Questa serie fantasy tratta dai romanzi di Philip Pullman è migliore perfino di Harry Potter
02/10/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie HBO di 23 episodi tratta dai romanzi di Philip Pullman. Un capolavoro fantasy sottovalutato con Dafne Keen.

Ci sono opere che nascono nel momento sbagliato, schiacciate dal peso delle aspettative o dall’ombra di altri colossi. His Dark Materials è una di queste: una serie fantasy completa, coraggiosa, narrativamente ambiziosa, che HBO ha portato a termine con tre stagioni per un totale di 23 episodi. Eppure, mentre milioni di spettatori continuavano a dibattere sui finali controversi di Game of Thrones o a rivisitare per l’ennesima volta l’universo di Harry Potter, questa gemma oscura è scivolata via quasi inosservata dai radar del grande pubblico.
Un peccato imperdonabile, considerando che stiamo parlando di un adattamento fedele della trilogia di Philip Pullman, uno dei cicli letterari fantasy più densi, filosoficamente complessi e visivamente ricchi degli ultimi decenni. Dove il film del 2007, The Golden Compass con Nicole Kidman e Daniel Craig, aveva clamorosamente fallito nel catturare l’essenza sovversiva dei romanzi, la serie televisiva ha avuto il tempo, lo spazio e il coraggio di esplorare ogni angolo di quel multiverso straordinario.
La storia segue Lyra Belacqua, interpretata con intensità magnetica da Dafne Keen, che molti ricorderanno come la feroce Laura di Logan. Lyra è un’orfana cresciuta tra le aule polverose e i corridoi gotici del Jordan College a Oxford, affidata alle cure dell’istituzione da un uomo che si presenta come suo zio, Lord Asriel, a cui James McAvoy dona tutta la sua consueta carica carismatica e ambigua.
Ma questo non è il nostro mondo. O meglio, lo è, ma con una differenza fondamentale che ridefinisce il concetto stesso di umanità: ogni persona è accompagnata da un daemon, una manifestazione fisica della propria anima sotto forma di animale. Nei bambini il daemon può cambiare forma a piacimento, riflettendo la fluidità dell’identità giovanile. Negli adulti si stabilizza in una forma definitiva, cristallizzando chi sei diventato. È un espediente narrativo geniale che trasforma ogni interazione in un balletto di psicologie visibili, dove mentire diventa quasi impossibile quando la tua anima cammina al tuo fianco.
Quello che distingue His Dark Materials dalla maggior parte del fantasy contemporaneo è la sua volontà di affrontare temi scomodi. Non si tratta solo di battaglie tra bene e male, ma di una riflessione spietata su potere, libero arbitrio, fede istituzionalizzata e il diritto di conoscere la verità. Il Magisterium, l’organizzazione religiosa che governa il mondo di Lyra, non è un nemico monodimensionale: è un apparato complesso, dogmatico, che crede sinceramente di agire per il bene dell’umanità anche mentre commette atrocità in nome del controllo spirituale.
Visivamente, His Dark Materials è uno spettacolo. I daemon sono realizzati con una CGI che bilancia realismo e espressività, mai solo ornamenti estetici ma veri e propri personaggi. Gli orsi corazzati di Svalbard, creature senzienti che forgiano le proprie armature e vivono secondo un codice d’onore ferreo, sono resi con una presenza fisica impressionante. E quando la narrazione si apre ai mondi paralleli, la produzione non lesina nel differenziare ogni realtà con palette cromatiche, architetture e atmosfere distintive.
Forse His Dark Materials non ha trovato il suo pubblico di massa perché richiede pazienza. Non offre gratificazioni immediate o spettacolarizzazioni facili. Costruisce lentamente un mosaico narrativo dove ogni dettaglio conta, dove concetti astratti come la Polvere, una particella elementare legata alla coscienza, vengono esplorati con serietà scientifica e filosofica. È fantasy intellettuale, che ti chiede di pensare mentre ti intrattiene.
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