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8/10 su 1158 voti. Titolo originale: Love, Death & Robots , uscita: 15-03-2019. Stagioni: 2.

Love, Death & Robots – Vol. 2 | La recensione degli episodi 1-8 della serie animata Netflix

15/05/2021 recensione serie tv di Marco Tedesco

Nuovi e vecchi registi per una manciata di storie più o meno riuscite, ma capaci di trasportarci per qualche minuto in altri universi, farci talvolta riflettere e, in ogni caso, darci un'idea dei progressi del genere

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Dopo il clamoroso successo della sua prima stagione nel 2019 (la recensione), la serie antologica destinata a un pubblico maturo di stampo fanta-horror Love, Death & Robots (Love, Death + Robots) torna ora su Netflix per un ‘Volume 2’ composto da 8 cortometraggi animati indipendenti tra loro (invece dei 18 della precedente stagione, ma un ‘Volume 3’ è già stato annunciato per il 2022), che mettono in mostra – come anticipato dai trailer delle scorse settimane – giganti, pianeti lontani, servitori robotici e … Michael B. Jordan, il tutto senza lesinare in splatter, linguaggio scurrile e qualche nudità (ma i momenti davvero ‘spaventosi’ latitano un po’ stavolta, per chi lecitamente si li aspettasse).

Questi episodi – che purtroppo finiscono sempre e comunque per essere troppo brevi – parlano di un futuro che potrebbe o meno verificarsi, ma di fondo ci dicono che – mano a mano che diventerà più tecnologicamente avanzata e intelligente – la vita degli esseri umani si farà sempre meno piacevole. Senza spoilerare nulla, si può dire che questa seconda stagione di Love, Death & Robots non è affatto ‘amica’ dei ragazzini, del pianeta Terra e, naturalmente, dell’umanità più in generale (per fare un esempio, il livello di disagio medio di un corto può esser dato dal dilemma ‘Se doveste togliere la vita al vostro adorabile animaletto domestico così da impedire al nostro aspirapolvere di uccidervi, cosa fareste?).

love death and robots vol. 2 serie poster netflix 2021Attesissimi sia dagli appassionati del genere in particolare che dai fan del cinema più in generale, ciascuno degli otto segmenti è stato scritto, diretto e animato da persone e studi diversi – spaziando dal regista di Deadpool Tim Miller (anche creatore e produttore dello show insieme a Joshua Donen, David Fincher e Jennifer Miller) fino a Elliot Dear, già con lo studio di animazione londinese Blinkink – offrendo a ciascuno l’opportunità di sperimentare anche stavolta con stili e storie molto vari (qualcosa che ovviamente amiamo dei cortometraggi).

Come lecito attendersi, a livello visivo gli otto cortometraggi sono ineccepibili, animati sia in 2D che 3D con perizia tecnica e dovizia di particolari e di realismo da Axis Animation, Atoll Studio, Blur Studio, Passion Animation Studios, Unit Image e Blink Industries.

Forse non tutti sanno che Netflix per Love, Death & Robots – Vol. 2 (ma era successo anche due anni fa) ha deciso di offrire a ogni suo abbonato una sequenza di episodi ‘personalizzata’ e quindi diversa rispetto agli altri. Una scelta curiosa ma apprezzabile. Di seguito trovate una breve analisi degli otto episodi / cortometraggi, in rigoroso ordine casuale quindi.

La cabina di sopravvivenza (Life Hutch) di Alex Beaty

Trama: Dopo che la sua astronave viene danneggiata in battaglia, Terence, un pilota da combattimento (Michael B. Jordan), si schianta su un pianeta desolato. Fortunatamente, c’è un rifugio automatizzato in superficie in cui può accamparsi fino all’arrivo dei soccorsi … se riuscirà a sopravvivere così a lungo.

Già riuscire ad avere una star del calibro di Michael B. Jordan nel cast del tuo cortometraggio è un modo facile per attirare l’attenzione dei potenziali spettatori, ma il regista Alex Beaty (all’esordio in regia dopo aver lavorato nei reparti tecnici di Deadpool e Kung Fu Panda 3) fa di più con La cabina di sopravvivenza, infilandoci anche un’epica battaglia spaziale e un robot malfunzionante e imprevedibile. Purtroppo, la narrazione è davvero troppo esile e prevedibile: un pilota bloccato, una lotta per la sopravvivenza e appena 10 minuti a disposizione. Si parte e sono già arrivati i titoli di coda … È però praticamente impossibile non rimanere a bocca aperta davanti alla CGI impiegata.

love deaths robots vol 2 2021 netflix (8)Ghiaccio (Ice) di Robert Valley

Trama: In un futuro in cui molti esseri umani vengono potenziati con una forza e una resistenza straordinarie, chi è “non alterato” si sente lasciato indietro. Questo conflitto di classe porta presto a una spaccatura tra due fratelli, che mette a rischio le loro vite durante una pericolosa corsa attraverso il mare ghiacciato della loro colonia spaziale.

Chi bazzica il mondo dei cortometraggi animati riconoscerà il nome di Robert Valley come il regista dell’opera candidata all’Oscar Pear Cider and Cigarettes (2016), mentre i meno pratici forse lo ricorderanno per aver diretto l’episodio Zima Blue nel volume 1 di Love, Deaths and Robots. Parte del team della Passion Animation, Robert Valley torna sulle scene ora con Ghiaccio, un ibrido intrigante di animazione 2D mescolata con elementi in CGI, rendendo il risultato visivamente eccezionale in mezzo al mare di tecnologia 3D per lo più impiegata in questa seconda stagione. Al di là dell’adrenalina della corsa sui ghiacci, questa storia parla di coraggio e di fratellanza, e i suoi 10 minuti complessivi si stagliano come una delle poche che rimangono impresse alla fine di tutto.

Pop Squad di Jennifer Yuh Nelson

Trama: In un futuro in cui le risorse sono controllate dai ricchi, la “prole non registrata” è vietata dallo Stato. Un agente incaricato di far rispettare il controllo della popolazione deve affrontare una crisi di coscienza.

Ispirato al racconto di Paolo Bacigalupi e diretto da uno dei nomi più illustri della tornata – Jennifer Yuh Nelson (la regista di Kung Fu Panda 2 e co-regista di Kung Fu Panda 3) – Pop Squad propone un tipo di fantascienza hard-boiled mentre seguiamo un detective brizzolato attraverso una città grigia e inzuppata dalla pioggia mentre inizia a mettere in discussione la natura del suo lavoro (chi avrebbe mai pensato che uccidere bambini si sarebbe rivelato così problematico??). Optando per un approccio più realistico alla sua estetica (che ricorda quella di un videogioco), è un’opera dall’aspetto elegante e con un worldbuilding impressionante, ma – in definitiva – i suoi 15 minuti mancano di originalità e appaiono sostanzialmente come una fusione di stili e di storie già visti prima. E se da un lato è apprezzabile la morale che la vita è preziosa solo perché è fugace, dall’altro spinge un po’ troppo il pedale dell’accusa che decidere di non avere un figlio sia egoista e innaturale.

love death and robots vol. 2 serie netflix 2021L’erba alta (The Tall Grass) di Simon Otto

Trama: Quando un treno fa una fermata imprevista nel mezzo del nulla, un viaggiatore solitario viene attirato nei campi circostanti da luci eteree ed erratiche. Ma la sua curiosità può rivelarsi mortale quando scopre la fonte infernale di tale illuminazione.

Mentre la maggior parte dei corti di Love, Death & Robots – Vol. 2 sono ambientati nel futuro, The Tall Grass  ci riporta nel passato per il suo racconto (ispirato all’omonimo di Joe R. Lansdale) dalle sfumature horror. Unendoci al protagonista in un viaggio in treno a vapore attraverso le vaste pianure erbose, il cortometraggio di 8 minuti si apre con un’atmosfera pacifica e intrigante (un po’ alla Polar Express), prima di gettare gli spettatori in un’ossessionante lotta per la vita. Caratterizzato da un’estetica sbalorditiva (animazione 3D con un tocco pittorico), segna l’esordio assoluto in regia per Simon Otto dopo anni di esperienza nel campo dell’animazione in vari ruoli tecnici.

Snow nel Deserto (Snow in the Desert) di Leon Berelle, Dominique Boidin, Remi Kozyra e Maxime Luere

Trama: Su un pianeta arido e bruciato dal sole ai margini della civiltà galattica, una albino senza età di nome “Snow” è braccato da un assortimento di cacciatori di taglie. Dopo che una bellissima sconosciuta di nome Hirald gli ha salvato la vita, la donna gli rivela i suoi piani, pur continuando a celare alcuni segreti.

Già alla regia del cortometraggio di God of War, i talenti negli effetti visivi di Boidin, Bérelle, Kozyra e Luère sono chiaramente evidenti in questo cortometraggio di 15 minuti visivamente impressionante. Narrativamente, suona un po’ come il preludio a una storia più grande e con i suoi paesaggi riarsi e i bar pieni di creature aliene violente, ricorda uno Star Wars ‘per adulti’. Se potrà piacere ai fan incalliti della fantascienza, Snow nel Deserto appaga più che altro a un livello superficiale, ma in realtà non c’è molta ciccia in cui affondare i denti, mancando soprattutto di sentimento.

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Servizio Clienti Automatico (Automated Customer Service) di Meat Dept

Trama: Alcuni anziani hanno la fortuna di godersi i loro anni d’oro all’interno di comunità ricche di comfort e di soluzioni assistenziali high-tech. Perseguono il rilassamento e la realizzazione spirituale, ogni loro esigenza viene soddisfatta … finché i loro servitori robotici non decidono di doverli uccidere.

Tra i titoli più imprevedibili del mazzo, Servizio Clienti Automatico vede in cabina di regia l’eccentrico collettivo francese Meat Dept (precedentemente al lavoro in Black Holes). La rivolta delle macchine è da tempo immemore uno dei temi preferiti a Hollywood, ma qui – pur rimandando a WALL-E, Io, Robot e Terminator – ci troviamo di fronte a 1o minuti (scritti da John Scalzi, autore noto per la serie Old Man’s War) che iniettano una sana dose di assurdità al substrato sci-fi più cupo, abbinandola a una indimenticabile e ‘gommosa’ estetica 3D che resta inevitabilmente impressa.

Il Gigante Affogato (The Drowned Giant) di Tim Miller

Trama: Quando un corpo nudo lungo oltre 30 metri si spiaggia non lontano da un piccolo villaggio di pescatori, la folla si raduna velocemente per assistere allo spettacolo. Uno scienziato locale documenta la ‘resa del leviatano’ alla Natura, mentre il miracoloso accadimento si fa prima banale, e poi completamente trascurabile.

Diretto Tim Miller in persona, Il Gigante Affogato è probabilmente destinato ad essere il cortometraggio che attirerà maggiormente l’attenzione in questa seconda stagione di Love, Death & Robots. Aggiungeteci che si basa su un racconto breve di J.G. Ballard degli anni ’60 (e non su I Viaggi di Gulliver) e capirete il perché dell’affermazione. Il regista opta per un aspetto visivo il più possibile realistico, che si sposa bene con le pregnanti e filosofiche tematiche trattate, che spaziano dalla vita alla morte, passando per il significato di umanità e persino alla moralità comune. Sebbene la narrazione non sia delle più coinvolgenti (e arrivi a malapena ai 10 minuti), è tra i pochi segmenti a lasciare un certo spazio per una vera riflessione.

love-deaths-robots-vol-2-2021-netflix-2Era la notte prima di Natale (All Through the House) di Elliot Dear

Trama: La vigilia di Natale, una ragazzina e il suo fratellino sono svegli, troppo eccitati per dormire. Quando un tintinnio di campanelle annuncia l’arrivo di Santa Claus, i due scendono di soppiatto sperando di intravedere il mitico portatore di regali … ma trovano qualcosa di molto meno allegro di quanto si aspettassero.

Tra i nomi finiti a sorpresa nell’elenco dei registi di Love, Death & Robots – Volume 2, Elliot Dear si è fatto un nome dirigendo alcuni spot pubblicitari di grande successo e capaci di scaldare il cuore, ma ha alle spalle anche video musicali per John Hopkins e E4 ident, oltre a una montagna di esperienza negli effetti pratici. E proprio questo curriculum viene ora impiegato in un racconto di appena 4 minuti che strizza con successo l’occhio più all’horror che alla fantascienza. Stilisticamente simile al suo The Supporting Act per la BBC (ma difficile dire se sia stato animato attraverso lo stesso procedimento di stop-motion), resta uno dei segmenti più raccapriccianti e intriganti della stagione.

Conclusione

Nel complesso, la stagione 2 di Love, Death & Robots – Volume 2 non è brillante ed entusiasmante come la precedente, e se forse era lecito aspettarsi qualcosa di più ‘epocale’ o almeno concettualmente pregno, al di là del mero sfoggio di tecnica, questo non vuol dire che può essere skippata a cuor leggero, non solo perché ci dà comunque il polso dello stato di salute dell’animazione contemporanea (e la porta nelle case di chi magari tanto avvezzo al genere non è, oppure segue solo quel paio di studi molto famosi), ma – se non altro – perché vi toglierà poco più di un’ora delle vostre vite. Poi non venitevi a lamentare delle serie e dei film originali che Netflix ci propina a cadenza settimanale, che durano ben di più e offrono generalmente ben meno spunti e varietà. Siete avvisati.

Di seguito trovate  il red band trailer internazionale di Love, Death & Robots – Volume 2, nel catalogo di Netflix dal 14 maggio: