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7/10 su 4121 voti. Titolo originale: Us , uscita: 14-03-2019. Budget: $20,000,000. Regista: Will Scarbrough.

Noi | La recensione dell’horror coi Tethered di Jordan Peele

27/03/2019 recensione film di William Maga

Il regista e sceneggiatore torna sulle scene con un film che prova ambiziosamente a riflettere sull'America, finendo per essere 'soltanto' un classico horror

noi film jordan peele 2019

Non è affatto avventato suggerire che Scappa – Get Out del 2017 abbia non solo lanciato la carriera del comico americano Jordan Peele, ma che abbia contribuito a galvanizzare una ‘rinascita’ dell’horror più impegnato durante l’anno da poco conclusosi. Altri registi sono infatti stati incoraggiati ad utilizzare il genere come corsia preferenziale per esplorare, analizzare e meditare – come già George A. Romero insegnava 50 anni fa peraltro – sulla società in cui viviamo, e così sono arrivati ad esempio film come il surreale Sorry to Bother You di Boots Riley e l’ineffabile Hereditary – Le radici del Male di Ari Aster. È ironico quindi che l’ultima fatica del filmmaker 40enne di New York, Noi (Us), che segue da vicino una famiglia che si ritrova a fare i conti con dei doppelgänger malvagi, scelga di percorrere – e inciamparvi – quelle stesse strade irte di trappole che rendono la maggior parte dei lungometraggi dell’orrore ripetitivi.

noi film jordan peele posterIntendiamoci, Noi è ancora tematicamente assai ambizioso, ma rispetto all’opera di debutto manca di una ‘spiegazione’ finale soddisfacente e, in qualche modo, di risonanza emotiva. Jordan Peele sceglie a un certo punto misteriosamente di abbandonare infatti il ricco sottotesto che si era impegnato duramente a costruire nei momenti iniziali del film in favore di un secondo atto interminabile e che gira inutilmente su se stesso. Restano in ogni caso la superba (doppia) interpretazione della premio Oscar Lupita Nyong’o e l’indubbia mano – e occhio – del regista nel costruire una scena, ma quando i titoli di coda scendono sullo schermo, la sensazione di aver visto qualcosa di imperfetto, ‘troppo vago’ e nemmeno troppo spaventoso resta.

Noi si apre tra le giostre del Luna Park situato sul lungomare della cittadina californiana di Santa Cruz nel 1986, un flashback del terribile ricordo/momento che ha segnato profondamente la vita di Adelaide Wilson (Nyong’o). Allontanatasi dal padre, la bambina vaga fino al Tunnel degli orrori (qui chiamato razzisticamente ‘Visionquest’, dopo ribattezzato  ‘Merlin’s Forest’), al cui interno c’è la classica ‘sala degli specchi’, in cui si ritrova faccia a faccia con una coetanea che le assomiglia spaventosamente.

Queste prime sequenze dimostrano ampiamente le doti tecniche e la cultura cinematografica di Jordan Peele. Le riprese sono fluide, ma mai frenetiche. Può sostenere agilmente un lungo carrello, assaltare l’attore di turno con un primo piano claustrofobico, e poi volare in alto sopra la sua testa, memore dello Stanley Kubrick di Shining … il tutto nella stessa scena. In quella che è forse la composizione più inquietante di Noi, la sua macchina da presa si sposta lentamente indietro per rivelare un ampio muro di conigli bianchi in gabbia, accompagnato in sottofondo da una colonna sonora disarmonica di canti e urla stridenti (merito del compositore Michael Abels, cui si aggiungono pezzi classici del rap come Fuk Da Police degli NWA o I got five on it dei Luniz). È una visione disorientante e accattivante, senza essere pretenziosa; un preciso bilanciamento che non tutti possono realizzare.

us film Elisabeth Moss jordan peeleTornati al presente, l’ormai cresciuta Adelaide e la sua famiglia – il marito Gabe (Winston Duke), il figlio Jason (Evan Alex) e la figlia Zora (Shahadi Wright Joseph) – decidono di prendersi una vacanza e recarsi proprio nella loro casa di Santa Cruz, dove li aspetta una coppia di amici (Elisabeth Moss e Tim Heidecker) con due figlie gemelle adolescenti. La donna è comprensibilmente riluttante a ritornare quei luoghi, combattuta tra il concedere un po’ di svago ai suoi cari e l’intuire che qualcosa di tremendo la stia ancora aspettando nell’ombra.

L’enfasi sulle dinamiche familiari sembra essere una delle caratteristiche distintive di Jordan Peele, ma mentre continua a dimostrare la stessa ‘pazienza’ di Scappa – Get Out, permettendo realisticamente alle conversazioni e ai silenzi condivisi di svilupparsi a loro piacimento, le sue radici comiche si fanno più evidenti in Noi. Nello specifico, quasi ogni linea di dialogo o azione non verbale fornita da Gabe è progettata per garantire nel pubblico un effetto comico (riuscendoci). Se Winston Duke (sorta di alter ego del regista) è innegabilmente divertente, Gabe come personaggio è totalmente fuori luogo rispetto all’ambiente ultra-serio in cui si muove.

L’umorismo di Scappa – Get Out fluiva naturalmente dalle meticolose caratterizzazioni impresse da Jordan Peele, ma qui l’effetto sembra troppo calcolato e distaccato, come se Gabe esistesse solamente per fornire commenti ironici sulla carneficina che si abbatte intorno. Ciò mette in luce un’incoerenza di tono di base che affligge Noi, in cui le continue battute distraggono dalle immagini da brividi, suscitando conseguenti risate – forse – involontarie. Data l’abbondanza di immagini angoscianti, sembra però probabile che l’effetto sdrammatizzante non fosse esattamente l’intenzione di Jordan Peele, quanto il risultato di qualcosa intessuto a forza nella sua sceneggiatura.

Lupita Nyong'o in Us (2019) jordan peele Quando i doppelgänger malvagi della famiglia di Adelaide appaiono per la prima volta sul vialetto – avvolti dall’oscurità mentre si tengono per mano – la visione è potente e sconcertante. Che si tratti del passamontagna / maschera calato in modo permanente sul volto del “gemello” di Jason o dello sguardo senza vita del doppio silenzioso di Zora, queste creazioni si ergono a manifestazioni concrete, da incubo e senz’anima, del Male che si cela in agguato appena sotto la nostra superficie civilizzata. A questo punto di Noi, coi nostri eroi che fissano gli ‘impossibili’ Tethered negli occhi, sentiamo forte tutto il peso del sottotesto sociale agghiacciante di Jordan Peele. Un duro attacco all’America. Quando una società soggioga ed emargina vaste aree della sua popolazione, è destinata a divorare se stessa dall’interno. Le interrelazioni della civiltà si erodono e il potente si trasforma in barbaro per proteggere il suo fragile artificio. È un tema che si integra perfettamente con l’elegante premessa sui doppelgänger del regista, promettendo approfondimenti pungenti mescolati a genuini brividi sanguinari.

Allora, perché Jordan Peele scegli di abbandonare questo ingegnoso approccio in favore dei tipici cliché del genere?

Uno potrebbe addirittura sospettare che i dirigenti dello studio – che hanno garantito 20 milioni di dollari di budget – abbiano richiesto una ri-scrittura del copione a Jordan Peele, per rendere il film un home invasion più ‘convenzionale’ e capace di far cassa tra le masse in cerca di brividi poco impegnati (impossibile non pensare a Wolves at the door o a The Strangers 2). Adelaide e la sua famiglia guidano auto, barche e persino un’ambulanza per sfuggire ripetutamente alla cattura. E questa caccia alla preda va avanti per tutta la parte centrale di Noi, fino a quando la delicata impalcatura creata nei primi 15 minuti crolla.

Lupita Nyong'o, Winston Duke e Evan Alex in Noi (2019)Nel frattempo, la gemella gorgogliante di Adelaide comincia finalmente a spiegare tutte le scene e i punti salienti della trama che sono stati omessi in favore delle suddette inutili scorribande notturne su e giù per vialetti. Non mancano brevi momenti di ispirata bizzarria – una figura in agguato in un angolo buio o una forma che guizza lambendo la nostra visione periferica -, ma gli spaventi sono radi (e non ci sono jumpascare). Qualsiasi sensazione di vero disagio viene schiacciata dal ritmo prevedibile di quella che – in pratica – si dimostra essere la stessa scena ripetuta ancora e ancora. E infine si arriva all’atteso finale rivelatore che lascia quantomeno perplessi, sulla cui interpretazione e simbolismo rimandiamo ai nostri 2 speciali in merito (quello sul significato del ricorrente di Geremia 11:11 e quello sulla spiegazione del finale e sul simbolismo diffuso), dove ne parliamo diffusamente e senza problemi di SPOILER.

È un peccato, specie perché Lupita Nyong’o come detto è assolutamente in palla e regge da sola il peso emotivo ed espressivo di Noi. Interpreta Adelaide infondendole disperazione, paura e rabbia cruda, rendendo poi sgradevole la voce annaspante del suo doppelgänger, che scatena un sorprendente livello di empatia per il Tethered. La sua forza e determinazione sono incrollabili, anche in un ruolo che richiede uno sforzo fisico quasi costante.

Definire Noi una delusione è comunque una semplificazione eccessiva. È più un pensiero incompiuto, un commento ambizioso che si sgonfia in una conclusione farraginosa e con troppi punti lasciati al caso. Più si pensa a quanto visto e rivelato, più arranca in quanto a logica. L’intenzione dichiarata di Jordan Peele era di produrre un film horror puro e semplice. Sfortunatamente, visto il potenziale sul tavolo, ci è riuscito.

Di seguito il trailer italiano e quello internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di Noi, nei nostri cinema dal 4 aprile:

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