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Guillermo del Toro torna alle origini: il suo prossimo film potrebbe raccontare il dramma che gli ha cambiato la vita

09/10/2026 news di Stella Delmattino

Il regista messicano ha rivelato di voler raccontare un sequestro attraverso tre punti di vista. Il progetto potrebbe richiamare il dramma vissuto dalla sua famiglia negli anni Novanta, quando intervenne anche James Cameron.

guillermo del toro intervista 2026

Guillermo del Toro potrebbe tornare a girare in Messico e in lingua spagnola, vent’anni dopo Il labirinto del fauno. Ma il progetto che ha in mente rappresenterebbe anche un’altra svolta nella sua carriera: un dramma realistico incentrato su un rapimento, lontano dalle creature fantastiche e dai mondi soprannaturali che hanno reso riconoscibile il suo cinema.

A rivelarlo è stato lo stesso regista in una nuova intervista al Los Angeles Times, realizzata in occasione del ventesimo anniversario di Il labirinto del fauno, tornato nelle sale americane con un restauro in 4K e una versione tridimensionale supervisionata personalmente dal cineasta.

Parlando del desiderio di realizzare un nuovo film nel proprio Paese, del Toro ha anticipato:

«Ho un’idea che mi piacerebbe molto girare, ma voglio farne un dramma. Non voglio realizzare un film fantastico. Ho una grande storia che vorrei portare sullo schermo un giorno. È una scena di rapimento raccontata da tre punti di vista: quello della vittima, quello delle persone che effettuano il sequestro e un terzo elemento che non rivelerò».

Il regista non ha fornito ulteriori dettagli sulla trama né indicato quando potrebbe concretizzarsi il progetto. Tuttavia, il riferimento a un sequestro richiama inevitabilmente un episodio traumatico della sua vita: il rapimento del padre Federico, avvenuto a Guadalajara nel 1997.

All’epoca, del Toro stava attraversando una fase particolarmente difficile della propria carriera, impegnato nella realizzazione di Mimic. Suo padre venne sequestrato e rimase prigioniero per 72 giorni, mentre la famiglia cercava di negoziarne la liberazione.

In quella vicenda ebbe un ruolo importante anche James Cameron, amico del regista messicano, che contribuì a organizzare l’intervento di un negoziatore professionista. La liberazione di Federico avvenne dopo il pagamento di un riscatto, ma l’esperienza segnò profondamente del Toro, che successivamente si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti.

Non è dunque difficile immaginare perché una storia costruita intorno alle prospettive della vittima e dei sequestratori possa avere per lui un significato particolare. Non esiste però, al momento, alcuna conferma che il nuovo film sia direttamente autobiografico o che racconti il rapimento del padre. Il collegamento resta un’ipotesi suggerita dalla sua esperienza personale e dall’argomento scelto.

L’eventuale ritorno al cinema in lingua spagnola avrebbe comunque un valore significativo. Nel corso dell’intervista, del Toro ha ricordato quanto fosse stato importante difendere la lingua originale di Il labirinto del fauno, nonostante le pressioni di chi avrebbe voluto una produzione in inglese. Per il regista, la credibilità del confronto tra realtà e fantasia dipendeva anche dall’autenticità linguistica e geografica dell’ambientazione.

Quella convinzione potrebbe ora accompagnarlo verso un racconto molto diverso, nel quale l’orrore non nascerebbe da mostri immaginari, ma da una violenza realmente possibile. Del resto, la sua filmografia ha spesso mostrato come la crudeltà umana possa risultare più spaventosa di qualsiasi creatura soprannaturale, da La spina del diavolo a Il labirinto del fauno.

Per il momento si tratta soltanto di un’idea che del Toro vorrebbe sviluppare. Non sono stati annunciati cast, finanziamenti o date di produzione. Ma la prospettiva di vederlo affrontare un dramma criminale ambientato in Messico, forse legato a una delle esperienze più dolorose della sua famiglia, apre una possibilità inedita nella carriera del regista.

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