Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Tolkien | La recensione del biopic con Nicholas Hoult sull’autore de Il Signore degli Anelli

6/10 su 730 voti. Titolo originale: Tolkien , uscita: 03-05-2019. Budget: $20,000,000. Regista: Dome Karukoski.

Tolkien | La recensione del biopic con Nicholas Hoult sull’autore de Il Signore degli Anelli

22/08/2019 recensione film di William Maga

Dome Karukoski racconta gli anni della giovinezza dello scrittore britannico non andando oltre il semplice compitino, aiutato tuttavia da interpretazioni convincenti

nicholas hoult Tolkien (2019) film

Tolkien rappresenta il classico biopic ordinario, che prende una figura di alto profilo e potenzialmente appetibile per il grande pubblico, ma si dimentica di mettere ciccia sulle ossa della sua intuizione. Più vicino alla drammatizzazione di una voce dell’Enciclopedia Britannica che a un film canonico, Tolkien fornisce allo spettatore alcuni dettagli più o meno conosciuti sulla vita dell’autore fantasy britannico e cerca di esplorare le sue iniziali motivazioni e le influenze, ma perde di vista il personaggio nel procedimento. Gli eredi dell’autore hanno preso subito le distanze dalla produzione, ma tale mossa a posteriori sembra in gran parte superflua, poiché l’irregolare opera diretta da Dome Karukoski (Tom of Finland) non è destinata certo a lasciare un’impressione duratura.

tolkien film 2019 posterUno dei problemi principali è immediatamente evidente: la cronologia torturata. Il “presente” è la Battaglia della Somme del 1916, dove un adulto John Ronald Reuel Tolkien (Nicholas Hoult), gravato dalla ‘malattia della trincea’, è alla ricerca di un amico perduto. Mentre si aggira sopraffatto nel fosco paesaggio infernale che il film suggerisce avrebbe ispirato le lande di Mordor, soffre di allucinazioni in cui appaiono Smaug e Sauron, mentre ricorda alcuni momenti chiave della sua vita fin lì. Si tratta in sostanza di un modo pigro e ben poco ispirato di raccontare una storia e, sebbene troppo diretto per creare confusione nello spettatore (pure col ricorso a occasionali flashback improvvisi), ci allontana dal personaggio. Sappiamo bene che sopravviverà alla prima guerra mondiale, scriverà Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli e morirà ultraottantenne. Cos’altro è importante? I film biografici di spessore spingono a preoccuparci e provare dei sentimenti per i protagonisti; Tolkien non esattamente.

Un giudizio forse eccessivamente duro, certo. Il film non è migliore o peggiore di dozzine di altri titoli con obiettivi simili. Non è molto diverso da Vi presento Christopher Robin di Simon Curtis del 2017. Sebbene Tolkien complessivamente fallisca nel colpire a fondo, può comunque contare su alcune belle sequenze che funzionano in gran parte grazie alla buona recitazione e una chimica superiore. La prima è un lungo tête-a-tête tra J. R. R. Tolkien e la sua migliore amica / aspirante fidanzata, Edith (Lily Collins), in cui discutono di linguaggio e della musicalità delle parole (in particolare di “cellar door”). Più avanti, il futuro scrittore fa una passeggiata nel bosco assieme al suo insegnante / mentore di linguistica, il professor Wright (Derek Jacobi), apprendendo l’importanza della parola “oak / quercia”. Quelle scene, sebbene di fatto storicamente dubbie, riescono a costruire relazioni credibili e genuine. Il film infatti prende vita quando il protagonista interagisce con Edith o Wright. Purtroppo, questa alchimia non si ripercuote sul resto del lungometraggio. La “compagnia” del T.C.B.S. (Tea Club Barrovian Society) porta con sé un’aria di artificialità, specialmente quando occupa un posto stranamente importante verso la fine del film. Effettivamente, la storia ci tramanda che J. R. R. Tolkien passò del tempo in gioventù in compagnia di altri tre studenti – Geoffrey Smith (Anthony Boyle), Christopher Wiseman (Tom Glynn-Carney) e Robert Gilson (Patrick Gibson) – ma le loro interazioni furono quasi certamente differenti da quanto si vede in Tolkien.

tolkien film 2019 nicholas houltSoprattutto, è un’impresa difficile, se non impossibile, affrontare la vita dell’autore senza inserirvici in qualche modo i quattro libri che hanno costituito i cardini della sua fama, ovvero Lo Hobbit, La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re. La durata del film – costato 20 milioni di dollari – consente solamente una breve menzione diretta al primo, con Tolkien che termina con Nicholas Hoult che scrive la famosissima prima frase di Lo Hobbit: “In una caverna sotto terra viveva uno hobbit / In a hole in the ground there lived a hobbit”. Al fine di inserire alcune immagini rimandanti a Il Signore degli Anelli, Dome Karukoski trasforma poi la tremenda Battaglia della Somme in una sorta di parco giochi per allucinazioni e visioni oscure, ma la sua interpretazione di Sauron assomiglia più al Galactus dei fumetti Marvel che alla figura minacciosa portata sul grande schermo da Peter Jackson. Da un punto di vista puramente visivo, meglio va al drago Smaug, ma entrambi i “cameo” perdono ampiamente nel confronto. Forse i filmmaker avrebbero dovuto dare uno sguardo più attento al biopic di Robert E. Howard del 1997 Il Mondo Intero per capire come garantire al pubblico una finestra sull’immaginazione fantasy di un autore senza ricorrere a una imbarazzante CGI.

In definitiva, il problema fondamentale di Tolkien non è tanto che si tratti di un brutto film in se, quanto che il soggetto trattato avrebbe meritato qualcosa di meglio che l’ “ordinario” e il “pedestre”. Interpretazioni forti e dettagli solidi del periodo storico non possono compensare le carenze della sceneggiatura scritta da David Gleeson e Stephen Beresford. J. R. R. Tolkien va annoverato tra gli esponenti della letteratura fantasy moderna più importanti, ma il film che porta il suo nome molto probabilmente non resisterà alla prova del tempo.

Di seguito il secondo trailer in versione italiana e internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di Tolkien, nei nostri cinema dal 26 settembre:

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