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6/10 su 822 voti. Titolo originale: Sorry to Bother You , uscita: 06-07-2018. Regista: Boots Riley.

Sorry to Bother You | La recensione della commedia sci-fi con LaKeith Stanfield

25/04/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Il musicista Boots Riley esordisce dietro alla mdp con una riuscita satira dai toni surreali che attacca il mondo del lavoro americano. Nel cast anche Armie Hammer e Tessa Thompson

LaKeith Stanfield in Sorry to Bother You (2018)

Di questi tempi, la problematica razziale e l’impegno politico sono decisamente il nucleo del cinema indipendente e irriverente americano. Ce lo insegna il vero e proprio ‘caso’ rappresentato da Jordan Peele, prima con l’acclamatissimo Scappa – Get Out (la recensione), poi con il meno puntuale, ma sempre suggestivo Noi (la recensione). A seguire quindi l’esempio dell’ex comico datosi all’horror è ora Boots Riley, rapper e musicista che, dopo aver lavorato a diverse colonne sonore (I Simpson), ha deciso di passare dietro alla macchina da presa – e alla sceneggiatura – per Sorry to Bother You, caustica comedy sci-fi che esplora le deteriori e paradossali mire delle multinazionali.

Sorry to Bother You posterProtagonista è Cassius Green (LaKeith Stanfield), un millenial di colore alla disperata ricerca di un lavoro per pagare l’affitto arretrato allo zio (Terry Crews), anche lui in debito con le banche. Grazie all’amico Salvador (Jermaine Fowler) riesce a trovare un posto sottopagato in un decadente call center, la Regalview. Dopo un inizio incerto, il suo vicino di scrivania, il saggio e disincantato Langston (Danny Glover) gli dà un suggerimento prezioso: quando chiama deve simulare la voce “da bianco”, ossia quel tono rassicurante e spavaldo da americano di ceppo anglofono così da convincere a conquistare il diffidente interlocutore di turno. I risultati non tardano a venire.

Così, Cassius, che riesce a simulare perfettamente la dizione, ottiene un incredibile successo, tanto da conquistarsi addirittura una clamorosa promozione. Il ragazzo sembra avere trovato la strada verso la ricchezza e l’affermazione personale, ma a che prezzo? Non solo deve fingere di essere qualcun altro, ma si trova a dover scegliere tra il denaro e Detroit, la fidanzata artistoide (Tessa Thompson), che insieme agli amici Salvador e Squeeze (Steven Yeun) inizia una protesta proprio contro la RegalView per i suoi salari da fame. Cassius inizialmente cede alle sirene del successo, ma poi scopre una terribile verità sulla società per cui lavora e sull’inquietante suo maggiore cliente, la multinazionale Worryfree, specializzata in ricerca – e sfruttamento – di risorse umane.

Sorry to Bother You è anzitutto una pirotecnica satira sociale che prende di mira multinazionali e mondo del lavoro negli USA. Cassius, soprannominato evocativamente Cash, è l’antieroe perfetto dei nostri tempi, un trentenne che tira a campare in qualche modo e che deve affrontare ogni tipo di vessazione, nella speranza un giorno di ‘arrivare’. Poi c’è il ritratto esilarante della situazione dei centralisti alla RegalView. C’è il motto ferreo S.T.T.S. (‘Stick to the script’, ‘Attieniti al copione’), il capo ufficio esaltato che inneggia a un leggendario venditore di nome Hal Jameson e una motivatrice – o meglio manager- che propina ai lavoratori sottopagati solo fregnacce, del tipo “Non sono qui per giudicarvi … siamo tutti una famiglia!“. Infine c’è il mitico piano superiore, quello dei “power caller”, i centralinisti che hanno ottenuto risultati mirabilanti e che guadagnano cifre astronomiche, che hanno addirittura un loro ascensore personale! A tutto ciò viene aggiunto un tocco di critica al razzismo strisciante nei cittadini, grazie alla trovata geniale della ‘voce da bianco’ (è doverosa la lingua inglese per apprezzare al meglio).

Tessa Thompson in Sorry to Bother You (2018)Tuttavia non c’è in Sorry to Bother You solamente una parodia dell’ufficio e dei suoi pittoreschi riti e impiegati, ossia una sorta di Clerks – Commessi adattato alle ultime tendenze della commedia degli anni 2000. Il tutto prende una piega ben più inventiva e metafisica, sospesa tra Terry Gilliam e Michel Gondry. Tra le trovate visive geniali, come Cash che viene letteralmente ‘catapultato’ – con tanto di postazione computer – direttamente dentro la casa di chi sta chiamando, figurando in maniera immediata l’idea di invadenza oppressiva del telemarketing (il titolo stesso del film parla da sé).

Poi c’è la deriva strettamente fantascientifica, sempre però radicata nella conteporaneità. Si parte dalle pratiche poco etiche della sinistra Worryfree. In principio ne seguiamo in TV e sui cartelloni le martellanti campagne pubblicitarie. Gli impiegati, che sembrano più i membri di una setta, si mostrano felici – e allucinati – mentre descrivono la loro esistenza comune all’interno di grosse camerate (giusto per non perdere tempo e poter lavorare 14 ore filate). Nel tentativo di vendere il proprio volto amichevole, la spregiudicata multinazionale però sembra ancor più demoniaca. Man mano che i contorni della Worryfree e dell’eccentrico Steve Lift (Armie Hammer) vengono definiti, la narrazione diventa sempre più paradossale e più sinistra, fino ad assumere la forma mutante di un moderno centauro, un ibrido tra uomo e cavallo creato in laboratorio per oscuri ed avidi fini.

La potenza visiva, la capacità di creare un universo concreto e fantastico allo stesso tempo, i dialoghi estremamente sagaci e il black humor spinto all’estremo, che sottolinea le costanti umiliazioni di cui è oggetto il cittadino medio, soprattutto se fa parte di qualche minoranza (incarnato perfettamente dal programma più visto in TV, “I Got the Sh*t Kicked Out of Me”, in cui un tapino viene picchiato e sbeffeggiato senza motivo) sono tra i maggiori punti di forza di Sorry to bother you. Oltretutto, il regista Boots Riley non è mai retorico o pesante, ma sempre estremamente ironico, riuscendo a far riflettere e ridere lo spettatore allo stesso tempo. Un compito non certo semplice, che lo pone tra i talenti da tenere sotto controllo.

Di seguito trovate il trailer ufficiale del film, di cui si attende una distribuzione italiana:

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