Home » TV » Sci-Fi & Fantasy » Carnival Row | La recensione della serie fantasy vittoriana con Orlando Bloom e Cara Delevingne

7/10 su 72 voti. Titolo originale: Carnival Row, uscita: 29-08-2019. Stagioni: 1.

Carnival Row | La recensione della serie fantasy vittoriana con Orlando Bloom e Cara Delevingne

12/09/2019 recensione serie tv di William Maga

Ci sono gli Amazon Studios dietro alla prima stagione dello show originale che maschera temi sociali attualissimi dietro una patina di magia e steampunk

orlando e cara carnival row serie

Rycroft Philostrate (Orlando Bloom) legge un romanzo di fantascienza su un uomo che viaggia fino alla Luna e si innamora di una principessa che la abita. Una storia che Vignette Stonemoss (Cara Delevingne), una fatina di Tirnanoc, riconosce come una leggenda del suo popolo, di un naufrago che aveva raggiunto le rive del paese delle fate e si era innamorato della loro regina. Da questa unione sarebbe quindi nata una sola progenie, che tuttavia non avrebbe mai conosciuto il padre, partito perché ardentemente desideroso di tornare alla sua terra natale. Storie che, parafrasando le parole di Vignette, viaggiano attraverso il tempo e gli uomini, per ritornare secoli dopo in una forma ridefinita. Una sorta di ciclo in cui i miti vengono riscritti o reinventati per ogni generazione.

L’iconotropia è in qualche modo la base della storia di Carnival Row, serie fantasy originale in 8 episodi creata in esclusiva per Amazon Prima Video da Travis Beacham e René Echevarria. A volte poetiche, a volte rudi, le storie si intrecciano in un arazzo traboccante di colori e di azioni che si perdono nei loro stessi filamenti e, intrappolate, languiscono vicine al melodramma. Dal mito al thriller poliziesco, dall’avventura al dramma politico dei scintillanti saloni. Uno scontro frontale tra Jules Verne e Arthur Conan Doyle, tra il folklore celtico e Jane Austen. La rilettura degli archetipi che avrebbero potuto essere.

carnival row serie amazon posterLe politiche espansionistiche di Burgue, una città di proporzioni chilometriche che ricorda le metropoli europee della fine del XIX secolo (e in particolare Londra, con chiari accenni di steampunk), li ha portati nelle terre di Tirnanoc, il paese ora non troppo ‘mitico’ popolato da fate e altre creature fantastiche che si possono trovare nella tradizione celtica appunto e, naturalmente, greca. Operando in qualità di protettori, combattono contro “L’Alleanza” una guerra che perderanno umilmente. Sette anni più tardi, migliaia di rifugiati si affollano inesorabilmente per le strade di Burgue; sono Pixies (fate), Pocks (fauni) e altri esseri magici, in fuga dalle devastanti politiche operate dal “Patto” – un’alleanza tra Stati – alla ricerca di un nuovo futuro.

Nelle strade del quartiere di “Carnival Row”, l’ormai detective della polizia Rycroft ‘Philo’ Philostrate insegue un serial killer di fatine (in un truculento omaggio al vero Jack lo Squartatore che terrorizzò Whitechapel nel 1888). Questo posto è in sostanza il ghetto in cui sopravvivono le creature rifugiate, stipate tra la sporcizia e i fumi neri del carbone, vessate dalla discriminazione ostile degli umani, in balìa dell’estrema povertà morale della città. Lì muoiono sbudellate ogni giorno (letteralmente, la dose di gore e scene ai limiti dello splatter è sorprendentemente elevata) senza che nessuno se ne curi, ma anche per la fame e il ‘semplice’ abbandono. Nelle fredde foreste di Tirnanoc intanto, Vignette Stonemoss è diventata una trapper che dà la caccia a quelli della sua razza per conto di trafficanti che poi li vendono in città come servitori o impiegati di bassissimo rango. Le disperate svolte del mondo. Questi due ex amanti si trovano quindi agli antipodi dello spettro morale, anche se mantengono la loro etica in modi piuttosto confusi, come avranno modo di chiarire.

Travis Beacham e René Echevarría con Carnival Row imbastiscono un fosco ed evidente parallelismo con molte delle questioni all’ordine del giorno da mesi sui TG nazionali: immigrazione, xenofobia, povertà, eccessivo isterismo degli estremisti di destra. E, soprattutto, ancora una volta additando il modello imperialista della fine del diciannovesimo secolo delle nazioni europee, si affrontano le politiche paternalistiche nei confronti di quelle nazioni che si ritenevano povere o sottosviluppate. Tutti questi argomenti vengono smistati su tre sottotrame primarie: Philo e Vignette tra le vie del sudicio quartiere, scoperchiando l’enorme moto rivoluzionario che sta ribollendo, tra assassini seriali, mafia, streghe e bordelli; i fratelli Imogen ed Ezra Spurnrose (Tamzin Merchant e Andrew Gower), che tentanto disperatamente di emergere dal ceto medio in cui sono loro malgrado relegati, con le loro certezze circa l’ordine civile che si infrangeranno con l’arrivo del ‘Pock’ Agreus Astrayon (David Gyasi), un fauno di colore – e milionario – che si trasferisce nella casa accanto; e infine le vicende più prettamente politiche delle alte sfere, che vedono al centro il cancelliere di Burgue, Absalom Breakspear (Jared Harris), sua moglie, suo figlio bon viveur e il suo avversario politico Ritter Longerbane (Ronan Vibert). Chiari e quasi enumerati, si uniranno in un dramma corale, che si materializza sullo schermo in un fantastico universo steampunk dalle tinte grige, forti e tetre.

carnival row serie amazonCerto, i miti di cui si parlava in apertura restano lì per sostenere il peso di così tanto clamore. A volte con saggezza, a volte solo facendo uno sforzo di astrazione quasi doloroso. Perché la riscrittura dei mali di oggi poggiandosi sui racconti di Tír na nÓg e le frizioni coi mortali dalla spiritualità mediocre diventa a poco a poco un’impraticabile arrampicata non solo tra i generi, ma anche per come vengono sviluppati gli argomenti sopracitati. Il progetto, che prima di decollare con gli Amazon Studios è fluttuato nel limbo produttivo per molti anni (la prima sceneggiatura di Travis Beacham, A Killing on Carnival Row, risale al 2005 ), ha attraversato così tante revisioni che in qualche modo sembra essersi perso nell’importanza di ciascuna tematica. Ogni sceneggiatore e/o produttore ha privilegiato uno scenario, finendo per perdere di vista la storia da raccontare in mezzo a così tante denunce e confronti. Tutti gridano per emergere allo stesso tempo, tutti vengono interrotti, e noi non possiamo calibrarli a dovere. Lì perdono di intensità le macchinazioni di Piety Breakspear (una Indira Varma sempre solida), le affermazioni sulla discriminazione, le persecuzione per la fede, la razza o il colore della pelle, la ricerca del luogo in cui si può essere felici con coloro che amiamo. L’interessante idea di civiltà, lontanamente dissimili, che si uniscono, che costruiscono un nuovo mondo. Il fanatismo religioso di fronte alla laica ipocrisia.

Si tratta senza dubbio di una produzione ricca e attenta, che all’apparenza sembrerebbe addirittura il prossimo Il Trono di Spade. Come se ciò fosse possibile solamente infilando nella sceneggiautra politica, sesso (le scene di nudo non mancano) e mondi fantastici, dimenticando che la costruzione di una storia e dei personaggi che la popolano necessitano di un preciso tempo di sviluppo, che “tutti i temi caldi dell’attualità del mondo reale” non bastano se si scordano l’evoluzione e i collegamenti che possono nascere qualora si giochi la carta della pazienza. Orlando Bloom e Cara Delevingne, Jared Harris e Indira Varma, Tamzin Merchant, Andrew Gower e David Gyasi tratteggiano personaggi molto complessi e ‘carichi’, e soltanto coi rispettivi sforzi recitativi riescono a trovare una quadra tra così tanti sentimenti e sensazioni contrastanti e complessi, e anche se le trame si evolvono goffamente, alcune di esse meritano, per la loro predisposizione quasi letteraria, di essere seguite fino in fondo.

In definitiva, per essere uno dei rari prodotti totalmente originali fantasy arrivati sul piccolo schermo, questa prima stagione di Carnival Row ha più aspetti positivi che negativi, pagando probabilmente la foga di mettere sul piatto qualcosa di sostanzioso tematicamente più che visivamente (i valori produttivi, dai costumi alla ricostruzione dei set vittoriani, sono innegabili e lampanti), andando però così a ledere il mero divertimento dello spettatore che vi si approcci con intenti di svago più leggeri. Coi nuovi episodi, è pertanto probabile (?) che la saga viri su toni più rilassati, dal momento che le basi per raccontare le vicissitudini dei suoi protagonisti sono state fin troppo decisamente già gettate.

Di seguito il full trailer internazionale di Carnival Row, nel catalogo di Amazon Prime Video dal 30 agosto:

Orlando Bloom
Cara Delevingne
David Gyasi
Karla Crome
Indira Varma
Tamzin Merchant
Simon McBurney
Andrew Gower
Arty Froushan
Jared Harris
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