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Su Prime Video trovi il film sulla storia vera che ha terrorizzato il Canada: il sicario balbuziente e i suoi 28 omicidi

19/08/2026 news di Andrea Palazzolo

Gérald Gallant, il sicario più letale del Canada: 28 omicidi in 30 anni. La storia vera dietro il film thriller del 2021.

Confessioni di un Assassino

Alto poco più di un metro e settanta, corporatura esile, afflitto da balbuzie e problemi d’ansia. Quoziente intellettivo sotto la media, studi interrotti in quinta elementare. Una moglie devota e religiosa, una casa in un tranquillo quartiere residenziale di Montreal, una vita all’apparenza monotona e assolutamente normale. Nulla che facesse pensare a Gérald Gallant come a uno dei criminali più spietati della storia canadese. Eppure, dietro quella facciata ordinaria si nascondeva il sicario più letale che il Canada abbia mai conosciuto: 28 omicidi e 12 tentati omicidi nell’arco di circa trent’anni, dal 1978 al 2003.

La sua storia, così ricca di contraddizioni da sembrare inverosimile, viene narrata in Confessions – Confessioni di un Assassino, film biografico del 2021 diretto da Luc Picard, che ha scelto di interpretare personalmente il ruolo del protagonista. Un racconto che sfida ogni cliché cinematografico sul killer professionista, restituendo invece il ritratto di un uomo che non indossava occhiali da sole firmati né guidava auto di lusso, ma che proprio grazie alla sua apparente insignificanza è riuscito a seminare terrore nella malavita del Québec per decenni.

Nato a Chicoutimi, nella provincia del Québec, il 5 maggio 1950, Gérald Gallant cresce negli anni Cinquanta accanto a una madre dura e severa, che non esita a sminuirlo pubblicamente. Un’infanzia difficile che segna profondamente il suo carattere introverso e la sua autostima già fragile. Sin da giovane inizia a commettere piccoli furti, una deriva criminale che lo porta alla prima condanna il 27 ottobre 1969: 23 mesi nella prigione di Chicoutimi per una serie di furti. Uscito dal carcere, invece di redimersi, si unisce a una banda di rapinatori. È l’inizio di una carriera criminale destinata a sfociare in qualcosa di ben più oscuro.

Il primo omicidio su commissione avviene il 30 gennaio 1980. La vittima è Louis Desjardins, uno spacciatore con un debito significativo nei confronti della banda del West End. Gallant scopre così la sua vocazione: quella del sicario a pagamento. Per i successivi vent’anni lavora principalmente per due organizzazioni criminali, i Rock Machine e il West End Gang di Montréal, diventando il loro killer di riferimento. Le sue vittime sono quasi esclusivamente membri della malavita, uomini che hanno tradito, parlato troppo o accumulato debiti impossibili da saldare.

Ciò che rende Gallant un caso di studio è proprio la sua capacità di mimetizzarsi. In un mondo dove i criminali amano ostentare potere e ricchezza, lui è l’esatto opposto: insignificante, quasi invisibile. La balbuzie diventa parte della sua arma più efficace: nessuno sospetterebbe mai che quell’uomo impacciato, dall’aspetto dimesso, potesse essere un assassino freddo e metodico. È questo il tema centrale che il regista Luc Picard ha voluto esplorare nel film: l’identità, il controllo, la doppia vita portata all’estremo.

Nel 2001, però, dopo oltre vent’anni di impunità pressoché totale, Gallant commette un errore banale ma fatale. Durante l’omicidio del proprietario di un bar, lascia tracce di DNA su una tazzina di caffè abbandonata vicino alla scena del crimine. Un dettaglio minuscolo, quasi ridicolo nella sua ordinarietà, che però spalanca le porte a un’indagine che finalmente lo identifica. Consapevole che la rete si sta stringendo, Gallant decide di fuggire in Europa, sperando di sfuggire alla giustizia canadese.

Vive qualche anno nell’ombra, spostandosi tra vari paesi, fino al 2006. È a Ginevra, in Svizzera, che viene finalmente arrestato, non per i suoi crimini passati, ma per una frode legata a carte di credito clonate. Un reato minore che però permette alle autorità canadesi di richiederne l’estradizione.

Confessions – Confessioni di un Assassino non è solo un thriller biografico, ma un’analisi psicologica di un uomo che ha vissuto una doppia esistenza per trent’anni. Se cercate un film che sappia mischiare sapientemente la storia reale con la finzione scenica, questa è la visione che fa per voi.

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