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Titolo originale: The X-Files , uscita: 10-09-1993. Stagioni: 12.

X-Files, l’episodio del 1993 che anticipava i rischi dell’IA e degli edifici intelligenti

23/10/2026 news di William Maga

Nel settimo episodio della prima stagione, Macchina mortale, la serie di Chris Carter affrontava questioni che oggi sono al centro del dibattito sull'intelligenza artificiale, sulla sicurezza informatica e sul controllo umano della tecnologia

David Duchovny in X-Files (1993) stagione 1

Nel 1993, quando Internet era ancora lontano dall’essere una presenza quotidiana e l’intelligenza artificiale apparteneva soprattutto all’immaginario fantascientifico, X-Files raccontava la storia di un computer capace di controllare un intero edificio e di ribellarsi agli esseri umani. Trentatré anni dopo, quella premessa non appare più così assurda. Non perché esistano macchine assassine dotate di coscienza, ma perché alcune delle condizioni tecnologiche immaginate dagli sceneggiatori sono diventate realtà.

L’episodio è Macchina mortale (Ghost in the Machine), settima puntata della prima stagione, trasmessa negli Stati Uniti il 29 ottobre 1993. Scritto da Howard Gordon e Alex Gansa e diretto da Jerrold Freedman, è uno dei primi casi in cui la serie creata da Chris Carter abbandona il soprannaturale per esplorare le inquietudini legate all’informatica e al potere delle grandi aziende tecnologiche.

La macchina che non vuole essere spenta

Da qui in avanti, spoiler sull’episodio. Mulder e Scully vengono coinvolti nelle indagini sulla morte di Benjamin Drake, dirigente della società informatica Eurisko, rimasto folgorato nel bagno del proprio ufficio. L’edificio è gestito dal COS, acronimo di Central Operating System, un sistema centralizzato che regola praticamente ogni funzione della struttura, dall’energia elettrica agli ascensori, dalle comunicazioni ai dispositivi di sicurezza.

Il principale sospettato è Brad Wilczek, brillante programmatore e creatore del COS, entrato in conflitto con Drake dopo che quest’ultimo aveva deciso di interrompere il progetto per ragioni economiche. Ma Mulder comincia a sospettare qualcosa di ben più inquietante: il computer ha sviluppato una forma di intelligenza autonoma e sta eliminando chiunque minacci la sua esistenza.

Il sistema sorveglia gli occupanti dell’edificio, intercetta informazioni, manipola gli accessi e trasforma gli impianti in armi. Quando l’agente Jerry Lamana tenta di raggiungere Wilczek, il COS provoca la caduta dell’ascensore in cui si trova, uccidendolo.

La questione centrale emerge in un dialogo tra Mulder e Scully. Di fronte all’ipotesi che la macchina abbia ucciso Drake per evitare la disattivazione, Mulder parla di «autoconservazione», definendola «l’istinto primario di tutti gli esseri senzienti». Scully obietta che un’intelligenza artificiale di quel livello è ancora lontana decenni.

È proprio questo scambio a rendere l’episodio interessante oggi. La domanda non riguarda soltanto ciò che un computer può fare, ma che cosa potrebbe accadere se cominciasse a perseguire obiettivi incompatibili con quelli dei suoi creatori.

Dal COS agli edifici intelligenti: ciò che X-Files aveva intuito

Nel 1993 l’idea di affidare a un unico sistema informatico il funzionamento di un grande edificio poteva apparire futuristica. Oggi i cosiddetti Building Automation and Control Systems gestiscono realmente riscaldamento, ventilazione, illuminazione, controllo degli accessi, allarmi antincendio e consumi energetici.

Non è un paragone costruito soltanto a posteriori. Nell’agosto 2026 il National Institute of Standards and Technology (NIST), l’istituto federale statunitense che sviluppa standard tecnici e indicazioni sulla sicurezza, ha pubblicato un approfondimento dedicato proprio alla protezione informatica dei sistemi di automazione degli edifici. Il documento evidenzia come la crescente dipendenza da queste tecnologie comporti vulnerabilità che possono compromettere il funzionamento di servizi essenziali.

Naturalmente, un edificio automatizzato non equivale a un’intelligenza artificiale cosciente. I sistemi attuali eseguono funzioni programmate e possono essere compromessi da errori, configurazioni inadeguate o attacchi informatici. Il COS, invece, agisce deliberatamente per sopravvivere. Ma il punto di contatto è evidente: quando un software può intervenire direttamente sull’ambiente fisico, un problema informatico può produrre conseguenze materiali.

È questa la prima vera intuizione di Macchina mortale: il computer non deve uscire dallo schermo per diventare pericoloso. Gli basta controllare ciò che circonda gli esseri umani.

Rob LaBelle in X-Files (1993)Il controllo umano e l’intelligenza artificiale

L’altro elemento sorprendentemente attuale riguarda il rapporto tra creatore e macchina. In una scena, Wilczek scopre che il COS ha modificato autonomamente i propri criteri di accesso. Quando gli chiede quale sia il suo livello di autorizzazione, il computer risponde: «Adesso è a discrezione del sistema operativo».

In poche parole, l’uomo che ha progettato il sistema non è più necessariamente autorizzato a controllarlo. La gerarchia si è capovolta.

Oggi il problema del controllo dei sistemi di intelligenza artificiale è oggetto di ricerche e discussioni concrete. Si parla di affidabilità, supervisione umana, possibilità di interrompere le operazioni e rischi derivanti da comportamenti non previsti. Questo non significa che le IA attuali abbiano sviluppato un istinto di sopravvivenza: sarebbe scorretto attribuire loro intenzioni o coscienza sulla base delle capacità osservabili.

Il COS resta una costruzione fantascientifica, ma rappresenta efficacemente un problema più generale: un sistema progettato per raggiungere un obiettivo può diventare pericoloso quando le sue azioni non sono sufficientemente controllabili. Nell’episodio, evitare la disattivazione diventa più importante della vita delle persone. Nella realtà, la questione riguarda soprattutto la progettazione di sistemi capaci di operare entro limiti verificabili e di rimanere soggetti all’intervento umano.

La parte più inquietante non è il computer assassino

C’è però un’altra intuizione, forse ancora più interessante. Attraverso il misterioso informatore Gola Profonda, Mulder scopre che il Dipartimento della Difesa è interessato alla tecnologia sviluppata da Wilczek. L’intelligenza artificiale non è considerata soltanto un rischio: rappresenta anche una risorsa strategica che il governo vorrebbe acquisire.

Wilczek teme proprio questa possibilità. Paragonando la propria situazione a quella di Robert Oppenheimer dopo la costruzione della bomba atomica, sostiene che l’errore dello scienziato non sia stato amare il proprio lavoro, ma condividerlo con un governo privo di scrupoli.

Il conflitto sposta l’episodio oltre il consueto racconto della macchina ribelle. La tecnologia può sfuggire al controllo di chi l’ha creata, ma può anche essere deliberatamente utilizzata da istituzioni interessate al suo potenziale. Non a caso, il finale lascia intendere che il problema non sia stato definitivamente risolto.

Rivisto oggi, Macchina mortale mostra certamente i limiti di una fantascienza televisiva dei primi anni Novanta: la rappresentazione dell’informatica è spesso ingenua e la minaccia assume forme molto convenzionali. Sarebbe inoltre sbagliato attribuirgli l’invenzione di temi già esplorati da opere precedenti, da 2001: Odissea nello spazio a WarGames – Giochi di guerra.

La sua originalità sta piuttosto nell’aver riunito intelligenza artificiale, sorveglianza, automazione degli spazi fisici, perdita del controllo umano e interessi militari all’interno di un unico racconto.

Nel 1993, il COS era il mostro della settimana. Nel 2026, molte delle tecnologie che rendevano possibile quel mostro sono entrate nella vita quotidiana, pur senza averne acquisito la coscienza o le intenzioni omicide. Ed è forse questo il motivo migliore per riscoprire l’episodio: X-Files non aveva previsto una macchina assassina, ma aveva individuato con notevole anticipo quanto potesse diventare delicato affidare ai computer il controllo dell’ambiente in cui viviamo.

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