Questa serie Netflix italiana mescola horror mistery e leggenda, tra segreti oscuri e ombre del passato
07/11/2026 news di Team Digital
Questa serie Netflix è ambientata al Lago di Resia con il campanile sommerso. Una madre scompare e i gemelli scoprono oscuri segreti di famiglia.

C’è un campanile che emerge dalle acque gelide del Lago di Resia, in Alto Adige. È tutto ciò che resta di un antico borgo, Curon Venosta, inghiottito nel 1950 per far spazio a un bacino artificiale. Ed è proprio qui, in questo scenario sospeso tra bellezza e inquietudine, che Netflix ha ambientato la sua quinta serie originale italiana: Curon.
Arrivata sulla piattaforma il 10 giugno 2020, la serie mescola horror mistery e leggenda in sette episodi diretti da Fabio Mollo e Lyda Patitucci. Il risultato è un prodotto che prova a distinguersi nel catalogo sempre più affollato delle produzioni italiane su Netflix, puntando su un’atmosfera cupa, una fotografia rarefatta e un territorio che diventa personaggio a tutti gli effetti.
La storia ruota attorno ad Anna, interpretata da Valeria Bilello, una giovane madre che decide di tornare nel piccolo villaggio del Nord Italia dove è cresciuta. Con lei ci sono i figli adolescenti, i gemelli Mauro e Daria. Il ritorno di Anna a Curon porta con sé tensioni irrisolte, ombre del passato e segreti mai svelati. E quando la donna scompare senza lasciare traccia, i due ragazzi si ritrovano catapultati in un incubo che li costringerà a fare i conti con una verità oscura.
Mauro e Daria sono adolescenti strappati dalla loro vita di sempre e gettati in un ambiente ostile. La loro ricerca disperata per ritrovare Anna diventa un viaggio iniziatico, un percorso di scoperta non solo della cittadina e dei suoi abitanti, ma soprattutto di sé stessi. Quello che emergerà metterà in discussione ogni certezza: la loro famiglia nasconde un lato oscuro che non avevano mai visto, e presto scopriranno che si può scappare dal proprio passato, ma non da ciò che si è.
Il Lago di Resia, con il suo campanile sommerso, è una delle immagini più iconiche e fotografate d’Italia. Ma è anche un luogo carico di memoria e malinconia: la costruzione del bacino artificiale causò la scomparsa dell’antico abitato, che fu poi ricostruito più a monte. Quel campanile che spunta dall’acqua è un monumento involontario, un fantasma architettonico che racconta una comunità sacrificata sull’altare del progresso.
La regia si prende il tempo di costruire un’atmosfera, di far respirare i silenzi, di usare i boschi dell’Alto Adige come scenari spettrali dove il confine tra realtà e leggenda si fa sfumato Il campanile sommerso non è solo uno sfondo pittoresco: diventa simbolo delle paure e delle insidie che giacciono in fondo all’animo umano, ma anche della bellezza e dell’innocenza che appaiono in superficie.
La serie lascia spazio a letture multiple. Si può guardare come un horror mistery puro, seguendo il filo della sparizione di Anna e cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle. Si può leggere come un racconto di formazione, concentrandosi sul percorso emotivo di Mauro e Daria. Oppure si può apprezzare come un viaggio visivo in uno degli angoli più affascinanti e meno conosciuti d’Italia, un luogo dove la storia e la natura si intrecciano.
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