Per i fan di Dungeons and Dragons, questo cult action con Kurt Russell è perfetto
08/10/2026 news di Andrea Palazzolo
L'action del 1986 è il predecessore perfetto di Dungeon and Dragons con Chris Pine. Scopri le sorprendenti connessioni.

Se hai prestato attenzione negli ultimi anni, avrai notato come Dungeon and Dragons sia esploso trasformandosi in un autentico fenomeno. C’è un capolavoro sottovalutato di John Carpenter del 1986 che, se analizzato bene, emerge e dimostra di esserne collegato.
Grosso Guaio a Chinatown di Carpenter è perfetto per i fan impazienti di Dungeon and Dragons. Una volta che lo noti, non puoi ignorare il fatto che questa commedia d’azione soprannaturale condivide assolutamente il DNA narrativo con il gioco di ruolo. Il punto cruciale di questa parentela risiede nei loro eroi non convenzionali: un uomo qualunque in un mondo straordinario che dovrebbe essere precluso a persone come lui, pieno di magia, mostri bizzarri e lore complessi. Jack Burton di Kurt Russell deve sopravvivere solo attraverso determinazione e improvvisazione.
Grosso Guaio a Chinatown circonda il suo protagonista di stregoni, strane creature mitiche e guerre tra bande soprannaturali ad alto rischio, ma l’elemento più memorabile resta il dialogo tagliente e il fascino irresistibile di Burton.
Carpenter costruisce un’opera che è parodia e omaggio allo stesso tempo. Prende in giro i film di kung fu hongkonghesi e il fantasy orientale, ma lo fa con rispetto, senza mai scadere nella derisione gratuita. La contaminazione tra generi è totale: c’è l’action movie, la commedia demenziale, il fantasy mitologico, persino venature da horror gotico nei sotterranei di Chinatown. Il ritmo è indiavolato, la regia dinamica, le musiche pulsanti. Ogni scena è sovraccarica di idee visive: mostri che esplodono in gelatina verde, monaci volanti, tempeste improvvise evocate con un gesto.
Il film all’uscita fu un flop commerciale. Il pubblico non capì, la critica storte il naso. Troppo strano, troppo caotico, troppo tutto. Ma il tempo è galantuomo, soprattutto con le opere incomprese. Con gli anni, Grosso guaio a Chinatown è diventato un cult inarrestabile, rivalutato da generazioni di spettatori che ne hanno apprezzato l’originalità, l’energia pura, il divertimento senza pretese ma intelligente. È uno di quei film che guardi da bambino senza capirci molto ma rimanendo ipnotizzato, e che da adulto riscopri cogliendo ogni sfumatura ironica, ogni citazione, ogni sberleffo ai clichés.
Gli effetti speciali pratici hanno acquisito quel fascino vintage che il digitale non potrà mai replicare. I mostri di gomma, i fulmini sparati a mano, le esplosioni colorate: tutto contribuisce a creare un’atmosfera fiabesca, quasi da fumetto animato. E in effetti Carpenter dichiarò apertamente di voler realizzare un “fumettone” cinematografico, un’avventura dove tutto è possibile e nulla deve avere troppo senso logico.
Se non l’hai mai visto, preparati a un’esperienza straniante. Se lo hai amato da ragazzino, riscoprilo oggi e capirai perché continua a funzionare. Perché Jack Burton, con il suo giubbotto di pelle, i suoi stivali texani e il suo camion, resta uno degli eroi più umani e simpatici che il cinema d’avventura abbia mai partorito. Uno che non è nato pronto, ma che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, e ha deciso di affrontarlo a modo suo. Con risultati disastrosi e gloriosi insieme.
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