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Warner Bros. investe 30 milioni negli Oscar 2026: sfida interna tra i due favoriti

12/02/2026 news di Stella Delmattino

Lo studio ha supportato pesantemente Una battaglia dopo l'altra e I Peccatori

warner peccatori vs una battaglia

Warner Bros. sta vivendo una stagione degli Oscar che molti studios sognano e che gli uffici stampa, forse, temono in silenzio. La major sostiene infatti i due candidati più forti al premio per il Miglior Film: l’epopea action di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, e il dramma vampiresco di Ryan Coogler, I Peccatori.

Un doppio fronte che rappresenta una straordinaria abbondanza… ma anche un delicato equilibrio. Come si promuovono due film con la stessa intensità senza dare l’impressione di aver già scelto il proprio favorito?

Nella stagione dei premi, la percezione conta quasi quanto lo slancio. Gli elettori dell’Academy non amano sentirsi “indirizzati”, e qualsiasi sospetto di favoritismo può generare malumori o, peggio, reazioni di rigetto. Per questo Warner Bros ha dovuto garantire campagne perfettamente speculari: stessi budget, stessa visibilità, stesso sostegno pubblico, stesso peso nelle comunicazioni ufficiali. In un contesto in cui le campagne Oscar funzionano come vere operazioni strategiche — tra pagine pubblicitarie “For Your Consideration” sulle riviste di settore, cartelloni nelle zone chiave di Los Angeles, screening riservati con sessioni di domande e risposte, eventi esclusivi e presenza costante sui media specializzati — ogni dettaglio assume un valore simbolico.

Ogni invito a una proiezione, ogni ordine di apparizione nei comunicati stampa, ogni dichiarazione di un dirigente viene passato al setaccio da agenti, uffici stampa e osservatori di settore, tutti pronti a leggere tra le righe per capire se, dietro l’equilibrio formale, si nasconda un favorito non dichiarato.

Per gran parte della stagione, la corsa sembrava già decisa. Una battaglia dopo l’altra ha dominato i premi della critica, conquistando 35 riconoscimenti tra associazioni e sindacati, replicando un’impresa riuscita solo a pochi titoli storici come Schindler’s List, L.A. Confidential e The Social Network.

Poi è arrivato il giorno delle nomination: I Peccatori ha ottenuto 16 candidature, record assoluto nella storia degli Academy Awards, ribaltando completamente gli equilibri. Quella che sembrava un’incoronazione annunciata si è trasformata in un duello serrato, con la possibilità di una vittoria storica.

Situazioni simili sono rare. L’ultimo caso comparabile risale al 2017, quando Searchlight Pictures promosse contemporaneamente Tre manifesti a Ebbing, Missouri e il vincitore La forma dell’acqua. Prima ancora bisogna tornare al 1974, quando Paramount Pictures guidò sia Il Padrino Parte II sia Chinatown.

La differenza rispetto al passato? I costi. Le campagne moderne assomigliano a campagne elettorali, con budget multimilionari e un’attenzione mediatica costante. Come riporta Variety, secondo fonti vicine alla produzione, Warner Bros avrebbe investito tra i 14 e i 16 milioni di dollari per ciascun film, per un totale di circa 30 milioni.

Budget allineati, calendari equilibrati, visibilità distribuita con attenzione maniacale: anche l’ordine di citazione nei materiali stampa può diventare oggetto di discussione.

Il tutto avviene in un momento di grande incertezza per lo studio, tra voci di cessione e ristrutturazioni industriali. Questa stagione da record — con il pareggio del primato storico di nomination in un solo anno — è diventata anche un simbolo interno di orgoglio e coesione.

Come ha sintetizzato un dirigente: “È come organizzarsi la miglior festa d’addio possibile.”

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