarmente riuscita, in cui alla protagonista viene somministrato un medicinale che le causa una crisi psicotica, di conseguenza l’immagine filmica è del tutto disturbata, alterata, a materializzare per il pubblico la profonda sensazione di disagio di lei.

L’innovazione estetica, formale, è dunque in Unsane – che arriverà nei nostro cinema il 5 luglio prossimo – al servizio della diegesi, della psicologia del personaggio, non risultando mero esercizio di stile, ma molto di più, e mostra ancora una volta le capacità e la visiona uniche di Steven Soderbergh.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano:

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