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Diario da Venezia 75 | Giorno 0: Che Lido in Minore!

29/08/2018 news di Giovanni Mottola

Replicata l'infelice scelta del 2017 di far aprire a un "padrino", il poco conosciuto Michele Riondino, la Mostra del Cinema. Nonostante questo, grazie a un programma di valore e ad alcuni ospiti internazionali come David Cronenberg, il Lido non sarà però "in minore"

La settantacinquesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che verrà inaugurata questa sera con la consegna del Leone d’Oro alla Carriera a Vanessa Redgrave e la seguente proiezione di Il Primo Uomo (First Man) di Damien Chazelle, coincide con il cinquantesimo anniversario delle contestazioni del 1968. Nonostante possa apparire oggi come un evento del tutto estraneo, il Festival non ne rimase invece immune, essendosi consumato al suo interno un contrasto tra la struttura esistente all’epoca, affidata alla politica e ai suoi uomini che la gestivano secondo uno statuto ancora di epoca fascista, e quei cineasti che volevano ribaltarla per passarla nelle mani degli autori stessi. Quell’edizione fu dunque l’ultima del vecchio sistema: ad essa seguì un decennio in cui non vennero consegnati premi, per privilegiare l’aspetto artistico e culturale su quello della competizione. Nata con intenzioni almeno sulla carta nobili, questa rivoluzione lasciò invece conseguenze negative, politicizzando la Mostra e impedendo un regolare svolgimento della rassegna artistica, tanto che le edizioni del 1973 e del 1978 saltarono e altre due (1974 e 1977) furono organizzate esclusivamente come costola della Biennale d’Arte. A differenza di quanto accadde al Festival di Cannes, anche’esso segnato dai moti del Maggio Francese ma già ritornato alla normalità l’anno successivo, Venezia dovette aspettare fino al 1980 perché fosse ripristinato il Concorso abituale.

Queste vicende, così come ogni altro aspetto della storia della Mostra possono ora essere approfonditi grazie a una mostra (con la minuscola) a cura del Direttore Alberto Barbera, allestita in alcuni saloni restaurati dello storico Hotel Des Bains, immortalato da Luchino Visconti in Morte a Venezia, film che nemmeno a farlo apposta sarà ripresentato quest’anno in versione restaurata nella sezione Venezia Classici.

A distanza di anni dalle vicende riportate poc’anzi una parte del mondo del cinema sembra nuovamente scosso da un clima culturale fatto, come quello di allora, di slogan e manifesti. Il riferimento è naturalmente a una certa ottusità nella quale sfocia la parte peggiore di una battaglia sacrosanta come quella contro le violenze sulle donne. Tralasciando ogni riferimento alle recenti infelici vicende che hanno riguardato la portabandiera italiana del movimento #metoo, bisogna sottolineare come si sia arrivati ad accusare di sessismo persino il Direttore Barbera, accusandolo di selezionare troppi film di autori maschi e troppo pochi di autrici femmine. Il Direttore ha saggiamente replicato che se gli fossero imposte le “quote rosa” si dimetterebbe e il Presidente della Biennale Paolo Baratta gli ha fatto eco affermando che sarebbe lui stesso a licenziarlo se nella selezione egli si facesse guidare da un criterio diverso dal valore artistico delle opere presentate. La verità, banalissima, è che tra esse solo il 20% è realizzato da donne, quindi è normale che queste proporzioni siano riproposte nella totalità dei film presentati al pubblico in occasione della rassegna ufficiale.

Poiché ci piace andare controcorrente, noi formuliamo invece al Festival di Venezia la critica opposta, cioè di aver compiuto la scelta di sostituire, per il secondo anno consecutivo, un padrino alla madrina, indubbiamente allo scopo di compiacere queste istanze femministe, ottenendo così l’effetto di negare alle donne un ruolo che non è affatto quello di ‘bella statuina’, ma di accogliente padrona di casa nell’atto di presentare al pubblico internazionale un evento che costituisce uno dei nostri maggiori fregi. Un compito per il quale la grazia tipica di una donna risulterebbe certamente più indicata. Dopo che ci ha propinato Alessandro Borghi lo scorso anno, chiunque sia tra Barbera e Baratta il responsabile della scelta di Michele Riondino come padrino per quest’anno, ci verrebbe voglia di rivolgerci a lui con le prime parole dell’invettiva ciceroniana contro Catilina: “Fino a quando abuserai della nostra pazienza?”. Salvo poi, leggendo il successivo paragrafo dello stesso brano, scoprire che i veri colpevoli del misfatto sono, allora come oggi, “tempora e mores“. A stretto giro di festival, la memoria corre infatti alla recente edizione di Cannes, dove per il medesimo ruolo è stato chiamato Edouard Baer, attore di serie televisive quasi ignoto fuor di patria. Molto simile la scelta di Riondino, attivo più che altro tra teatro e televisione ma relegato quasi sempre nelle seconde parti al cinema. Il che non fa altro che costituire un’aggravante rispetto alla scelta di rinunciare per il ruolo all’eleganza femminile, non compensata nemmeno dalla presenza di una figura maschile particolarmente rappresentativa del cinema in generale e nemmeno, a voler essere campanilisti, di quello di casa nostra. Il rischio è che una scelta di così basso profilo possa nuocere alle ambizioni del Festival e lasciare l’impressione di un suo ridimensionamento, come persino l’anagramma di Michele Riondino – “Che Lido in minore!” sembrerebbe suggerire. In realtà già la composizione della Giuria principale provvede a rimediare, con almeno tre nomi pesanti per il cinema internazionale quali il Presidente Guillermo del Toro, campione uscente con La Forma dell’acqua, e gli attori Cristoph Waltz e Naomi Watts. Anche sul programma le aspettative sono altissime, dal momento che quello della presente edizione è stato elogiato fin dal momento del suo disvelamento come il migliore degli ultimi anni, in perfetto equilibrio tra film impegnati e leggeri, film classici e di genere, film di cassetta e d’autore. Non ci addentriamo nella sua presentazione perché vi abbiamo già fornito tempo fa un dettaglio circa i film più strettamente legati ai generi di cui ci occupiamo e perché avremo tempo di dilungarci nei prossimi giorni sul resto degli avvenimenti, man mano che si svolgeranno.

Tra i tanti appuntamenti ci limitiamo soltanto a segnalare uno dei tre film italiani in concorso, il molto atteso Suspiria di Luca Guadagnino, remake dell’omonimo film del 1977 di Dario Argento e presentato qui in anteprima mondiale, e la consegna del Leone d’Oro alla Carriera a David Cronenberg, il quale si è reso disponibile per un incontro con il pubblico, che sarà certamente gettonatissimo. Sarebbe la prima volta che questo accade, ed è molto bello e sicuramente da replicare in futuro.

Sulla carta, dunque, la scelta infelice del padrino sembra già compensata in pieno.

Di seguito il trailer italiano di Il Primo Uomo:

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