2 novembre 2016

[esclusivo] Intervista a Nacho Vigalondo su Colossal, dai kaijū eiga al lato oscuro di Jason Sudeikis

Abbiamo fatto una chiacchierata con il regista spagnolo, approfondendo la nascita della sua ultima opera, presentata in anteprima al Festival di Sitges

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2 novembre 2016
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Sceneggiatore, attore e regista, lo spagnolo Nacho Vigalondo si è fatto notare nel panorama del cinema di fantascienza nel 2007 con Timecrimes (Los Cronocrímenes), pellicola low budget sui loop temporali molto ben realizzata, cui sono seguiti altri interessanti progetti come Extraterrestre (2011) e il segmento A Is for Apocalypse dell’antologia The ABCs of Death (2012). Nel 2014 è poi arrivato il vero e proprio salto internazionale con il thriller 2.0 Open Windows, interamente girato in lingua inglese, che ha potuto contare su due protagonisti piuttosto noti come Elijah Wood e Sasha Grey.

All’ultimo Festival di Sitges abbiamo incontrato Vigalondo, arrivato per presentare la sua ultima fatica, Colossal (QUI la nostra recensione), monster movie indipendente e ‘anomalo’ con Anne Hathaway e Jason Sudeikis.

vigalondo colossal 4Partiamo dal tuo approccio piuttosto singolare al genere del kaijū eiga, i film di mostri: nonostante le apparenze, Colossal non sembra rientrare molto in questa categoria

In realtà io penso che alla fine sia un film di mostri. Quando gioco con questi generi mi piace fare qualcosa di diverso, ma non voglio tradire lo spirito di quei film. Voglio essere divertente e intrattenere secondo il significato originario di queste pellicole. Per me, Colossal deve funzionare come un monster movie, anche se i meccanismi sono diversi.

Quindi sei un film dei film con i mostri giapponesi

Certo. Probabilmente ho visto gli stessi film che hai visto anche tu crescendo, provando questa grande fascinazione nei confronti della grande e irrazionale distruzione portata da questi animali giganteschi. Amo i kaijū eiga e questi bestioni che cercano di muoversi nelle città, non rendendosi conto che stanno uccidendo migliaia di persone. Non so bene da dove venga questa attrazione, o meglio, lo so… tutti amano i film in cui le cose vengono distrutte. E ovviamente ci sono anche dei robottoni giganti in Colossal! Anche questi arrivano dalla mia infanzia.

ColossalA parte il lato mostruoso, nel film c’è una grande componente comica, oltre che drammatica. E’ questo il motivo per cui hai scelto di affidarti alle interpretazioni di due attori come Anne Hathaway e Jason Sudeikis?

Sul set adoro essere circondato da comici. Questo perchè i comici solitamente sono persone intelligenti, quindi aver questo tipo di persone sul set è molto utile. Se puoi, cerca di avere sempre sul set persone più intelligenti di te. Il film ne può trarre beneficio non solo per le loro doti recitative, ma anche per la capacità di improvvisare delle battute non previste o proporre cose migliori di quelle scritte nel copione. Ti faccio un esempio. Una delle situazioni migliori di Colossal, che non posso rivelarti, è arrivata da Jason e non posso che esserne fiero.

Questo lato comico è presente però soprattutto nella prima parte del film. Nella seconda si fa tutto un po’ più cupo, specie il personaggio di Jason Sudeikis, per la prima volta in un ruolo così oscuro

Si è vero. Questo credo sia il primo ruolo in cui Jason mostra un lato così oscuro di se. Ho voluto io che fosse proprio scritta così. Devo dirti però che non ho scelto personalmente Jason per la parte. E’ lui ad essersi presentato e chiedere che gli fosse affidata. Quando sei un filmmaker vuoi che la tua visione venga rispettata. In questo caso Anne Hathaway e Jason Sudeikis erano l’opzione ottimale, sono stato estremamente fortunato ad averli. Non sono soltanto ottimi attori, ma adoro anche il modo in cui i loro nomi risuonano nel poster! [ride] La gente che passa, lo vede e non sa che sto per prenderli a pugni in faccia! Magari pensano che sia solo un film di mostri, oppure una commedia romantica… adoro distruggere entrambe queste aspettative!

colossal anneColossal affronta nemmeno troppo velatamente anche il problema con l’alcol della protagonista…

Mi piace che il film possa essere letto come una storia solamente divertente e curiosa, ma ovviamente sta allo spettatore la volontà di voler cercare qualcosa di più profondo. Mi piace inoltre l’idea che il film possa portare al cinema un pubblico eterogeneo.

Un’ultima curiosità: una parte di Colossal è ambientata in Corea. C’è un motivo particolare per cui hai scelto questo posto invece che un più ‘classico’ Giappone ad esempio?

Doveva essere un posto dall’altra parte del mondo rispetto agli Stati Uniti e doveva essere in Asia. Ovviamente quando stai per girare un film vai in giro a cercare le location giuste, qualcosa che vada bene per lo schermo, ma devi sempre tenere conto del budget e delle tasse. Colossal non è nemmeno stato girato negli Stati Uniti, ma in Canada, proprio per queste ragioni, sai come funziona.

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[esclusivo] Intervista a Nacho Vigalondo su Colossal, dai kaijū eiga al lato oscuro di Jason Sudeikis
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Abbiamo fatto una chiacchierata con il regista spagnolo, approfondendo la nascita della sua ultima opera, presentata in anteprima al Festival di Sitges
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