Alieni, misteri e un’organizzazione che controlla il governo: la serie di fantascienza che ha cambiato il genere
20/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Disney+ puoi trovare una serie tv di fantascienza che ha letteralmente dato il via alla concezione moderna di serialità.

All’inizio degli anni Novanta, precisamente nel 1993, in molti scoprirono che per incontrare un UFO bastava accendere la televisione una volta a settimana, oltre che alzare lo sguardo verso i cieli notturni. X-Files non era semplicemente una serie tv: era un appuntamento settimanale con l’impossibile, un fenomeno pop di massa che per 11 stagioni e 218 episodi totali ha tenuto incollati allo schermo milioni di spettatori in tutto il mondo, trasformando l’inspiegabile in intrattenimento mainstream.
La serie creata da Chris Carter irrompeva in un palinsesto televisivo omologato, dove ogni episodio presentava il caso della settimana risolto dai protagonisti all’interno di un minutaggio risicato, imbrigliato nel cosiddetto stand alone. I personaggi non evolvevano praticamente mai, costretti a risolvere il caso e tornarsene dietro le quinte senza memoria di quanto accaduto. Questo valeva per ogni genere, dall’A-Team a Supercar, e anche per tutte le infinite sitcom di quegli anni.
X-Files invece cambiava le carte in tavola. Pur mantenendo viva la tradizione del mostro della settimana, la serie aggiungeva un’orizzontalità che attraversava l’intera stagione e le stagioni successive, evolvendosi in quello che oggi chiamiamo serialità moderna. Chris Carter è stato tra i primi a intuire e mettere in scena un cambiamento che si è poi rivelato vincente, trasformando mere figurine in personaggi tridimensionali e portando in primo piano il realismo. Ed è interessante notare come questo movimento prenda vita proprio in un telefilm che affronta il sovrannaturale, territorio all’opposto della concretezza e del pragmatismo.

La struttura narrativa era semplicissima e ben rodata, costruita come i classici gialli di indagine. A occuparsi dei casi irrisolti e dimenticati in archivio perché collegati a fenomeni paranormali c’erano due investigatori dell’FBI appositamente malassortiti: Fox Mulder e Dana Scully. Lui, il romantico sognatore soprannominato Spooky per la sua ossessione verso gli X-Files, isolato, taciturno e con una pessima reputazione tra i colleghi. Lei, la pragmatica scienziata, medico con un curriculum cristallino, assegnata dall’FBI per controbilanciare e smontare il lavoro di Mulder e le sue scoperte spesso scomode.
Mulder credeva all’esistenza degli alieni, Scully no. Ma quello che poteva sembrare un semplice espediente narrativo si è rivelato qualcosa di molto più profondo. Carter ha capovolto il dualismo uomo-donna che generalmente prevedeva che la razionalità fosse maschile e il sentimento femminile. Dana Scully era rigorosa, inflessibile, applicava il metodo scientifico al suo lavoro con una dedizione che ha cambiato i sogni di un’intera generazione di ragazze.
I due agenti affrontavano UFO, extraterrestri, possessioni, deformazioni psicofisiche inspiegabili, scontrandosi continuamente con un misterioso ente governativo che nascondeva l’esistenza degli alieni ed era coinvolto in una serie di giochi di potere tra opposte fazioni. La teoria del complotto globale attraversava tutta la serie come un binario orizzontale, costituendo quella che i fan chiamano la mitologia di X-Files: un insieme di episodi chiave che esploravano il rapporto di vecchia data tra terrestri e non terrestri, tenuto nascosto alle popolazioni da tutti gli stati del mondo.
La serie è stata uno dei primi esempi di show televisivo capace di formulare un’idea postmoderna dell’intrattenimento seriale. Ogni episodio poteva essere un horror claustrofobico, un thriller procedurale, una riflessione esistenziale sulla fede o sulla scienza, un’indagine sulle mutazioni genetiche o sui poteri extrasensoriali.
La serie ha consacrato il successo di Chris Carter, regalandogli tre Golden Globe e facendo schizzare la popolarità della Fox. Ma soprattutto ha dimostrato che il pubblico era pronto per una televisione più matura, più complessa, più disposta a fare domande scomode senza necessariamente fornire risposte rassicuranti. La verità forse è davvero là fuori, ma il vero lascito di Mulder e Scully è averci insegnato che cercarla, nonostante tutto, vale sempre la pena.
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