Titolo originale: Masters of the Universe , uscita: 03-06-2026. Budget: $200,000,000. Regista: Travis Knight.
Masters of the Universe risolve con brillantezza il problema dei bizzarri nomi dei personaggi
07/06/2026 news di Stella Delmattino
Il nuovo film live-action introduce un dettaglio narrativo che permette di mantenere intatta una delle caratteristiche più iconiche del franchise

Tra gli elementi più iconici e allo stesso tempo più difficili da adattare di He-Man e i Dominatori dell’Universo ci sono sempre stati i nomi dei suoi personaggi.
Da He-Man a Ram-Man, passando per Fisto, Trap Jaw e Mekaneck (tenuti così anche in Italia), il celebre franchise nato negli anni ’80 ha costruito parte del proprio fascino su appellativi tanto memorabili quanto improbabili, che in un adattamento live-action moderno avrebbero potuto apparire decisamente fuori luogo.
Eppure il nuovo Masters of the Universe (la recensione) è riuscito a conservare tutti questi nomi trovando una soluzione narrativa sorprendentemente elegante.
Attenzione: da questo punto l’articolo contiene spoiler sul film.
Nel corso della storia, quando Eternia viene attaccata da Skeletor, il giovane Principe Adam viene allontanato dal suo pianeta natale per mettere al sicuro la Spada del Potere e i segreti di Grayskull.
Essendo ancora un bambino al momento della fuga, Adam conserva soltanto ricordi frammentari degli eroi che combattevano al fianco di suo padre, il re Randor.
Per questo motivo inizia a raffigurarli attraverso disegni e soprannomi inventati da lui stesso, basati sulle loro caratteristiche più evidenti.
Quando anni dopo fa ritorno su Eternia, il protagonista scopre che molti di quei guerrieri sono ancora attivi all’interno della resistenza contro Skeletor e inizia a chiamarli proprio con quei nomi nati dalla sua immaginazione infantile.
È così che personaggi come Ram-Man ricevono la loro spiegazione ufficiale all’interno del film. Adam stesso chiarisce di aver scelto quel soprannome perché il guerriero combatte utilizzando la testa come un vero e proprio ariete.
Lo stesso vale per Trap Jaw, il cui nome deriva dalla caratteristica mascella metallica, e per Mekaneck, facilmente identificabile grazie al suo collo meccanico estensibile.
Persino Fisto, uno dei personaggi più celebri del franchise, rientra nella stessa logica.
La scelta più curiosa riguarda però proprio il protagonista.
Il film rivela infatti che anche il nome He-Man è stato inventato da Adam durante l’infanzia, trasformando quello che per decenni è sembrato uno dei dettagli più ingenui della serie originale in un elemento coerente con la storia del personaggio.
Secondo quanto mostrato nel film, Adam attribuisce soprannomi praticamente a chiunque gli ruoti attorno, compresa Teela, alla quale aveva assegnato un appellativo particolarmente lusinghiero che rivela quanto fosse affascinato da lei già da bambino.
Si tratta di una soluzione semplice ma efficace, che permette al film di abbracciare completamente le proprie radici senza cercare di nascondere gli aspetti più eccentrici del materiale originale.
Invece di eliminare o modernizzare nomi che avrebbero potuto apparire ridicoli a una parte del pubblico contemporaneo, gli autori hanno scelto di integrarli nella narrazione, trasformandoli in un elemento di caratterizzazione del giovane Adam.
Un espediente che dimostra come il nuovo Masters of the Universe abbia cercato di mantenere intatto lo spirito del cartone animato originale, trovando al tempo stesso un modo intelligente per adattarlo a un pubblico moderno.
In realtà, la trovata funziona proprio perché riesce a ottenere due risultati contemporaneamente. Da una parte evita che nomi come He-Man, Fisto o Ram-Man risultino involontariamente ridicoli agli occhi di una parte del pubblico contemporaneo. Dall’altra non rinnega minimamente l’identità del franchise, anzi la abbraccia apertamente e la trasforma in un elemento fondamentale della crescita del protagonista.
Negli ultimi anni non sono mancati adattamenti che hanno preferito prendere le distanze dagli aspetti più eccentrici delle opere originali nel tentativo di renderle più realistiche o credibili. Masters of the Universe, invece, sceglie la strada opposta: riconosce quanto quei nomi possano sembrare assurdi, ma trova un modo per renderli parte integrante della storia.
Non si tratta soltanto di una battuta o di un ammiccamento ai fan storici. La scelta contribuisce infatti a rafforzare il legame tra Adam e gli eroi di Eternia, sottolineando come il futuro campione di Grayskull abbia sempre guardato a quelle figure con gli occhi di un bambino.
Persino il fatto che sia stato lui stesso a inventare il nome “He-Man” aggiunge una dimensione inedita al personaggio, trasformando un appellativo spesso considerato ingenuo in un ricordo della sua infanzia e del mondo che gli era stato sottratto.
È un dettaglio apparentemente secondario, ma che racconta molto dell’approccio adottato dal regista Travis Knight e dagli sceneggiatori nei confronti del materiale originale. Invece di nascondere gli elementi più kitsch e caratteristici del cartone animato degli anni ’80, il film li integra nella narrazione e li utilizza per costruire il proprio universo.
Una scelta che probabilmente non convincerà chi sperava in una reinvenzione più radicale del franchise, ma che dimostra una certa consapevolezza nel delicato equilibrio tra modernizzazione e rispetto della fonte originale. E, almeno sotto questo aspetto, il film riesce nell’impresa di rendere credibili perfino nomi improbabili come Ram-Man, Trap Jaw e Fisto senza perdere il sapore genuinamente avventuroso che ha reso celebre He-Man per oltre quarant’anni.
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