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Riflessione | I molti problemi ‘logici’ della saga di Highlander

30/04/2019 news di Sabrina Crivelli

Il franchise degli Immortali presenta più di un aspetto rivedibile o poco elaborato, su tutti l'assurda regola del "ne rimarrà soltanto uno". Un reboot potrebbe sistemare le cose.

Christopher Lambert in Highlander II

Il reboot di Highlander è un’ipotesi sempre più concreta, tanto che solo pochi mesi fa, a confermarlo è stato il regista Chad Stahelski, il quale ha rivelato che stanno lavorando alla ‘forma migliore’ per riavviare la saga degli Immortali, attraverso una nuova trilogia per il grande schermo oppure una serie televisiva. In particolar modo, una delle problematiche centrali da affrontare è il modo in cui verrà trattato un concetto fondamentale, ma ai tempi lasciato piuttosto nebuloso: la reminiscenza.

Ne parlava già Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez (Sean Connery) in Highlander – L’ultimo Immortale (Highlander) di Russell Mulcahy, in cui Christopher Lambert vestiva i panni dello scozzese Connor MacLeod. Al centro del film del 1986, c’è un’antica profezia che afferma che gli Immortali rimasti “proveranno un’attrazione irresistibile per una terra lontana”, il luogo dell’Adunanza (New York), dove combatteranno tra loro per ottenere una “ricompensa”. Lo scontro sarà all’ultimo sangue e, secondo quanto predetto, “ne rimarrà soltanto uno”.

highlander-lambertTali premesse hanno indubbiamente il fascino dell’indefinito, ma lasciano anche adito a diversi interrogativi che si spera il reboot di Highlander approfondirà meglio di quanto sia stato fatto nel franchise finora. Anzitutto, perché mai dovrebbe rimanerne solo uno? Si tratta di una regola estrema e decisamente infelice. Insomma, perché un immortale dovrebbe voler rimanere per sempre l’unico della sua – estremamente – longeva razza? Vivendo quindi con tale certezza, gli Immortali aspirano ad eliminare tutti i loro simili perché l’ultimo rimasto si aggiudicherà la “Ricompensa“, ossia la Conoscenza di tutti gli Highlander mai vissuti e “un potere oltre ogni immaginazione”, come specificato sempre da Ramírez, mentore nel primo film di Connor MacLeod. Oltre che la possibilità di una vita da semplice mortale.

Grazie a tale ‘potere’, l’Highlander sopravvissuto può divenire così il ‘salvatore del mondo’ o il suo distruttore. Proprio per questo, Connor MacLeod deve evitare in ogni modo che a vincere sia il Kurgan (Clancy Brown), il cavaliere nero che sprofonderà la Terra nelle tenebre. Riuscito nell’impresa, l’eroe acquisisce quindi il potere di leggere nelle menti dei potenti e consigliarli al meglio, perché costruiscano un luminoso futuro per l’umanità. Per quale motivo, però, non può essere un gruppo di Immortali a ricoprire il medesimo compito insieme? Se invece di un unico illuminato millenario a proteggere la razza umana, esistesse infatti una sorta di ‘Consiglio di millenari’, non sarebbe lo stesso – o addirittura meglio? Perché ammazzarsi quando si può collaborare, ciascuno con il proprio sapere?

highlander film 1986Certo, la necessità che resti un unico ‘Eletto’ è un validissimo escamotage narrativo. Porta i vari personaggi all’inevitabile battaglia frontale, così da potersi aggiudicare il premio definitivo. Così, dominati dalla volontà di prevalere, e dalla ‘sensazione interiore’ che permette loro di riconoscere i propri simili, si cimentano in duelli che potrebbero rivelarsi fatale, soltanto per egocentrica affermazione. Ma non sarebbe più auspicabile un’altra via? D’altra parte, il mantra degli Highlander, ossia “ne rimarrà soltanto uno” è professato sovente, ma non altrettanto praticato. Prendiamo ad esempio Connor MacLeod e il suo compagno di clan Duncan MacLeod (interpretato da Adrian Paul sia nella serie TV spin-off che nel quarto capitolo del 2000 Highlander: Endgame). Se invece che trovarsi a fronteggiare il potente Jacob Kell (Bruce Payne), fossero loro due gli ultimi Immortali sulla Terra, l’allievo avrebbe comunque decapitato il maestro, assorbendo così il suo enorme sapere? I due protagonisti del quarto film della saga sembrerebbero all’apparenza più interessati a mantenere la pace, che non a battersi l’un l’altro.

Il cuore del discorso ha quindi un problema principale: lo scontro tra gli Highlander è determinato più che altro dalla smania di ottenere il potere e controllare il mondo. Tale motivazione è valida per coloro che sposano il ‘lato oscuro’ e che sono motivati da egoistica finalità. Al contrario, non funziona affatto per chi vuole proteggere l’umanità e si batte solo per fini altruistici, soffrendo moltissimo per un’esistenza di solitudine. Perché dovrebbe questa seconda fazione uccidere i propri amici, maestri o lontani parenti? Gli eroi sono mossi solamente dalla volontà di sconfiggere i cattivi. Venissero a mancare questi, il gioco non funzionerebbe molto bene.

Connor & Duncan highlander endgameManca quindi una scusa credibile per portare tutti gli Immortali all’Adunanza; qualcosa di più credibile della reminiscenza, come della conquista del premio finale. Il reboot di Highlander dovrebbe tenerne conto e fornire anche ai paladini una motivazione per partecipare alla competizione e rischiare la propria vita. Per esempio, perché non prevedere che, per mantenere la propria immortalità, sia necessario uccidere un proprio simile ogni anno? Ciò fornirebbe sia una spiegazione logica che un dilemma morale su cui far riflettere i protagonisti, e il pubblico di conseguenza.

Nel caso si voglia per principio mantenere la regola ferrea del “ne rimarrà solamente uno”, si potrebbe decidere allora di specificare che sia stato un Immortale a imporla e trasmetterla, nel tentativo di incoraggiare i duelli ed eliminare i propri avversari. Comunque sia, varrebbe la pensa pensare anche ad altri dettagli non secondari, come l’origine stessa degli Immortali o se arriverà davvero il giorno in cui resterà un solo superstite tra loro.

Il primo capitolo della nuova saga dovrebbe quindi per prima cosa esplorare un po’ meglio le radici degli Highlander, che venivano solo abbozzate nel film del 1986. Nella fattispecie, come fanno gli Immortali a sapere intuitivamente che non si deve mai combattere sul terreno consacrata, ma ignorano del tutto chi sia il progenitore della loro stirpe? Sarebbe meglio non ripetere le ‘sviste’ già commessi. Certo, per attirare – e non far infuriare troppo – i fan sarà con ogni probabilità sufficiente l’effetto nostalgia.

highlander endgame film reminescenzaIn conclusione, sarebbe opportuno che venisse costruito un arco narrativo di ampio respiro che possa esplorare in modo più ‘inattaccabile’ quello che il primo franchise ha solo suggerito (ad essere eufemistici). Invece di trascinare per anni, senza mai contestare, film o episodi uno dopo l’altro – tutti diretta filiazione del capostipite di Russell Mulcahy -, aumentando il livello di più improbabilità a ogni capitolo, si potrebbe, tanto per cambiare, mantenere alcuni aspetti dei predecessori e correggere ciò che non funziona a un livello meramente di buon senso.

Highlander segue le vicende di uomini che vivono per secoli e non invecchiano, perdendo lungo il percorso i propri cari e averi, mantenendo viva ad ogni costo una guerra senza senso, solamente perché è così. Al contrario, concentriamoci su un Immortale con un conto in sospeso, per poi allargare lo sguardo sulle questioni irrisolte che riguardano in generale il suo intero universo. Se il concept centrale funziona, il resto verrà da sé.

In attesa di saperne di più sul reboot di  Chad Stahelski, di seguito trovate il trailer del primo film con Christopher Lambert (e con le musiche dei Queen):

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