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Luc Besson, Bruce Willis e quell’indimenticabile film di fantascienza anni ’90 che ha cambiato il genere

16/08/2026 news di Andrea Palazzolo

Nel 1997 usciva uno dei film di fantascienza più belli e interessanti di sempre, diretto da Luc Besson e con Bruce Willis.

Bruce Willis in Il Quinto Elemento

I film di fantascienza hanno da sempre un rapporto peculiare con il futuro. Per decenni, il genere ha costruito la propria identità narrativa dipingendo scenari apocalittici, distopie totalitarie e mondi dove l’umanità sopravvive a stento. Basta pensare a Blade Runner, con la sua Los Angeles del 2019 sommersa da pioggia acida e smog perenne. Persino The Matrix, uno dei capolavori assoluti degli anni Novanta, ci mostra un’umanità ridotta a batterie biologiche in una simulazione computerizzata.

Eppure nel 1997, in piena epoca di futuro cupi e opprimenti, Luc Besson ha avuto il coraggio di immaginare qualcosa di diverso. Il Quinto Elemento, con Bruce Willis nei panni di Korben Dallas e Milla Jovovich in quelli dell’enigmatica Leeloo, ha portato sugli schermi un anno 2263 che non fa paura. Un futuro che, per quanto imperfetto, conserva una vivibilità che la maggior parte dei film del genere non osa nemmeno considerare.

Nel futuro di Besson, la gente va ancora in vacanza. La nave da crociera Fhloston Paradise è una destinazione turistica di lusso dove si tengono spettacoli d’opera. Le trasmissioni radiofoniche esistono ancora, con personaggi come Ruby Rhod di Chris Tucker che intrattengono il pubblico con uno show flamboyant e sopra le righe. Esiste persino un presidente, interpretato da Tom Lister Jr, che sembra genuinamente preoccupato per il benessere dei suoi cittadini e parla come una persona normale, non come un burocrate distante.

Milla Jovovich in Il Quinto Elemento
Milla Jovovich in Il Quinto Elemento, fonte: Filmauro

L’appartamento minuscolo di Korben è un capolavoro di design funzionale. Il congelatore e la doccia emergono dal pavimento quando necessario, risparmiando spazio prezioso. Il letto sembra rifarsi da solo, come dimostra la scena in cui Cornelius rimane intrappolato nell’involucro di plastica. Persino le patenti di guida sembrano funzionare secondo un sistema diverso da quello contemporaneo.

E poi c’è la moda. Il Quinto Elemento è un tripudio di colori brillanti che contrasta nettamente con le palette grigie e marroni di tanti altri film di fantascienza. Korben indossa la sua iconica canottiera arancione senza maniche. Leeloo ha cinghie arancioni accese sopra una maglietta bianca. Questi colori vivaci si estendono persino ai dipendenti del McDonald’s e all’equipaggio della Fhloston Paradise. È una scelta stilistica che comunica ottimismo, vitalità, un futuro dove le persone non hanno smesso di esprimersi.

Gary Oldman in Il Quinto Elemento
Gary Oldman in Il Quinto Elemento, fonte: Filmauro

Questo approccio rappresenta una boccata d’aria fresca in un decennio dominato da visioni cupe. Mentre altri registi immaginavano futures in cui l’umanità aveva perso qualcosa di essenziale, Besson ha scelto di mostrare un mondo dove le persone conservano la loro umanità. Vanno ancora ai concerti. Ridono ancora. Si innamorano ancora.

Forse è proprio questo ottimismo temperato a rendere Il Quinto Elemento così memorabile. Il film non nega l’esistenza di problemi: la minaccia del male assoluto è reale, la criminalità esiste, la società ha le sue disuguaglianze. Ma riconosce anche che il progresso tecnologico e sociale può migliorare la vita quotidiana senza necessariamente portare alla distopia.

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