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Voto: 6.5/10 Titolo originale: The Bikeriders , uscita: 19-06-2024. Budget: $40,000,000. Regista: Jeff Nichols.

The Bikeriders: la recensione del film di motociclisti diretto da Jeff Nichols

19/06/2024 recensione film di Raffaele Picchio

Non sarà un'opera perfetta, ma centra pienamente i suoi obbiettivi grazie a un cast eccezionale e in forma smagliante e all’indubbia abilità del regista di saper concentrare il focus sull’anima del racconto, costruendo un sincero ed emozionante mosaico di un’epoca che non esiste o esisterà più

Austin Butler in The Bikeriders (2023) film

Jeff Nichols è uno che anche quando c’è da parlare di apocalissi sulla terra o paranoie sceglie sempre un tono intimo e “compassato”, che non si tira indietro mai davanti alle conclusioni che si pone ma che ben si disinteressa di risultare aggressivo o scomodo.

Fa strano infatti leggere il suo nome come sceneggiatore e regista di una storia di bikers che si suppone fatta di rapine, rappresaglie e scazzottate, ma pare che Jeff Nichols rincorresse l’idea di fare un film su dei motociclisti già da parecchi anni e che il foto-reportage di Danny Lyon che poi dà anche il titolo al film sia arrivato successivamente allo script che stava preparando.

The Bikeriders infatti è l’indagine pubblicata nel 1967 da Lyon sul famoso gruppo degli “Outlaws” (uno dei grandi “M” del mondo dei bikers), di cui ne ha seguito come “interno” viaggi e riti di passaggio e che oltre ad immortalarli in splendide fotografie durante i loro raduni ne ha raccolto testimonianze e storie.

The Bikeriders (2024) film posterIl regista, però, ben ci tiene a inserire tutte queste testimonianze in una storia esplicitamente di fantasia e infatti gli Outlaws qui diventano i “Vandals” e Tom Hardy ne incarna magnificamente il suo sognante e duro leader Johnny, uomo cosciente dell’imminente fine del suo sogno e che vede nel giovane cane sciolto Benny (il sempre magnifico Austin Butler, ormai lanciatissimo) l’unica speranza di portare avanti la sua legazia di “purezza” e libertà.

Peccato che Benny si trovi a metà tra le inviolabili regole del club e l’amore per la determinata Kathy (Jodie Comer). E che il suo spirito autodistruttivo e libero mal si adagia in una situazione come questa, portando a una serie di scelte e svolte inevitabili che incideranno inevitabilmente sulla vita stessa del club.

A raccontarci tutto questo è un anonimo giornalista (di cui lo stesso Jeff Nichols in primis sembra totalmente disinteressato allo sviluppo o caratterizzazione) che attraverso l’intervista a Kathy ricostruisce i destini di tutti.

Ben saldo in tutti suoi principi stilistici, Jeff Nichols piazza anche il suo The Bikeriders in una pacata zona di “grigi”, assolutamente attento a non mitizzare – ma neanche disprezzare – le azioni e i principi dei suoi personaggi.

Cosciente di tutti i modelli principali a cui può fare riferimento l’immaginario dello spettatore contemporaneo, il film sembra scegliere di piazzarsi volutamente in una “zona di sicurezza”, dove l’epica tragedia edipico-shakespeariana di Sons of Anarchy e l’inno utopico del mitologico Easy Rider vengono cautamente distillati fino ad essere solo “umori” che, più o meno esplicitamente (e, va detto, usati intelligentemente senza essere pedanti), tentano di dare carattere a una storia che purtroppo all’arrivo dei titoli di coda sembra mancare proprio in questa sua chiaramente esplicita mancanza di voglia di osare un po’ più di carattere.

In questa sua semplice struttura, tuttavia, ad emergere e farne proprio l’intera architrave del progetto The Bikeriders arriva la magnifica interpretazione del trittico di protagonisti, che assolutamente a parità di merito regala prove clamorose sentite e mai sopra le righe, con un lavoro sulla voce pazzesco e che rende il film assolutamente da gustare in lingua originale.

Anche perché, quando non ci sono loro tre in scena, a fare da “caratteristi” c’è una schiera di attori superlativi (Norman Reedus, Emory Cohen e Michael Shannon su tutti), che incarnano magnificamente l’umanità dei relativi personaggi.

The Bikeriders (2024) film tom hardyRuoli che si fanno ancora più importanti dal momento che è proprio in queste sottotrame e frammenti che l’ispirazione da “reportage” diventa esplicita e Jeff Nichols sceglie di fermarsi, non raccontare nulla e limitarsi a descrivere queste “istantanee” lasciando che The Bikeriders mostri il suo cuore riuscendo a dare il meglio di sé, dove la splendida fotografia di Adam Stone e lo sguardo soffuso – ma interessato – del regista si soffermano ad osservare tutti questi piccoli momenti “segnanti” e intimi come l’emozione negli occhi di un uomo che guarda alla tv affascinato Marlon Brando ne Il Selvaggio (cosa sembrerebbe tra l’altro vera per il vero leader degli originali Outlaws) o di sanguinose e improvvise risse che puntualmente finiscono poco dopo davanti a un fuoco, con fiumi di birra a parlare di motori e viaggi.

È proprio grazie a questi frequenti momenti che sembra letteralmente di “sfogliare” The Bikeriders, quasi fosse il reportage da cui prende ispirazione. Il tutto col suo ritmo e offrendo tutto quello che lo spettatore vuole da un prodotto simile, ma con i suoi tempi e i suoi riferimenti orgogliosamente “out of time”, tanto che si esce dalla sala quasi straniti (e dispiaciuti) di trovarsi nel 2024.

E sensazioni simili, ora come ora, mica sono roba da poco.

Di seguito trovate il trailer italiano di The Bikeriders, nei nostri cinema dal 19 giugno:

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