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Voto: 5/10 Titolo originale: Animals , uscita: 09-10-2026. Regista: Ben Affleck.

Animals, recensione: Ben Affleck torna al crime thriller, ma dimentica la lezione di Kurosawa

09/10/2026 recensione film di Gioia Majuna

Ben Affleck dirige e interpreta il nuovo thriller Netflix con Kerry Washington, Steven Yeun e Gillian Anderson: un rapimento, una campagna elettorale e un dilemma morale che promette molto più di quanto mantenga

Ben Affleck e Kerry Washington in Animals (2026) film netflix

Un candidato sindaco, una famiglia apparentemente perfetta e un rapimento che rischia di mandare in frantumi tanto la vita privata quanto le ambizioni politiche. Sulla carta, Animals, il nuovo thriller Netflix diretto e interpretato da Ben Affleck, possiede tutti gli ingredienti per un racconto teso e moralmente ambiguo. Eppure, nonostante un cast che comprende Kerry Washington, Steven Yeun e Gillian Anderson, il film fatica a trasformare le sue premesse in qualcosa di realmente coinvolgente, soprattutto quando diventa evidente quanto debba al cinema di Akira Kurosawa.

Affleck interpreta Mark Kimball, candidato indipendente alla carica di sindaco di Los Angeles. Ex militare e uomo dalle molteplici esperienze professionali, Mark ha costruito la propria campagna su promesse di trasparenza, uguaglianza e rinnovamento. Ma dietro l’immagine pubblica si nasconde una situazione precaria: i sondaggi lo danno in svantaggio, le spese elettorali hanno prosciugato le sue risorse e persino la casa di famiglia è stata ipotecata per finanziare la corsa al municipio.

Anche il matrimonio con Abigail (Kerry Washington), psicologa e madre di suo figlio Denny, è tutt’altro che solido. Quando, durante la notte di Halloween, il bambino viene apparentemente rapito e i sequestratori chiedono sette milioni di dollari, Mark scopre che la sua ricchezza non è più sufficiente a garantirgli una soluzione. Il responsabile della campagna, Sam (Steven Yeun), propone allora di rivolgersi a Dayle Burton (Gillian Anderson), una misteriosa consulente specializzata nel risolvere crisi compromettenti per personaggi pubblici.

La struttura narrativa richiama immediatamente Anatomia di un rapimento (High and Low, 1963) di Kurosawa, già reinterpretato da Spike Lee nel recente Highest 2 Lowest. Il punto di contatto non è soltanto il sequestro, ma soprattutto il dilemma che ne deriva: quanto vale una vita umana quando salvarla significa sacrificare il proprio privilegio? Affleck trasferisce la questione nella politica americana contemporanea, intrecciandola con le contraddizioni di un candidato che predica solidarietà e inclusione, ma protegge anzitutto i propri interessi.

È qui che Animals avrebbe potuto trovare una propria identità. La campagna elettorale offre infatti un terreno ideale per esplorare la distanza tra convinzioni dichiarate e comportamenti reali. Mark parla spagnolo con gli elettori latinoamericani e difende pubblicamente gli immigrati, ma evita di assumere il compagno senza documenti della collaboratrice domestica Cecilia (Adriana Paz), temendo ripercussioni sulla propria immagine. La crisi familiare dovrebbe costringerlo a confrontarsi con quelle stesse disuguaglianze che, fino a quel momento, aveva potuto osservare da una posizione privilegiata.

ben affleck film animals netflixIl problema è che la sceneggiatura di Affleck, Billy Ray e Connor O. McIntyre introduce questioni che raramente approfondisce. Le tensioni razziali e sociali restano sullo sfondo, mentre il matrimonio in crisi e i segreti dei protagonisti occupano uno spazio sproporzionato rispetto al loro peso drammatico. Le conversazioni si moltiplicano, i personaggi discutono continuamente delle conseguenze delle proprie scelte, ma il racconto sembra incapace di tradurre questi conflitti in autentica suspense.

Neppure la regia riesce a compensare tale debolezza. Affleck aveva dimostrato con Gone Baby Gone e The Town di saper intrecciare tensione criminale, psicologia dei personaggi e geografia urbana. Qui, nonostante la fotografia di Robert Elswit, Los Angeles rimane sorprendentemente anonima. Gran parte dell’azione si svolge negli interni della lussuosa abitazione dei Kimball, mentre gli spazi cittadini, potenzialmente decisivi per raccontare le divisioni sociali, vengono utilizzati soprattutto come scenari funzionali.

Qualche intuizione emerge, come il lungo movimento di macchina che accompagna il caos successivo alla notizia del rapimento, ma la messinscena rimane generalmente piatta. Persino le sequenze più movimentate soffrono di una costruzione poco incisiva, mentre il finale accumula svolte e soluzioni difficili da accettare, indebolendo ulteriormente le implicazioni morali della vicenda.

Sul fronte interpretativo, Affleck è convincente nel restituire l’ambiguità di un uomo che vorrebbe apparire sincero senza rinunciare al controllo della propria immagine. Kerry Washington, invece, fatica a rendere Abigail qualcosa di più di una figura costantemente esasperata, mentre Steven Yeun rimane confinato nel ruolo del consigliere pragmatico.

A distinguersi è Gillian Anderson, che trasforma Dayle Burton in una presenza glaciale, elegantissima e deliberatamente sopra le righe. Il suo personaggio, con il completo bianco e la disinvoltura con cui attribuisce un prezzo a qualsiasi compromesso, introduce una vena di cinismo quasi grottesco. È una delle poche occasioni in cui il film sembra consapevole del potenziale corrosivo della propria materia.

Alla fine, Animals rimane un thriller più interessato a enunciare i propri dilemmi che a metterli realmente alla prova. Dove Kurosawa costruiva un confronto spietato tra responsabilità individuale e disuguaglianza sociale, Affleck preferisce una narrazione più accomodante, nella quale anche le decisioni più discutibili finiscono per perdere le proprie conseguenze. Un’occasione mancata per un regista che, proprio nel cinema criminale, aveva trovato alcune delle sue espressioni migliori.

Su Netflix dal 9 ottobre.

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