Star Wars incontra Spider-Man Across the Spider-Verse in questo film basato su un cult degli anni ’80
27/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Optimus Prime: Awakening è un corto rivoluzionario che celebra 40 anni di Transformers con un tributo multiversale a Peter Cullen.

Il ritorno al cinema in USA di Transformers: The Movie per il suo 40° anniversario non è stato solo un’operazione nostalgia. Insieme al film cult del 1986, il pubblico ha potuto assistere alla premiere di Optimus Prime: Awakening, un cortometraggio di 12 minuti che rappresenta un esperimento narrativo audace, un viaggio visivo che fonde Star Wars con l’estetica multiversale di Spider-Verse, e soprattutto l’ultima, commovente performance di Peter Cullen nel ruolo che ha definito quattro decenni di cultura pop.
Per capire l’importanza di questo lavoro bisogna partire da un dato: Optimus Prime non è semplicemente un personaggio. È un’icona degli anni Ottanta che ha attraversato generazioni senza perdere un grammo del suo carisma. E dietro quella voce profonda, rassicurante e autorevole c’è sempre stato Peter Cullen, il doppiatore che più di ogni altro ha dato vita al leader degli Autobot. Frank Welker torna al suo fianco come Megatron, ricreando quella storica dinamica che ha fatto la fortuna del franchise. Ma Awakening non guarda solo al passato: pone domande sul futuro e lo fa con un cliffhanger che ha lasciato i fan in uno stato di febbrile speculazione.
Il corto si apre subito dopo la morte di Optimus Prime nel film originale, un momento che traumatizzò un’intera generazione di bambini nel 1986. Prime si ritrova in una dimensione cosmica che ricorda fortemente il Mondo tra i Mondi di Star Wars, sospeso tra stelle e nebulosa, dove incontra una presenza misteriosa che si definisce “Ciò Che È Quando Tutti Sono Uno”. Questo essere cerca di convincere Optimus che il conflitto infinito tra Autobot e Decepticon deve finalmente spezzarsi. La guerra senza fine rischia di distruggere tutto: la Terra, Cybertron, la stessa Matrix della Leadership.

Ed è qui che Awakening diventa qualcosa di più grande. La presenza mostra a Optimus diverse versioni di se stesso attraverso il multiverso: il Prime della serie animata originale degli anni Ottanta, quello di Transformers Animated, di Transformers Prime, persino sequenze dal film live-action di Michael Bay.
È un momento alla Spider-Verse che celebra ogni iterazione del personaggio, riconoscendo che ciascuna ha contribuito a costruire la leggenda. Per Peter Cullen, che ha prestato voce a molte di queste incarnazioni, è un tributo perfetto: un riconoscimento visivo e narrativo del suo contributo monumentale al franchise.
Ma il corto non si accontenta di essere un omaggio. Ciò che Awakening ha dimostrato è qualcosa di altrettanto importante: ha mostrato dove può andare l’animazione dei Transformers. Lo studio The Third Floor ha realizzato un lavoro visivamente impressionante, con sequenze d’azione fluide e cinematografiche che vedono Prime affrontare Megatron, Soundwave, Starscream, Kickback, Shrapnel e il già citato Bumblebee Decepticon. L’animazione è moderna, vibrante, ma rispetta completamente i design classici G1 degli anni Ottanta.
Il cortometraggio riesce nell’impresa non semplice di servire due padroni. Da un lato è un addio perfetto a Peter Cullen, una celebrazione commossa delle molte vite di Optimus Prime attraverso le sue diverse incarnazioni. Dall’altro pone domande sul futuro, suggerisce direzioni narrative audaci, sfida lo status quo del franchise. Optimus che abbandona la Matrix non è solo un colpo di scena: è una dichiarazione filosofica sul superamento dei cicli distruttivi, sulla necessità di trovare nuove strade quando quelle vecchie portano solo a più sofferenza.
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