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Roma brucia nel thriller Netflix con Favino, Servillo, Mastandrea e Giannini

08/10/2026 news di Andrea Palazzolo

Il film di Stefano Sollima con Favino, Servillo, Mastandrea e Giannini che chiude la trilogia criminale dopo ACAB e Suburra.

Poster del film Adagio

Una Roma avvolta dalle tenebre, assediata da incendi e blackout. Tre leggendari criminali ormai invecchiati, nascosti nelle proprie tane come belve ferite. Un ragazzo di sedici anni in fuga, braccato da individui senza scrupoli. Adagio di Stefano Sollima non è soltanto un film: è la chiusura definitiva di un percorso iniziato oltre dieci anni fa, una trilogia criminale che ha ridefinito i confini del noir italiano contemporaneo.

Dopo ACAB – All Cops Are Bastards del 2012 e Suburra del 2015, il regista romano torna nella capitale con uno sguardo ancora più cupo, ancora più disilluso. Se nei capitoli precedenti la violenza era feroce e immediata, qui Sollima rallenta i ritmi, abbraccia il crepuscolare, insegue l’epica del tramonto. Il risultato è un’opera che si colloca a metà strada tra il cinema d’autore e il thriller d’atmosfera, un noir che dialoga con i grandi classi del genere, da Heat di Michael Mann fino a Blade Runner di Ridley Scott, nella sua capacità di trasformare una metropoli in un personaggio vivente e sofferente.

La trama di Adagio ruota attorno a Manuel, interpretato dall’esordiente Gianmarco Franchini, un adolescente che si destreggia tra le difficoltà quotidiane mentre si prende cura del padre anziano, Daytona. La vita del ragazzo precipita quando viene coinvolto in un ricatto: gli viene chiesto di partecipare a una festa per fotografare un individuo misterioso. Ma Manuel percepisce l’inganno, decide di fuggire e si ritrova improvvisamente nel mirino di uomini pericolosi, determinati a eliminarlo perché testimone scomodo di qualcosa di molto più grande di lui, un piano ordito ai danni di un uomo politico.

Sentendosi in trappola, Manuel si rivolge alle uniche persone che potrebbero proteggerlo: due vecchie conoscenze del padre, ex criminali legati al passato oscuro della Banda della Magliana. Polniuman, interpretato da Valerio Mastandrea, è ormai cieco, un uomo consumato dagli anni e dalla violenza che ha attraversato. Le sue scene, sebbene poche, trasudano intensità: Mastandrea ha lavorato solo tre giorni sul set, ma ogni suo fotogramma è carico di una densità emotiva rara. Poi c’è Cammello, il personaggio affidato a Pierfrancesco Favino, ancora una volta trasformato nel fisico e nel volto, dimesso e rabbioso, un criminale che porta addosso il peso di decenni di scelte sbagliate.

Il cast di Adagio è una costellazione di talenti del cinema italiano. Toni Servillo veste i panni di Daytona, il padre di Manuel, un uomo intrappolato nella propria poltrona e nel proprio passato, capace però di indirizzare il figlio verso chi può aiutarlo. Adriano Giannini interpreta Vasco, l’antagonista principale, affiancato da Francesco Di Leva nel ruolo di Bruno. Completano il cast Lorenzo Adorni e Silvia Salvatori. La vera sorpresa, però, è Gianmarco Franchini, giovane attore di Paliano, in provincia di Frosinone, premiato al Festival di Venezia con il Nuovo Imaie Talent Award e già confermato nel prossimo film di Luca Zingaretti, La casa degli sguardi.

Sollima costruisce Adagio come un’opera corale dove ogni interprete contribuisce a creare un mosaico complesso. È evidente l’impegno fisico richiesto agli attori, corpi che diventano paesaggi di dolore, volti segnati che raccontano storie senza bisogno di parole. Il fuoco è presenza costante e simbolica nel film. Non è solo un elemento scenografico, ma una metafora dell’aggressione esterna che costringe i personaggi a uscire dai loro rifugi, a confrontarsi con il presente dopo anni passati a nascondersi nel passato.

Adagio non è un film per tutti. Richiede pazienza, disponibilità ad accettare ritmi dilatati, capacità di apprezzare la costruzione del personaggio e dell’atmosfera più che l’azione pura. Ma per chi è disposto a immergersi in questo mondo nero, la ricompensa è un’esperienza cinematografica intensa, visivamente potente, emotivamente devastante. Un noir italiano che dimostra come sia possibile raccontare storie di crimine senza scadere nel già visto, trovando invece una voce autoriale precisa, riconoscibile, necessaria.

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