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Titolo originale: Us , uscita: 14-03-2019. Budget: $20,000,000. Regista: Will Scarbrough.

Noi di Jordan Peele | Guida all’interpretazione del film: il finale, i simboli, le metafore

27/03/2019 news di Redazione Il Cineocchio

Ci addentriamo nella spiegazione del nuovo horror del regista di Get Out, provando a far luce sui numerosi indizi disseminati nel film

noi jordan peele film 2019 lupita

Dopo il successo di pubblico e di critica di Scappa – Get Out, in molti stavano aspettando Noi (Us), seconda prova horror del regista e sceneggiatore Jordan Peele (la nostra recensione) e con protagonisti Lupita Nyong’o e Winston Duke. Che sia altrettanto convincente o meno, lasciamo a voi il giudizio finale, ma è indubbio che in molti si saranno interrogati sul significato ultimo del film e del suo finale che, per nulla immediato – e forse nemmeno del tutto coeso -, necessita indubbiamente di un approfondimento e di una spiegazione (per quanto riguarda i riferimenti a Geremia 11:11, vi rimandiamo all’altro approfondimento).

Più che un discorso razionale, Noi è infatti una grande metafora e Jordan Peele, stavolta, pare essersi concentrato più sulla potenza del messaggio che non sulla coerenza con cui esprimerlo. Alcuni, forse, saranno stati disturbati dalle molte imperfezioni nella sceneggiatura (sempre ad opera del regista newyorkese) e nello sviluppo, tra l’abbozzare vagamente la questione centrale dei ‘cloni malvagi’, creati dal Governo e poi abbandonati sotto terra a esperimento fallito, ma liberissimi di fuoriuscire nel mondo una volta presa la decisione. Ancor più, perplime la questione inerente al loro libero arbitrio: prima semplicemente duplicati che replicano specularmente ciò che gli ‘originali’ fanno in superficie, a un certo punto acquisiscono nozione di sé (in combo con un paio di forbici dorate e un guanto), per darsi allo sterminio libero ispirati dalla loro leader, la Tethered chiamata ‘Red’, doppio apparentemente malvagio di Adelaide Wilson (ambedue incarnate dal premio Oscar Lupita Nyong’o). Insomma, i dubbi lasciati aperti sono parecchi e di ardua soluzione.

noi jordan peele film tetheredTuttavia, forse più interessante che disquisire sui problemi del lungometraggio è approfondire il messaggio che si cela dietro all’allegoria imperfetta al centro di Noi. Se fosse metafora della società americana attuale e la presagio di un’imminente e cruenta rivoluzione? Partiamo dalla fine. Nella sequenza conclusiva, vediamo il piccolo Jason Wilson (Evan Alex) che fissa con sospetto la madre, seduta al suo fianco, mentre sta guidando. Il bambino ha infatti scorto la donna che, dopo aver compiuto una vera e propria discesa in un Ade artificiale per salvarlo, ha ucciso il suo doppio brutalmente e senza esitazioni. L’istinto materno porta a compiere qualsiasi gesto,  anche il più efferato? Forse, ma nel suo cruento omicidio Adelaide diviene indistinguibile per ferocia a quei Tethered da cui era fuggita fino a quel punto. Non è però, almeno ad una analisi più meticolosa, una questione di mera etica; non è tanto l’omicidio a sconcertare Jason, lui stesso ha ucciso più di un doppelgänger lungo la via (tra cui il proprio), allora perché? Forse, nel vedere Adelaide accanirsi contro il corpo davanti a lei ha intravisto una ferinità prima sconosciuta, terrificante.

D’altronde a questo punto la verità a riguardo è già stata rivelata, almeno al pubblico. La Adelaide che Jason guarda con sospetto è davvero una replica di sua madre. A darcene conferma è la disarmante rivelazione che chiude il percorso circolare al centro di Noi. Nei primi minuti, la protagonista, ancora bambina, si è allontanata dal padre e si aggira da sola sulla spiaggia per poi avventurarsi all’interno di un Tunnel degli Orrori (il ‘Visionquest’, dopo ribattezzato ‘Merlin’s Forest’). Quivi, in un labirinto di specchi, incontra una ragazzina identica a lei. Lungo tutto il film siamo convinti che Red sia quel ‘riflesso’, che prende vita emergendo dalla tenebra, ma non è così. E quella Adelaide che seguiamo lungo tutto lo sviluppo non è la piccola scomparsa, ma colei che le si è di fatto sostituita. Solo i più acuti e smaliziati nel pubblico forse avranno previsto il colpo di scena. Certo, gli indizi disseminati da Jordan Peele non mancano: ad esempio, quando suo marito Gabe (Winston Duke) glielo chiede, la protagonista dichiara di non avere idea di come sia sfuggita alla sorveglianza del padre trent’anni prima, in quel Luna Park di Santa Cruz. Il dubbio è che dopo tanto tempo, e visto lo shock, la sua memoria faccia cilecca, ma la risposta definitiva è assai più semplice: non ne ha idea perché non era lei ad essere scappata, ma il suo doppio, che lei stessa ha poi aggredito, trascinata nel sottomondo e lasciata ammanettata a un letto (come si sia poi liberata è una delle numerose incognite senza risposta). E l’apparente afasia da shock della piccola Adelaide era dovuta allo stesso motivo, ovvero il non essere proprio saper parlare (dall’altra parte invece, il trauma alla laringe subìto nel tentativo di strangolamento è il motivo per cui Red ha una voce gutturale incerta).

noi jordan peele film danzaIl colpo di scena spiega anche un secondo elemento cardine della prima parte di Noi, prima piuttosto incomprensibile, ovvero il perché Adelaide fosse così terrorizzata dal fare ritorno sul lungomare di Santa Cruz. Quella era esattamente la stessa strada da lei usata per fuggire 33 anni prima, quindi è perfettamente consapevole di ciò che vuole la “famiglia nel vialetto” e Red quando le ordina di ammanettarsi. In tal maniera viene anche motivato il fatto che quest’ultima sia in grado di spezzare il vincolo che teneva i Tethered legati alla sfera sotterranea; lei NON è una di loro, ma un ‘originale’ e proprio per questo non è forzata a emulare, quale sorta di riflesso, ciò che fanno i fortunati che vivono in superficie. Sapeva bene cosa c’era là fuori. E la sua ‘rivoluzione messianica‘ alla guida delle sfortunate copie sembra aver inizio durante uno spettacolo di danza della 14enne Adelaide, la quale smette di ballare proprio perché percepisce il suo doppio che incombe e si avvicina ogni giorno di più (lei stessa dichiara al marito di avere avuto questa sensazione per tutta la sua esistenza). E la rivolta di Red è basata sulle rimembranze della sua vita passata, una vita di benessere alla luce del sole, e proprio per questo organizza una lunga catena umana di Tethered per ricreare una versione malata dell’evento “Hands Across America” che da piccola aveva visto in TV.

Tuttavia, il vero potere del finale di Noi non risiede nella risoluzione del mistero costruito nel corso dei minuti precedenti, quanto nel tradurre una situazione reale e contingente, quella dell’America contemporanea divisa tra “coloro che vivono in superficie o al di sotto di essa”. L’unico epilogo possibile se non si farà qualcosa, almeno secondo Jordan Peele, sarà l’autodistruzione. La lettura di Noi – e il titolo è evocativo – si risolve nella frase che Red dice a Gabe: “Siamo americani / We’re Americans“. Di conseguenza, ci troviamo davanti a una storia che si rivolge specificamente al pubblico statunitense, che parla dell’ineguaglianza sociale che contraddistingue da sempre la nazione più ricca e potente del mondo. Il regista stesso ha dichiarato lo scorso dicembre che il suo horror non sarebbe stato più incentrato sulla questione razziale, bensì di classe. Più nello specifico, ha spiegato che tratta di cosa significhi nella su paese “avere” o “non avere”. Stando così le cose, la contrapposizione tra l’Adelaide buona e il suo doppio cattivo diventa decisamente sfumata.

noi jordan peele film lupita conigliPer meglio affrontare l’argomento ha senso allora rimandare a un recente articolo apparso sul New Yorker, in cui Elizabeth Kolbert esplora alcuni fenomeni psicologici e sociali dietro alla questione della disuguaglianza. La conclusione dell’autrice del pezzo è che coloro che si trovano al di sotto della linea di povertà ritengono di fare parte della classe media e sono addirittura convinti sostenitori più di altri di certi valori tradizionali (come Red con il suo credo fanatico in Dio), mentre coloro che vivono decisamente al di sopra della media, in uno stato di agiatezza, si rifiutano di riconoscere di essere ‘ricchi’, perché guardano a chi ha più soldi di loro e quindi ‘sta meglio’. Tutti si ritengono appartenenti alla classe media e si affannano per non essere lasciati indietro e per affermare di continuo il loro status sociale.

Gli affabili Wilson in Noi sono la perfetta incarnazione del principio che “l’erba del vicino è sempre più verde”. Il pacioso Gabe con i suoi occhiali un po’ nerd e il suo modo di fare amichevole è a ben vedere un doppio di Jordan Peele stesso, o quantomeno dell’immagine che finora aveva dato di sé ai fan. Abbastanza benestante da potersi permettere una casa di vacanze in un luogo di villeggiatura rinomato e una barca di seconda mano, ha una famiglia perfetta eppure non cessa per un secondo di invidiare i vicini, i Tyler (Elisabeth Moss e Tim Heidecker), che hanno una villa più lussuosa dotata di demotica, un motoscafo e una macchina all’ultimo grido. Addirittura, l’unica cosa che convince Gabe a seguire Adelaide nel suo piano di fuga, abbandonando la casa ricca di confort dei Tyler in cui si i Wilson si erano rifugiati, è proprio l’idea di guidare il potente fuoristrada dei suddetti.

Lupita Nyong'o, Winston Duke, Evan Alex, and Shahadi Wright Joseph in Noi (2019)L’uomo è talmente focalizzato su ciò che non possiede da scordarsi completamente che esiste chi ha assai meno di lui, del fatto che ci siano americani come lui che però non hanno tutte le sue fortune e la salute. Red, Abraham (il tethered di Gabe) e i loro mostruosi figli sono la personificazione di coloro che lui per primo ha dimenticato e – almeno stando alla possibile interpretazione data da Noi – sono così vendicativi proprio perché sono stati abbandonati ed emarginati dalla società senza avere nessuna scelta, nessuna opportunità. L’idea della tuta rossa rimanda allora al fatto che siano dei prigionieri del sistema, relegati miseramente alla loro condizione. Nella finzione filmica dalle derive fantascientifiche, sono il clone di qualsiasi uomo o donna vivente in superficie, ma allegoricamente “sono noi stessi” privati del lusso di poterci permettere le scelte quotidiane che diamo per scontate.

Creati, come da puntuale spiegazione di Red, da un sistema che li ha poi scaricati sottoterra, o meglio lontani dalla nostra vista, ce ne scordiamo quindi, o fingiamo di farlo. Quando però arriva il momento in cui la disuguaglianza si tramuta in rabbia, coloro che hanno condotto l’agiata esistenza di Gabe sono incapaci di comprendere che anche i ‘nemici’ sono ugualmente americani e la loro veemenza nelle rivendicazioni. Noi è quindi un campanello d’allarme, addirittura forse la profezia di cosa accade quando l’ingiustizia sociale e la diseguaglianza nei salari raggiunge dei livelli così alti che la soluzione diventa una dimostrazione forte e che con ogni probabilità non sarà pacifica.

Evan Alex in Noi (2019)Il tutto ci riporta alla chiusura di Noi, ad Adelaide che siede in macchina al fianco del figlio che intanto la scruta quasi spaventato. La donna per cui fino all’ultimo abbiamo tifato a scapito della sua assalitrice è invero colpevole di aver relegato una bambina nei tunnel sotterranei in mezzo ai Tethered. Eppure, anche quella che crediamo essere l’originale per diversi anni della sua vita ha sofferto del medesimo trauma. La sindrome da stress post traumatico (e che viene sminuita in quanto solo chi ha combattuto in Vietnam può avere) che una psicologa le diagnostica davanti ai genitori in un flashback non è certo immotivata e la ragazzina ne esce solo grazie all’amore e al balletto, e perché ne ha la possibilità (garantita dall’ingegnosa fuga). Tuttavia, al contrario di Gabe, lei è be consapevole dell’artificio in cui vive la sua tranquilla quotidianità. Il senso di colpa che la pervade è dunque legato al fatto che, dopo la sua ascesa, non abbia fatto nulla per aiutare la sua comunità. Si è limitata a cogliere al volo l’opportunità e a scappare, dimenticando volontariamente lo squallore che si è lasciata alle spalle, come se non fosse mai esistito.

Sarebbe quindi facile giudicarla, ritenere che sia allora la copia malvagia, ma in fondo è una donna normale,  gentile, che ama la famiglia ed è disposta a sacrificarsi per salvare i figli. Addirittura per loro è disposta a tornare nell’incubo da cui è scappata. Allo stesso modo, gli svantaggiati non sono vittime prive di colpa: i Tethered una volta fuoriusciti si aggirano muniti di forbici, squartando e massacrando chiunque incontrino; pur avendo ragioni comprensibili per essere arrabbiati, sono degli assassini a sangue freddo di persone innocenti. Non ci sono innocenti in Noi. La verità è che non esistono facili risposte su chi sia buono e chi no, su chi sia la vittima e chi il carnefice in uno scenario del genere. Ma ci sono forse nella realtà che ci circonda ogni giorno? Magari, la miglior cosa da fare è calarsi la maschera come decide di fare Jason e lasciarsi cullare dall’amore materno, senza porsi troppi problemi. Così si può decidere di guardare dall’altra parte, almeno finché milioni di mostri assassini non si uniranno in una lunga fila prendendosi mano nella mano.

Ah, per chi si chiedesse invece il significato delle forbici e dei conigli, diamo la parola a Jordan Peele in persona:

In me non evocano immediatamente il genere horror. Penso che conigli e forbici siano entrambi spaventosi per me, ed entrambi anche insensati, quindi adoro sovvertire e far emergere il terrore da cose che non necessariamente assocereste a tali soggetti.

Di seguito il trailer italiano e quello internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di Noi, nei nostri cinema dal 4 aprile:

LEGGI LA RECENSIONE

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