Una storia fantasy che ricorda Il Castello Errante di Howl, ma ai giorni nostri: il film anime che trovi su Netflix
18/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Il capolavoro d'animazione di Makoto Shinkai affronta il trauma del terremoto del 2011. Il film che ha conquistato critica e pubblico.

Quando si parla di Makoto Shinkai, i paragoni con Hayao Miyazaki sono inevitabili. Spesso definito il prossimo Miyazaki, il regista giapponese ha costruito negli anni una filmografia che oscilla tra storie d’amore cosmiche e catastrofi naturali cariche di significato. Ma è con Suzume, uscito nel 2022, che Shinkai ha raggiunto il punto di massima vicinanza al maestro dello Studio Ghibli, creando un’opera che fonde la sua sensibilità autoriale con gli elementi più iconici del cinema d’animazione giapponese.
La storia segue Suzume, una giovane ragazza che apre accidentalmente una porta mistica e scatena una serie di eventi che minacciano il Giappone intero. Questa porta, circondata dall’acqua in una dimensione sospesa nel tempo, è solo l’inizio di un viaggio che la porterà a confrontarsi con vermi giganteschi invisibili alla maggior parte delle persone, responsabili dei terremoti e delle catastrofi naturali. Al suo fianco c’è Souta, un “Closer” – custode di queste porte – che viene trasformato in una sedia a tre gambe da un gatto mistico di nome Daijin. Sì, avete letto bene: una sedia.
Shinkai ha sempre dimostrato un interesse ossessivo per il rapporto tra umanità e natura, ma con Suzume questo tema raggiunge una profondità inedita. Il film fa parte di quella che è stata definita la Trilogia dei disastri, insieme a Your Name e Weathering with You, ma è qui che il regista affronta in modo più esplicito il trauma collettivo del Giappone. La devastazione causata dal terremoto e dallo tsunami del Tohoku del 2011 permea ogni fotogramma, trasformando un evento reale e doloroso in una metafora soprannaturale potentissima.
La madre di Suzume è morta proprio in quella catastrofe, e la sua missione di chiudere le porte mistiche sparse per il paese diventa un modo per elaborare questo lutto irrisolto. Il film propone un’idea radicale: e se i terremoti non fossero solo fenomeni naturali, ma la conseguenza di un sistema cosmico millenario che richiede custodi umani per mantenere l’equilibrio? Questa domanda trasforma la storia personale di Suzume in un affresco universale sulla responsabilità, il dolore e la necessità di andare avanti nonostante tutto.
Ma ciò che rende Suzume particolarmente vicino allo spirito Ghibli è il suo approccio al soprannaturale. Shinkai non si è mai trattenuto quando si trattava di elementi fantastici – dal body-swap di Your Name alla ragazza che controlla il tempo in Weathering with You – ma qui abbraccia completamente l’assurdo poetico che caratterizza i film di Miyazaki.
I vermi giganti che emergono dalle porte ricordano le divinità ambientali di Principessa Mononoke, mentre l’Ever-After, il regno sospeso abitato dai morti dove il tempo si ferma, evoca il mondo onirico visitato da Mahito in Il ragazzo e l’airone. Il mondo dove si muove Suzume e la storia d’amore ricordano, invece, Il Castello Errante di Howl.
E poi c’è Souta-sedia. In un universo narrativo dove creature magiche e catastrofi apocalittiche si intrecciano, la decisione di trasformare il protagonista maschile in un mobile a tre gambe potrebbe sembrare bizzarra. Eppure funziona perfettamente. Non è un caso che entrambi i personaggi abbiano generato quantità industriali di merchandising: sono le mascotte adorabili che mancavano nella filmografia di Shinkai, un elemento che lo Studio Ghibli ha sempre saputo sfruttare magistralmente.
Ma sotto la superficie giocosa, Suzume affronta temi oscuri e maturi. Sia Suzume che Souta accettano, a un certo punto del loro viaggio, di poter non sopravvivere. Non si tratta di eroi invincibili, ma di martiri consapevoli che il loro sacrificio potrebbe essere necessario per guarire il Giappone. Questa consapevolezza della mortalità, questa accettazione del destino karmico, conferisce al film una gravità emotiva che lo distingue dai precedenti lavori di Shinkai.
Makoto Shinkai ha creato con questa pellicola il suo lavoro più ambizioso e completo, un’opera che merita pienamente di essere menzionata accanto ai capolavori di Miyazaki. Suzume dimostra che è possibile onorare una tradizione senza limitarsi a imitarla, che si può costruire qualcosa di nuovo attingendo alle radici più profonde del cinema d’animazione giapponese.
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