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6/10 su 4739 voti. Titolo originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald, uscita: 14-11-2018. Budget: $200,000,000. Regista: David Yates.

Recensione | Animali fantastici – I crimini di Grindelwald di David Yates

09/11/2018 di William Maga

J. K. Rowling infarcisce il secondo capitolo della serie di Newt Scamander di sottotrame e di parole, tralasciando l'azione e perdendo per strada il senso di magia

Animali Fantastici I Crimini di Grindelwald johnny depp

Dopo due anni esatti, l’attesa per Animali fantastici – I crimini di Grindelwald (Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald), il secondo dei 5 capitoli previsti che intendono espandere il miliardario universo legato a Harry Potter, è infine giunta alla fine. Diretto dall’esperto della saga David Yates (alla sesta avventura dietro alla mdp) e con l’autrice J.K. Rowling in qualità ancora una volta di unica sceneggiatrice, il film ci riporta in un mondo dei tardi anni ’20 del Novecento dove molte cose sono cambiate.

In sintesi, il timido magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne) è tenuto sotto sorveglianza e gli è severamente vietato viaggiare per il mondo, mentre Tina Goldstein (Katherine Waterston) sta cercando di risalire alla posizione del redivivo Credence Barebone (Ezra Miller), che a quanto pare si trova a Parigi. A quanto scopriamo, i due non si sono più visti dopo gli eventi di New York di sei mesi prima e non sono esattamente in idilliaci rapporti. Nel frattempo, la svampita Queenie (Alison Sudol) e il babbano / No-Mag Jacob (Dan Fogler) si ritrovati e si sono addirittura fidanzati, anche se la loro relazione procede non proprio serena.

Il pericolo numero uno Gellert Grindelwald (Johnny Depp) è invece riuscito a fuggire dalla custodia grazie a un complice e anche lui si trova nella capitale francese, anch’egli per qualche ragione sulle tracce di Credence. Newt viene così arruolato da un giovane Albus Silente (la new entry Jude Law) per trovare prima degli altri il ragazzo e, se necessario, combattere contro Grindelwald. Il perché Silente, il più potente mago della sua generazione, non lo faccia personalmente, è un mistero.

In primo luogo, in questo secondo capitolo la mancanza di un libro alla base da cui attingere – e al quale lo spettatore possa rivolgersi per allargare quanto trova compresso in 135′ sul grande schermo – comincia a farsi sentire come un macigno. Opera consapevolmente ‘di passaggio’, Animali fantastici – I crimini di Grindelwald convulsamente – e pescando a piene mani dagli X-Men e pure da Star Wars (ma si tratta di vicende archetipiche no? …. no?) – fa capire in qualche modo allo spettatore di essere intenzionato a raccontare qui i classici dilemmi legati alla scelta del lato con cui schierarsi nella poderosa guerra che si sta avvicinando inesorabile, siano essi dovuti al sangue oppure al credo personale.

La genia – e la purezza della discendenza (leggere ‘razza’) – sono sempre stati temi portanti nella poetica di J. K. Rowling, specialmente nella non-mescolanza di semplici umani e di chi è nato nella magia, ma se il primo tempo calca forte la mano su questo aspetto, la resa è davvero superficiale e debole. Oltretutto, la sceneggiatura non si preoccupa minimamente di spiegare perchè Grindelwald (aka Erik Magnus Lehnsherr aka Donald Trump aka Leader Supremo Snoke) sia così pericoloso come lo si dipinge o come mai abbia un tale ascendente su una così larga fetta della comunità di stregoni e streghe. A quanto pare è così e basta, esattamente come così e basta sono i grandi poteri di cui dispone Newt Scamander (forse ha anche lui una cicatrice ‘da prescelto’ nascosta).

La ricerca della madre perduta – e quindi delle proprie origini – è ciò che guida anche Credence (gli Obscuriali alla fine diventano ciò che sono per mancanza di amore), ma il film opta per annacquare il tutto con una parte centrale sostanzialmente stagnante e parlatissima che segue fondamentalmente la blanda storia d’amore sospesa fatta di non detti e incomprensioni tra il magizoologo e la Auror.

I forti sentimenti di Newt verso le creature fantastiche – qui infilate per lo più a forza, giusto perchè il titolo lo richiede, quando non mero espediente per suscitare qualche risatina estemporanea – sono legati a doppio filo con la sua idea di dover scegliere, lui che per principio non lo fa, sia di amare per la prima volta qualcuno che non sia “un mostro” – lasciandosi quindi il passato alle spalle – sia quando dovrà schierarsi apertamente con le forze del Bene (o del meno Male …).

Questa eccessiva foga di affastellare sottotrame che meriterebbero un respiro ben più ampio (mancano ancora tre capitoli eh …) porta ad aprire e chiudere parentesi frettolosamente, coi fili dei vari discorsi che spesso non si intrecciano come si auspicherebbe e che sostanzialmente conduce a una sequenza di situazioni che semplicemente accadono, senza la minima affezione, sorpresa o ansia.

In ogni caso, in Animali fantastici – I crimini di Grindelwald incontriamo per la prima volta, oltre che il fratello di Newt, Theseus (Callum Turner), anche Leta Lestrange (Zoë Kravitz), personaggio chiave nell’esplicitare il tema della diversità razziale assieme all’altra nuova arrivata Claudia Kim, controversa interprete umanoide del Maledictus Nagini. Tutto molto bello e importante, non fosse che il colpo di scena che coinvolge la prima rasenti il ridicolo e accentui clamorosamente l’idea di razzismo che si vorrebbe evitare (almeno per chi scrive). Non dimentichiamo poi l’anticipatissimo e chiacchieratissimo rapporto velatamente omosessuale tra Albus Silente – un Jude Law decisamente in parte – e Grindelwald – un Johnny Depp nemmeno troppo istrionico, che si limita a fare il David Bowie – , che però mai apertamente viene affrontato con pathos, lasciando incerti i motivi per cui si sia preferito non esplicitarlo.

Un altro grosso problema – come già si era avvertito col primo Animali Fantastici – è che di magico questo mondo dei maghi ha ben poco. Le ragioni non sono nemmeno così complesse e sono state in parte esplicitate in grassetto già all’inizio del terzo paragrafo. Ciò che ha reso gli adattamenti cinematografici di Harry Potter tanto avvincenti e amati sono essenzialmente due fattori: il senso di meraviglia generato dal vedere magie, mostri e stregoni sul grande schermo in quel modo per la prima vola e il fatto che i protagonisti fossero grossomodo coetanei del pubblico target a cui si rivolgevano e che per la stragrande maggioranza stava anche leggendo i libri.

Sorta quindi di alter ego dai problemi molto affini a quelli di ciascun ragazzino terrestre, nei quali ci si poteva riconoscere. Ora, Newt e Jacob non possono nemmeno avvicinarsi a queste sensazioni con la loro supposta innocenza e incredulità. In Animali fantastici – I crimini di Grindelwald poi, spesso si fa davvero fatica a capire la differenza tra il mondo magico e quello non magico. Ovvio, è palese che siamo nel regno dei maghi quando visitiamo i vari Ministeri della Magia (di Parigi, Londra e New York), ma quando siamo per le strade della capitale francese o nel cimitero di Père-Lachaise, le somiglianze sono tali da renderli indistinguibili. Non ci sono inventivi elementi di design che aiutino o suggerimenti che indichino quando siamo nell’uno o nell’altro. Forse servono gli occhiali da sole di Essi Vivono, chissà.

Verso lo scadere, David Yates si ricorda che talvolta un po’ d’azione non guasta e costruisce l’atto conclusivo, in cui prima però Grindelwald sale in cattedra radunando dal nulla i suoi ammiratori per un comizio aperto anche al pubblico non pagante. L’arena – con conseguente discorso pacato e subdolo del leader – si presta egregiamente a metafora di innocente culla per un futuro regime totalitarista oppressivo e fascista (metafora fin troppo esplicitata da un flashforward storico tanto sorprendente quanto tranquillamente evitabile), con il Ministero della Magia che spingerà suo malgrado gli indecisi a scelte drastiche grazie alla sua scarsa avvedutezza.

J. K. Rowling – pur senza esagerare in originalità – riesce qui a sfumare efficacemente la sottile linea che separa chi è davvero malvagio da chi semplicemente debole, emarginato, ingenuo o abbandonato, mostrando come anche la più pura delle persone possa passare al Lato Oscuro se messa nelle giuste condizioni e non trovando dall’altra parte un appiglio valido. Se non fosse chiaro, il messaggio d’attualità tra le righe – il cui portatore principe è Newt – è: schierati, non è più tempo di stare in disparte come se tutto questo non ti toccasse. E se non si tratta di materiale adatto ai bambini di oggi, forse si sta parlando ai bambini di un tempo cresciuti con Harry Potter. Ma infarcire la saga di politica è una scelta che pagherà?

A margine, la scrittrice infila qua e là strizzatine d’occhio che faranno la gioia dei fan di Harry Potter, ma anche alcuni dettagli non secondari che potrebbero farli infuriare, in particolare sulle bacchette magiche. J. K. Rowling sa costruire mondi fantastici in maniera egregia, ma è anche la prima a ‘dimenticarsi’ i precetti impartiti nei suoi stessi romanzi, scombinando le carte in tavola della sua mitologia. In definitiva, Animali Fantastici – I Crimini di Grindelwald spara raffiche di twist e di spiegoni, ma raramente regala tensione o senso di avventura, solo la sensazione di guardare un puzzle che prende freddamente forma scena dopo scena. Ma soprattutto, chi è Bunty (Victoria Yeates) e da dove spunta?

Di seguito trovate il final trailer italiano e quello internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di Animali Fantastici – I Crimini di Grindelwald, nei nostri cinema dal 15 novembre:

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