Una seduta spiritica, un gruppo di amiche e un segreto oscuro da rivelare: la serie horror da vedere su Netflix
14/10/2026 news di Andrea Palazzolo
La miniserie australiana su due sparizioni identiche a distanza di 27 anni, tra sedute spiritiche, trauma e segreti.

Ci sono traumi che non si dimenticano, ferite che il tempo non può rimarginare. Playing Gracie Darling, la serie thriller australiana sbarcata su Netflix, lo sa bene. In sei episodi densi e stratificati, la creatrice Miranda Nation e il regista Jonathan Brough costruiscono un puzzle psicologico in cui passato e presente si intrecciano come radici sotterranee, dove il soprannaturale è solo la superficie di qualcosa di molto più oscuro e terribilmente umano.
La storia parte da un evento che ha segnato per sempre la vita di Joni Gray: la scomparsa della sua migliore amica Gracie Darling durante una seduta spiritica finita male, 27 anni prima. Joni aveva 14 anni. Oggi è una psicologa infantile affermata, una donna che ha costruito la propria vita professionale proprio attorno a quel vuoto, cercando forse di salvare altri bambini per espiare una colpa che non le appartiene. Ma il passato, si sa, non resta mai sepolto a lungo.
Quando un poliziotto locale la contatta per informarla che un’altra ragazza della famiglia Darling è scomparsa in circostanze inquietantemente simili, Joni si trova di fronte a una scelta: ignorare la chiamata e continuare a vivere con i suoi fantasmi, oppure tornare nel paese della sua infanzia e affrontare finalmente ciò che ha trascorso una vita intera a evitare. Naturalmente, sceglie la seconda opzione. E il suo ritorno scatena reazioni viscerali nella piccola comunità rurale, dove i sospetti e i segreti si tramandano di generazione in generazione come proprietà di famiglia.
Quello che rende Playing Gracie Darling più di un semplice thriller soprannaturale è la sua capacità di usare il genere come metafora. Le apparizioni spettrali, le visioni inquietanti, i rituali occulti sono tutti elementi presenti, ma funzionano come amplificatori di dinamiche psicologiche e traumi irrisolti. La serie pone domande scomode: quanto siamo disposti a credere nell’inspiegabile pur di non affrontare responsabilità dolorose? Cosa succederebbe se scoprissimo che i nostri incubi peggiori non sono opera di forze soprannaturali, ma di persone in carne e ossa?
Joni utilizza le sue competenze di psicologa infantile per condurre un’indagine parallela a quella ufficiale, entrando nella testa dei bambini coinvolti, cercando di decifrare i loro silenzi e le loro paure. Ma più scava, più si rende conto che la chiave di tutto risiede proprio in quella fatidica notte di 27 anni prima, quando lei e Gracie decisero di giocare con qualcosa che non avrebbero dovuto toccare.
Playing Gracie Darling si inserisce in quel filone di thriller psicologici che negli ultimi anni ha visto produzioni come The Sinner, Mare of Easttown o la britannica The Third Day esplorare il trauma attraverso le lenti del mistero e del genere. La serie australiana regge il confronto, portando in dote una sensibilità visiva particolare e un’attenzione ai dettagli psicologici che eleva la narrazione oltre il semplice whodunit.
Playing Gracie Darling è una di quelle serie che rimangono impresse non per gli jump scare o i colpi di scena sensazionalistici, ma per la capacità di scavare nelle zone d’ombra dell’animo umano. È un viaggio nel dolore irrisolto, nella colpa che si trasmette come un virus, nei segreti che avvelenano intere comunità. E lo fa con eleganza formale, senza mai alzare troppo la voce, lasciando che siano le immagini e i silenzi a raccontare quanto le parole non possono dire.
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